venerdì 12 febbraio 2010
Vediamo cosa ci esce fuori!
Sara Olivieri - Secolo xix.it 12 - 02 - 2010
Come il turismo, anche l’emergenza povertà ha un suo “tavolo” nel Comune di Sestri Levante. Un gruppo di lavoro, cioè, che riunisce periodicamente l’assessorato ai servizi sociali, gli enti laici e cattolici per condividere conoscenze, esperienze e individuare possibili soluzioni all’indigenza che avanza. Lo scopo: coordinare e tamponare i disagi di sempre e quelli emergenti, dall’urgenza in crescita di assicurare una casa, ai banchi alimentari, fino all’attenzione ai senzatetto.
Proprio i clochard e le lamentale che si trascinavano appresso - mosse nei mesi scorsi da una parte dei cittadini sestresi, infastiditi dal loro bivaccare nei giardini del centro - avevano spinto l’amministrazione comunale a intervenire. Che fare davanti alla città che pretende una Sestri da cartolina da presentare ai turisti paganti? Il tavolo delle povertà è una risposta, che mette in primo piano le vittime del disagio.
Nell’incontro di ieri mattina - che ha riunito i centri Caritas, don Rinaldo del Villaggio del ragazzo, il Forum del terzo settore, i centri di ascolto e quello di aiuto alla vita delle Madonnine del Grappa, le parrocchie e padre Marco dei frati cappuccini – l’amministrazione ha esposto i primi risultati ottenuti dagli educatori di strada, che con cautela stanno cercando di avvicinare e conoscere i clochard, per disegnare il quadro della situazione. «Stiamo stilando una mappatura delle povertà estreme – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Valentina Ghio – per capire il fenomeno. Una volta inquadrate le vicende personali dei senzatetto, si cercherà di capire come poterli aiutare. I servizi sociali, con le altre associazioni, laddove è possibile proporranno loro microprogetti di vita, come ad esempio il ricongiungimento famigliare o un lavoro».
Ma il compito è arduo, precisa Ghio, perché spesso i clochard un aiuto non lo vogliono. Al contrario, un segnale di allarme arriva da chi, sempre più spesso, rischia di perdere la casa. Sfratti, mensilità troppo care costituiscono infatti la preoccupazione principale delle famiglie con difficoltà economiche. Diverse le soluzioni proposte ieri. Innanzitutto, le attività di prevenzione allo sfratto come l’istituzione di un fondo comunale da cui attingere per aiutare le famiglie in crisi a pagare gli affitti; oltre all’accesso al fondo regionale di garanzia con il Comune che si fa garante per gli inquilini fino a 12 mensilità. Inoltre, gli aiuti per orientarsi nel mercato immobiliare e del lavoro, nuovi alloggi di inclusione sociale (che oggi a Sestri sono 5) per le permanenze temporanee e, infine, quelli per le convivenze protette. «In questo caso – spiega Ghio – si tratta di appartamenti piuttosto ampi da destinare a ragazze madri, uno, e l’altro a persone che da sole non riescono a mantenere una casa. Affiancati da una figura di riferimento, potrebbero temporaneamente condividere lo spazio di un alloggio». Infine il banco alimentare: un unico locale, fornito dal Comune, dove i volontari possano distribuire cibo e vestiario così da rendere più efficiente un servizio ora frammentato.
Le proposte e la volontà di collaborare non mancano.
Restano da racimolare risorse economiche per mettere in campo le soluzioni previste: entro il 18 marzo, quando il tavolo delle povertà si riunirà di nuovo.
venerdì 6 novembre 2009
Mensa dei poveri Sestri Levante
Le 11,45 di ieri, davanti ai cancelli della chiesa dei Cappuccini in viale Tappani. «Io sono una badante - dice una donna ecuadoriana sui trent’anni, entrando nel chiostro del convento per mangiare - e qualche settimana fa è morto l’anziano che stavo assistendo. Mi sono trovata improvvisamente senza lavoro, ed ero in nero. Così mi sono venuti a mancare gli 800 euro con cui vivevo: ora aspetto un nuovo lavoro, e vengo qui a mangiare perché non ho altra scelta». Ci sono tante altre donne latino americane che entrano nel convento. Le loro storie sono tutte diverse, eppure tutte simili, come conferma il padre superiore Lorenzo Zamperin.
«Tante badanti, è vero. Tutte brave persone, devo dire, mai nessun problema. È gente che, semplicemente, non ce la fa ad arrivare alla fine del mese - dice il frate -. Ogni giorno arriva qui una trentina di sudamericani, uomini e donne. Una volta uno di loro ha dato dei problemi, infastidiva gli altri faceva rumore. Ma noi siamo in costante contatto con carabinieri e polizia. Li abbiamo chiamati e, da quel giorno, non ha più disturbato».
Il servizio mensa dei Cappuccini di Chiavari vive degli aiuti che i frati riescono a trovare. Da alcuni negozi e supermercati si raccoglie la verdura prossima alla scadenza e la frutta troppo matura per essere venduta, ma ancora buona. Poi ci sono enti e istituzioni che danno una mano, come il Comune, che stanzia una somma ogni anno per sostenere questo servizio.
Il numero massimo di coperti serviti in viale Tappani è stato raggiunto d’estate, con la concomitante chiusura dei servizi mensa dei frati di Santa Margherita e di quelli di Sestri Levante. Evidentemente, il passaparola tra gli “ultimi” aveva fatto sì che alla mensa chiavarese arrivassero i poveri delle altre città.
«Non sempre le nostre risorse ci consentono di servire tanti pasti quanti sono effettivamente quel giorno i poveri - spiega padre Lorenzo -. Allora cerchiamo di fare razioni più scarse, in modo da accontentare tutti. Magari aggiungiamo al pasto un “rinforzino” di formaggio».
Tra i nuovi poveri, ovvero le persone che, con la crisi non ce la fanno a sbarcare il lunario, non ci sono solo gli stranieri. C’è anche un chiavarese. Un uomo di una settantina d’anni, con vestiti puliti, ma ormai consunti.
«Sono andato in pensione dopo una vita da artigiano, e quello che mi danno al mese è 700 euro - dice l’uomo, mentre entra nel chiostro dei Cappuccini a mezzogiorno in punto -. Sono vedovo, senza figli, e pago 400 euro di affitto al mese. Mi faccia pure i conti in tasca: secondo lei con 300 euro riesco a tirare avanti 30 giorni? Con 10 euro al giorno per cibo, utenze, farmaci, vestiti e qualsiasi altra cosa io abbia bisogno? La risposta è no. Per questo vengo sempre qui: si mangia pure bene. E meno male che ci sono loro: i frati.
martedì 6 ottobre 2009
Continua la storia!!!!
06 ottobre 2009 - Secolo xix
Simone Schiaffino
Il cielo è grigio e inizia a piovere mentre, col passo strascicato e l’aria trasandata, attraversiamo i giardini Mariele Ventre. Sembra che gli altri, i “semplici” passanti, non vedano chi non vogliono vedere: i poveri, i barboni, gli “invisibili”. Il viaggio del Secolo XIX, che porta un cronista a Sestri Levante, inizia nell’area di verde pubblico davanti alla stazione ferroviaria, luogo dove spesso i clochard bivaccano.
L’obiettivo è attraversare la città, sotto le spoglie di un barbone, per raccogliere storie e arrivare alla mensa dei poveri dei frati Cappuccini, nella baia del Silenzio. Dove consumare un pasto insieme a loro, “gli invisibili”. Trovando, tra poveri vecchi e nuovi, la solidarietà tra gli ultimi, fatta di sigarette e Tavernello distribuiti in modo che nessuno resti senza. E accorgendoci degli sguardi in tralice di negozianti e residenti della passeggiata sestrese: non a tutti, infatti, va giù l’idea che, proprio in uno dei punti più belli della città, ci sia la mensa dei poveri. Fatto che, inevitabilmente, provoca il passaggio degli ultimi davanti alle vetrine dei più bei negozi, ai dehors dei ristoranti. Fatto che quindi ha scatenato la polemica in città, col tentativo di alcuni di spostare la mensa in un luogo meno visibile, o addirittura di chiuderla. Ma i frati che la gestiscono non pensano nemmeno minimamente di rinunciare alla loro missione francescana. E hanno riaperto ieri, con la distribuzione di undici pasti caldi ad altrettanti poveri, compreso chi scrive.
Ma facciamo un passo indietro. Ai giardini Mariele Ventre c’è Natasha, una donna russa senzatetto sui 40 anni. La donna è stata appena identificata da un poliziotto della Municipale, che le ha chiesto i documenti, ha steso il suo verbale per poi salire il sella al suo scooter e dirigersi altrove. A lei chiediamo informazioni, come fossimo nuovi della città. «Se vuoi mangiare devi andare dai frati, in fondo alla passeggiata, ma fai presto: devi prenotare il pasto alle 11,30». Chiediamo perché la donna non venga anche lei. «Oggi ho qualcosa che mi è stato portato da un’amica, un’italiana che abita qui vicino. Lei mi aiuta da quando mio marito è stato arrestato: lo hanno preso mentre rubava portafogli in spiaggia».
Seguiamo le indicazioni di Natasha. Ma prima tentiamo di racimolare qualche spicciolo chiedendo l’elemosina. «Li ho dati appena adesso ad un altro povero, mi spiace» dice un’anziana, di ritorno dalla spesa. Arriviamo al cancello del convento dei Cappuccini. Un marocchino, sui 50 anni, dice «Devi mangiare? Fai in fretta, stanno per chiudere le prenotazioni». Scopriremo che si chiama Idriss, e che, se ti serve fare qualche lavoretto in un cantiere, è lui l’uomo da conoscere. Ci presentiamo al frate della mensa: padre Luigi. «Tu sei il numero undici, prendi questo e aspetta con gli altri». Ci viene data una “rondella” metallica (una sorta di moneta forata al centro) con impresso un numero, l’undici, appunto. Siamo gli ultimi: dopo di noi non viene più nessuno e le prenotazioni si chiudono. E si aspetta una mezzora perché il pranzo sia pronto. «Ero un camionista, vengo da Messina, prima lavoravo, adesso mi hanno licenziato e mi ritrovo qui. Bevi un po’ di vino». Domenico, qui lo chiamano tutti Mimmo, racconta di un’esistenza normale, in giro per l’Italia, col suo tir. Poi la fortuna che gli volta le spalle, con la sua azienda che lo licenzia, la moglie che lo lascia e la prospettiva di una vita da vagabondo che lo ha portato fino a Sestri. «Prima o poi riesco a levarmi da questa m...».
Arriva il pranzo, che sarà distribuito secondo l’ordine dato dai numeri sulle “rondelle”. Ma prima don Luigi fa recitare un’ave Maria. Pasta al ragù, acciughe fritte, fagiolini e patate bollite, un panino e una mela, oltre ad una bottiglietta d’acqua (il Tavernello, invece, è stato portato da Mimmo e viene distribuito a chi lo vuole). Si mangia sul sagrato della chiesa, chiacchierando. Il tempo ci assiste: ora non piove più. E il cibo è buono.
«Vuoi lavorare? Io posso farti fare qualche giornata nei cantieri, a Sestri e Casarza: ma da dove vieni? Non ti abbiamo mai visto». Chiede Idriss. Raccontiamo di essere scappati da Genova, dopo aver rotto con la propria compagna. «L’importante è che sei “pulito”, che non ti cerca la polizia, che non ti droghi. Io faccio lavorare solo gente seria».
Ci sono altre persone oltre a Idriss e Mimmo. Tra queste ci sono un uomo e una donna che del clochard non hanno proprio nulla. La barba fatta, i vestiti puliti, uno zaino appresso e l’aria triste. Scambiamo poche parole, scoprendo che questi sono i “nuovi” poveri. Gente che, fino a qualche mese, fa viveva normalmente, con una casa e un lavoro. Storie come tante altre: figlie della crisi economica che tutto calpesta e tutto travolge. Non c’è, però, molta voglia di raccontare di sé, forse per la vergogna di trovarsi in quella condizione. Si parla invece dei giornalisti che tanto hanno scritto della mensa dei poveri di Sestri. «Perché vogliono portarla a chiudere» dice Mimmo.
No. Perché volevamo documentare che questo servizio, svolto con grande umanità, non dà fastidio né problemi a nessuno.
venerdì 25 settembre 2009
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Molti si chiedono come mai si svolgono feste in tanti Comuni e solo a Sestri Levante si verificano gli inconvenienti che seguono quella hawaiana; molti si chiedono come mai ci siano barboni in tutti i Comuni e so9lo a Sestri Levante diventano un problema.
Forse anche per questo il Comune ha convocato un vertice tra addetti ai lavori: parroci, Caritas e i frati Cappuccini che, con l’aiuto dell’amministrazione comunale, a partire dal 5 ottobre riapriranno la loro mensa.
Il Comune, ascoltate le varie richieste, ha deciso di aumentare la sorveglianza, in particolare nei giardini intitolati a Mariele Ventre, dove sarà anche costruito un gabinetto e presso la mensa dei frati. Da ottobre saranno impiegati anche “educatori di strada”. I barboni resteranno sicuramente poveri, ma è chiaro che alla comunità costano, senza nessuna garanzia (o speranza) che il problema sia risolto.
http://www.levantenews.it/2009/09/24/sestri-levante-i-barboni-saranno-educati/
giovedì 24 settembre 2009
Continua nel tigullio la campagna sui clochard!
Ruba nella cassetta dell’elemosina, arrestato
23 settembre 2009 - Secolo xixEra intento a “pescare” nella cassetta delle elemosine quando è stato scoperto dal sacrestano che ha chiamato i carabinieri e lo ha fatto arrestare: è accaduto a Chiavari, nella riviera del Levante genovese.
In manette - mentre rubava le elemosine dalla cattedrale Nostra Signora dell’Orto - è finito un senzatetto cinquantenne originario di Rapallo. L’uomo, che nella sua “pesca” aveva raccolto 23 euro in monetine e si stava dedicando ad una seconda cassetta della questua, verrà processato domani con rito direttissimo.
mercoledì 23 settembre 2009
Barboni , musicisti e prostituti/e
Sestri Levante, città con una forte vena polemica, si ribella all’invasione dei barboni. La mendicità non costituisce più un reato e le autorità non sanno che pesci prendere, qui come altrove.
Va subito detto che la povertà ha allargato a dismisura i propri confini. La perdita del posto di lavoro, lo sfratto per morosità, una separazione tra coniugi possono far sprofondare in un baratro. Moltissime persone vivono di stenti ma dignitosamente; solo alcuni sono spinti dalla disperazione a chiedere pubblicamente la carità.
Ci sono (come in passato) i clochard per vocazione e gli artisti di strada che hanno talento e amore per il loro lavoro; gli stessi mimi si sottopongono ad una faticosa performance per raggranellare qualche meritatissimo spicciolo.
Il panorama dei “parassiti” che vivono impietosendo o sfruttando la compassione della gente comune, è variegatio ed è aumentato in maniera impressionante. C’è l’esercito di chi esibisce vere o presunte invalidità, sfrutta animali o bambini, intimorisce in qualche modo gli anziani. C’è chi, maschietti e femminucce, come accade a Chiavari o ai giardini di Rapallo, attende chi va a pagare la sosta dell’auto per spillare qualche euro o proporsi. Una schiera di gente che le forze dell’ordine, volendo, potrebbero allontanare perché elementi, non solo senza arte né parte, ma neppure (spesso) di permesso di soggiorno.
Poi c’è la schiera di chi va nei locali pubblici a vendere rose rosse o a strimpellare nelle orecchie dei clienti note che poco o nulla hanno a che fare con l’armonia della musica. E’ giusto che i titolari dei locali permettano di importunare e far sentire in colpa i clienti, rei di essere seduti ad un tavolo perchè in vacanza o dopo una giornata di lavoro, comunque in un momennto che dovrebbe essere di relax?
Aiutiamo chi soffre, chi è realmente (e non teatralmente) povero. Ma non aiutiamo chi sfrutta i venditori di rose, i suonatori di strumenti, i postulatori pronti anche a prostituirsi pur di raccogliere il dovuto da versare ogni sera ai padroni. Aiutandoli continuiamo a farli restare schiavi.
editoriale di levante news
http://www.levantenews.it/2009/09/15/societa-barboni-musicisti-e-prostitutie/
Clochard, si apre il confronto
23 settembre 2009Un tavolo di lavoro per affrontare il caso clochard e trovare soluzioni condivise tra gli enti e le istituzioni presenti sul territorio. È questo il compito a cui sono chiamate le parrocchie, il centro Caritas, la polizia municipale, i frati Cappuccini e i servizi sociali del Comune di Sestri Levante, che domattina si riuniranno per un confronto in municipio.
«Cercheremo di mettere a sistema i diversi interventi per cercare soluzioni comuni, omogenee. Oltre ai senzatetto, ci occuperemo anche di quelle forme di povertà emergente causate dalla crisi economica, come la piaga della cassa integrazione», annuncia l’assessore sestrese alle Politiche sociali, Valentina Ghio.
Collaborazione sembra essere la parola d’ordine per risolvere il disagio sociale. Non solo quello dei senzatetto, che nei prossimi mesi torneranno a fare i conti con le temperature e il clima invernali. Ma, di riflesso, anche quello di una fetta di residenti che si definisce “esasperata” dalla sporcizia e dal degrado che i senzatetto non gestiti provocano.
Per i giardini Mariele Ventre – simbolo delle proteste, che si rivelano però diffuse su tutto il territorio cittadino – l’amministrazione comunale ha già previsto un potenziamento del servizio di nettezza urbana, per assicurare più pulizia nel parco.
E, come richiesto da più parti, anche la mancanza di bagni pubblici potrebbe essere risolta con la realizzazione di nuovi servizi igienici custoditi nel parco. Finora, infatti, non solo i clochard, ma anche le mamme con i loro bambini erano indotte, talvolta, a utilizzare le aiuole, i cespugli e gli alberi come veri e proprio servizi igienici a cielo aperto.
Dopo la chiusura del “diurno”, situato proprio nei pressi del parco, la prima struttura pubblica è rimasta quella di viale Rimembranza, anche se nei dintorni del parco sono aperti diversi bar.
Non solo. Anche i vigili urbani hanno ricevuto il compito di monitorare con più costanza i giardini per verificare eventuali situazioni illecite.
Il sindaco Andrea Lavarello lo aveva ribadito nei giorni scorsi: «Cattivi odori, vestiti sporchi, uso degli spazi pubblici, come le panchine, non costituiscono reato. La polizia municipale può intervenire solo se coglie un senzatetto a compiere atti illegali, sanzionabili».
Intanto, a breve, entreranno in gioco gli educatori di squadra capaci, grazie a una professionalità e competenze specifiche, di approcciare i clochard, ascoltando le loro esigenze e, eventualmente, cercando e proponendo soluzioni alternative alla vita di strada, come un lavoro. Un compito svolto, in parte, già dal centro di ascolto Caritas di via Sertorio, dove l’aiuto però parte da un’iniziativa personale, una richiesta volontaria del singolo.
Infine la mensa dei poveri, che riaprirà i battenti il 5 ottobre: «Siamo disponibili a sostenere la mensa dei frati – afferma Ghio – come già facciamo da sempre con un contributo annuale e con diverse iniziative. I Cappuccini sembrano intenzionati a lasciarla lì e noi accetteremo di buon grado le soluzioni da loro proposte. Collaboreremo comunque».
lunedì 21 settembre 2009
«Colpito a Sestri da quel clochard»
21 settembre 2009Secolo xix
L’occhio sinistro di don Pino Bacigalupo è completamente rosso: i pugni gli hanno rotto più di un capillare. E il sopracciglio è sovrastato da una brutta ferita, lunga due centimetri. Particolari che lo fanno somigliare a un vecchio pugile ritornato sul ring. «Ma io perdono quell’uomo, anche se mi ha aggredito con violenza e senza motivo - dice il parroco della chiesa di Sant’Antonio - Anche in lui c’è Cristo». Quell’uomo” è un clochard, un poveraccio come i tanti che popolano i giardini pubblici e la stazione ferroviaria di Sestri Levante. E contro i quali in città, negli ultimi giorni, si è scatenata una polemica. Gli abitanti si sono divisi tra chi tollera la presenza dei mendicanti e chi invece vorrebbe che le autorità cittadine intervenissero per ridurne il numero. Il fatto di sabato pomeriggio, di certo, contribuisce a tenere alta la tensione sul caso che ha coinvolto - fra petizioni e contro-petizioni, contrari e favorevoli - anche la mensa dei poveri ospitata nel convento dei frati cappuccini.
Erano da poco passate le 17.30 di sabato. Nella chiesa di Sant’Antonio si trovavano alcuni fedeli e don Pino, che si preparava a celebrare la messa. In quel momento, nel tempio cristiano, è entrato un mendicante. Era piuttosto agitato e, come poi riferito dai testimoni, non sembrava del tutto in sé. «Conoscevo quell’uomo - racconta il parroco, e il sorriso sul suo volto ferito è già perdono - È un “senza casa”, un vagabondo. E ha qualche problema... di testa. Ma fino a quel momento non mi aveva mai dato problemi. L’altro ieri mi ha chiesto dei soldi, gli ho risposto che potevo dargli qualcosa da mangiare».
Il parroco, ripresosi dalle botte, ha deciso di non rivolgersi ai carabinieri per denunciare il clochard. E nemmeno ha voluto farsi medicare al pronto soccorso la ferita al volto. Per quella è bastata un po’ di acqua ossigenata. «Questo fatto mi fa più male all’anima che al viso - ammette don Pino - Ma l’ho già perdonato. E guardo avanti. Certo, mi spiace per i miei occhiali. Vede? Oggi ho dovuto mettere quelli vecchi, che conservavo per ogni evenienza».
Ieri mattina, don Pino Bacigalupo era alla basilica di Santa Maria di Nazareth, per la messa in onore del Santo Cristo. Con lui c’erano don Pino Carpi, don Andrea Gastaldi e il vescovo emerito di Brescia, monsignor Giulio Sanguineti. Durante la funzione don Carpi, parroco della basilica, nella sua omelia, non ha parlato dell’aggressione subita da don Bacigalupo. Ma ha voluto comunque mandare un segnale, riferendosi alla polemica montata da qualche tempo in città a proposito dei mendicanti. «La raccolta delle offerte di oggi - ha sottolineato don Carpi - va alla mensa dei frati cappuccini. Aiutiamo i poveri, porgiamo la mano a chi non ha nulla». Poi, al termine della messa, don Carpi ha voluto commentare l’episodio accaduto il giorno precedente, alla chiesa di Sant’Antonio. «Ringraziamo il Signore che non sia accaduto nulla di più grave - ha precisato don Carpi - La nostra missione ci fa correre questi rischi, si tratta di eventi a cui siamo esposti. Ma è stato proprio Gesù a dire: “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno”... E noi volentieri perdoniamo».
I festeggiamenti per il Santo Cristo sono poi proseguiti ieri sera, con un’altra funzione religiosa, sempre alla basilica di Santa Maria di Nazareth, alle 21. Alla messa ha preso parte il vescovo di Chiavari, monsignor Alberto Tanasini.
domenica 20 settembre 2009
Facciamo attenzione come si evolve questa vicenda!!
Il pdl boccia il primo cittadino
Venerdì 18 settembre 09
Nei giorni scorsi il sindaco, Andrea Lavarello, aveva ipotizzato, su pressione di un gruppo di commercianti, lo spostamento della mensa allestita dai frati cappuccini sulla collina della Baia del Silenzio, per evitare l’assembramento di clochard nel centro storico di Sestri Levante. Di seguito il comunicato del Gruppo consiliare Popolo delle LibertàChe il sindaco lasci in pace i frati cappuccini, che con la loro mensa svolgono un insostituibile servizio di carità e di vera accoglienza umana nei confronti dei poveri, degli ultimi e dei reietti, e inizi finalmente a fare il suo dovere di fronte alle situazioni di degrado, incuria, insicurezza e sporcizia che affliggono importanti aree della nostra città. Ricordiamo al sindaco che il suo dovere primario non è quello di perdersi in analisi e discettazioni sociologiche, bensì quello di far rispettare la legge servendosi dei poteri che lo Stato mette a sua disposizione. E qui non c’è discorso che tenga: è compito dell’autorità comunale garantire che gli spazi pubblici, come ad esempio i giardini “Mariele Ventre”, possano essere frequentati da tutti i cittadini in totale sicurezza e tranquillità. E’ compito dell’autorità comunale assicurare il decoro, la pulizia e la vivibilità di tali spazi. E’ compito dell’autorità comunale verificare e sanzionare comportamenti che siano in palese violazione della legge nazionale vigente. Ed è compito dell’autorità comunale, infine, tramite i Servizi Sociali ed in collaborazione con le associazioni caritative e di volontariato presenti sul territorio - e non tramite qualche improvvisato “educatore di strada” - provvedere affinché le persone bisognose non siano abbandonate a se stesse.Quello che non può essere in alcun modo tollerato, in chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica, è il menefreghismo, la non curanza, il lasciar correre, il chiudere un occhio (quando non tutti e due) pensando che i problemi si risolvano da soli. Ciò denota sia una mancanza di autorevolezza di fronte ai cittadini, sia una mancanza di sensibilità nei confronti di chi è nel bisogno. Purtroppo già molte volte, in Consiglio Comunale, abbiamo ascoltato il sindaco e gli esponenti della maggioranza mettere in contrapposizione l’aspetto della pubblica sicurezza e l’aspetto del sostegno agli ultimi, come se l’una cosa escludesse automaticamente l’altra. Evidentemente non è nelle corde di questa maggioranza la capacità di conciliare queste due dimensioni. Il risultato è che la Giunta Lavarello finisce col non fare né la prima cosa né la seconda.Una politica saggia chiederebbe da un lato di rafforzare i controlli nelle zone a rischio, implementando i pattugliamenti e gli strumenti di deterrenza, denunciando e allontanando chi viola la legge e, dall’altro lato, chiederebbe di rafforzare (secondo il principio di sussidiarietà) le strutture già esistenti, come quella dei frati cappuccini, dotandole magari di altri servizi che a un tempo possano rendere più dignitosa la vita dei barboni, più sicure molte aree della città e più tranquilli coloro che le frequentano.
Gianteo Bordero (capogruppo)
Giuseppe Ianni
Marco Conti
Giancarlo Stagnaro
sabato 19 settembre 2009
Continua la storia!!
Debora Badinelli - 19 settembre 2009 - Secolo xix
Una “contro-petizione” per dare voce a chi non è contrario alla mensa dei poveri. La proposta arriva da persone che, negli anni, hanno sostenuto i frati cappuccini di Portobello a Sestri Levante e non condividono la mobilitazione contro i senzatetto utenti della mensa dei poveri gestita dai religiosi. «È pazzesco sostenere che queste persone deturpano la città - dice prete Rinaldo Rocca, presidente del Villaggio del ragazzo - C’è chi pensa a una “contro-petizione” per consentire ai sestresi che la pensano diversamente dai promotori della petizione, avviota per allontanare i poveri, di potersi esprimere. Mi sembra una buona idea: se prenderà forma, la sosterrò. Mi indigna notare - aggiunte il sacerdote - che di fronte a un problema di povertà che sta crescendo si pensi al decoro urbano. Ai poveri va almeno riconosciuto il diritto di esistere».
A proposito di decoro prete Rocca ricorda un episodio risalente al Duemila. «Quando posammo una croce sul Monte Zatta - racconta - ci fu qualcuno che disse che le croci deturpano il paesaggio. Un’esagerazione? Chissà, però la polemica degli ultimi giorni mi ricorda quel vecchio episodio». Prete Rocca, come già aveva fatto nel suo intervento di ieri monsignor Calogero Marino, vicario diocesano, si richiama al Vangelo e al diritto al pane. «È urgente capire che la fame aumenta anche tra le persone “normali” - spiega - tra quelle che perdono il lavoro, hanno lo sfratto, sono sole, anziane. Casi della vita che possono generare l’esistenza vagabonda che vediamo nelle nostre strade. Di fronte al dilagare della povertà è necessario una prova di solidarietà, fraternità e accompagnamento. Prima si pensa al pane e poi, casomai, si cerca un posto alternativo per la mensa». Il presidente del Villaggio racconta alcune sue esperienze personali a contatto con persone che non hanno nulla o stanno perdendo ciò che avevano. Esperienze che lo hanno indotto a pensare a una struttura di accoglienza per senzatetto. Un dormitorio da realizzare in una porzione del complesso della comunità Chiarella di Sampierdicanne, a Chiavari, al pianterreno della cosiddetta “Agricola”. Un presidio (l’unico tra Genova e La Spezia) che offra risposte immediate, ma di breve durata per far fronte all’emergenza. Un progetto che prete Rocca ha condiviso con la diocesi e la Caritas di Chiavari, i distretti socio sanitari della Asl 4 chiavarese. «Spero di poterlo presentare al più presto al Comune di Chiavari», spiega.
«Siamo disponibili a parlarne - dice il sindaco, Vittorio Agostino - ma sarà fattibile solo se rispetterà le leggi urbanistiche vigenti».
giovedì 17 settembre 2009
Via la mensa dei poveri!!
17 settembre 2009
Sara Olivieri - Secolo xix
«La mensa per ora rimane qui. Viste le resistenze, continuiamo con il servizio di sempre». Annuncia così, Padre Marco, Superiore del Convento dei Cappuccini di Sestri, la riapertura della mensa per i poveri, nella sede di Portobello, che dal 5 ottobre riprenderà a sfornare e distribuire pasti gratuiti. Una trentina circa. E sempre in aumento.
Nessuno spostamento quindi, almeno per ora. A ipotizzare il decentramento del servizio di carità era stato, nei giorni scorsi, il sindaco Andrea Lavarello, in risposta a quanti lamentano la presenza costante di gruppi di senzatetto nei giardini pubblici Mariele Ventre e, più in generale, nel centro storico di Sestri. Tuttavia, Padre Marco afferma che quell’idea, frutto di un confronto con l’amministrazione comunale, è già tramontata: «Nella ricerca di un posto alternativo abbiamo avvertito forti resistenze da parte della cittadinanza ad accogliere la mensa e i suoi utenti. Resistenze che ci hanno fatto desistere dal continuare oltre. Il problema di fondo è che i poveri non li vuole nessuno». Una soluzione alternativa potrebbe essere quella di potenziare la mensa attuale, adeguando i locali interni al convento e dotandoli di servizi igienici di cui i senzatetto possano usufruire. «C’è bisogno di strutture - aggiunge Padre Marco – e di forme di collaborazione con il Comune, gli istituti di carità e i volontari. Il problema non è spostare i poveri, ma accoglierli nel modo più degno possibile». Finora, gli interventi sono stati lasciati nelle mani dei vigili urbani che, a chiamata o durante i sopralluoghi, si sono occupati di imporre temporanei allontanamenti e di controllare i documenti. Ma una parte dei cittadini chiede provvedimenti di rigore. Le ultime segnalazioni arrivano dal presidente del Civ, Paolo Revello: «Sporcizia, escrementi lasciati dal gruppo di senzatetto che staziona indisturbato, ora anche siringhe. E l’amministrazione comunale che fa?». Alle proteste si accoda il presidente dell’Ascom di Sestri, Ermes Paterlini: «Ci sono norme civili che regolano una comunità e a cui tutti devono conformarsi. Non è discriminazione: una soluzione va trovata». Annunciata anche una raccolta di firme per sottoscrivere tre precise richieste: l’allontanamento dei senzatetto e l’immediato ripristino della salubrità, della sicurezza e del decoro urbano; l’istituzione di un costante servizio di controllo e vigilanza nel parco Mariele Ventre e in tutta la città; la recinzione e la chiusura del parco di notte. «Il problema è sotto gli occhi di tutti – dice Gianni Traversaro, ex sindaco di Sestri nel biennio 1993-94 e promotore della petizione – si trascina da troppo tempo, ma nessuno se ne è mai fatto carico. Non è un attacco all’amministrazione, ma una richiesta di attenzione. Abbiamo segnalato i problemi a marzo, con lettere protocollate al Comune, ai vigili, all’Asl senza ottenere uno straccio di risposta. Una decisione va presa». Sul caso clochard è intervenuto anche il consigliere del Pdl Marco Conti, sollevando dubbi sull’efficacia degli educatori di strada: «Non si può scaricare tutto sull’apertura estiva della mensa. Il distretto socio-sanitario e l’Asl 4 dovrebbero mettere in atto misure concrete a tutela dei senzatetto perché il fenomeno non riguarda solo Sestri». Il consigliere de “La sinistra unita per Sestri”, Vincenzo Gueglio, si dice pronto a collaborare con l’amministrazione per cercare una soluzione: «Il dibattito è lo specchio di questi tempi – dice -. Il problema non si risolve ignorandolo, ma forse facendo uno sforzo per capire chi sono questi senzatetto e come si possono aiutare». Tra chi chiede di non esasperare il problema c’è Marzio Meschi, un nonno di Sestri che frequenta il parco con i nipoti: «Quello che temo è che, per allontanare i senzatetto, il parco venga chiuso. Forse una forma migliore di controllo potrebbe arrivare dai frequentatori stessi e dalla presenza costante dei vigili».
martedì 15 settembre 2009
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15 settembre 2009
Sara Olivieri - Secolo xix
È un problema denunciato da tempo quello dei giardini “Mariele Ventre” di Sestri Levante, dove il degrado legato alla presenza di senzatetto e alle tracce poco civili della loro presenza - come rifiuti ed escrementi - ha sollevato lamentele tra residenti e utenti, che all’amministrazione comunale chiedono interventi di rigore. Il Comune risponde con progetti che partiranno a breve e su fronti diversi: da un lato gli educatori di strada per compiere un “censimento” e dare volto ai clochard che vivono a Sestri Levante, e dall’altro soluzioni nuove per la mensa dei frati cappuccini, che agli homeless offre pasti caldi e gratuiti.
«La questione è delicata – premette il sindaco Andrea Lavarello – perché non si possono contestare né vietare comportamenti che, seppure discutibili, non costituiscono reato. Tra le mansioni dei vigili urbani c’è quella di vigilare e controllare con costanza il parco, chiedendo i documenti ai senzatetto e, in caso di necessità, allontanandoli. Ma è chiaro che non si tratta di azioni risolutive».
Nell’ultima lettera che il presidente del Civ di via Nazionale, Paolo Revello, ha indirizzato agli amministratori comunali c’è l’auspicio di trovare soluzioni adeguate e definitive. «Sporcizia, escrementi lasciati dal gruppo di senzatetto che staziona indisturbato, ora anche siringhe - dice Revello – sono condizioni denunciate da tempo, ma all’amministrazione comunale è sempre mancato il coraggio delle proprie azioni. Perché il sindaco non esercita i poteri di cui dispone in materia di sicurezza? O perché non fa intervenire i servizi sociali?».
