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martedì 6 settembre 2011

Appartamento sul mare!

LA SPIAGGIA IN MANO AI BARBONI







Chiavari - Situazione incredibile sulla spiaggia di Chiavari. Da giorni, un gruppo di extracomunitari trascorre la notte tranquillamente in spiaggia, lungo la passeggiata, all'altezza della centralissima piazza Milano. C'è chi s'è portato un vecchio materasso. E, addirittura, chi ha piantato una malconcia tendina igloo. Davvero un brutta imamgine per una città che punta e vuole puntare sul turismo.






Fonte : http://www.ilnuovolevante.it/leggi.php?artID=2054261

lunedì 27 giugno 2011

Clochard in vacanza!

Chiavari - Arrivano nelle località della Riviera, confidando nell’aumento della popolazione per il movimento turistico. Chiedono l’elemosina, sul lungomare e nei centri storici, per poi trovare rifugio per la notte in edifici abbandonati. Oppure, visto il clima mite della bella stagione, in spiaggia, sulle scogliere, sotto ai porticati. Nessuna città è esclusa: Sestri, Lavagna, Chiavari, Rapallo, Santa Margherita. Il Tigullio, nei mesi estivi, è meta di senzatetto, clochard, nomadi. Un fenomeno che può originare problemi dal punto di vista dell’ordine pubblico e dell’igiene urbana. Pochi giorni fa, a Sestri Levante, due romeni senza fissa dimora si sono accoltellati reciprocamente, per una banale lite: uno è stato trovato ferito, è stato soccorso e medicato, e il giorno successivo ha cercato il suo aggressore per restituirgli la “cortesia”.

A Lavagna, nelle ultime settimane, i cittadini della zona di Arenelle hanno chiesto a gran voce un intervento delle autorità per la presenza massiccia nel quartiere di nomadi e senza tetto.È la zona dove sorgono l’ex Astoria e l’ex Riviera, due hotel chiusi da tempo che sono stati a lungo un ritrovo di sbandati e clochard. Per contrastare il fenomeno i carabinieri della compagnia di Sestri Levante (agli ordini del capitano Fabio Benincasa) hanno svolto, la scorsa settimana una serie di controlli nei luoghi dove viene segnalata la presenza di clochard. I militari hanno perlustrato la zona di Arenelle, ed hanno accertato che la trentina di romeni, che i cittadini segnalavano da giorni, se ne sono andati: non ci sono più le auto zeppe di materassi, che gli stranieri, la sera disponevano sulle panchine e sulle aiuole. Un gruppo di rom, quattro adulti e una bambina, è stato invece trovato a dormire sotto al ponte della Libertà, che congiunge Chiavari e Lavagna alla foce dell’Entella. A Sestri Levante i militari hanno poi controllato la zona della chiesa di San Paolo nella frazione di Pila, dello stadio Sivori e della Coop, in via Fico. Qui non sono stati trovati accampamenti abusivi, mentre un senza tetto è stato denunciato, per invasione di edifici, all’ex hotel Villa Rio di viale Mazzini. A Chiavari, negli ultimi giorni, per due volte è stato sgomberato un accampamento abusivo sorto sulla scogliera che separa le due colmate. Da questa zona sono state rimosse tende, materassi, fornelletti da campo, coperte, scarpe e vestiti. Sempre a Chiavari, recentemente, la polizia municipale ha ricevuto diverse segnalazioni per l’aumento del numero di mendicanti e romeni nelle vie del centro cittadino.

A Rapallo, il luogo dove va in scena il bivacco notturno dei senza tetto, soprattutto nei mesi estivi, è la sala d’aspetto della stazione ferroviaria: «Ci sono, in effetti, altre zone dove spesso i clochard trovano un riparo per la notte – dice il comandante della Municipale rapallese, Valerio Patrone – Ad esempio sotto ai portici dell’auditorium delle Clarisse: ma un controllo della zona ha scoraggiato la frequentazione notturna del porticato». Infondata, invece, era la segnalazione, giunta nei giorni scorsi, per una possibile invasione dell’ex residenza Castagneto a Rapallo, un edificio disabitato dove, la notte, erano state viste luci accese. «Abbiamo verificato – conclude il comandante Patrone – e scoperto che non c’era stata alcuna occupazione abusiva: solo una luce dimenticata accesa da uno dei nostri operai comunali».

fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/levante/2011/06/27/AO2eckf-clochard_assalto_riviera.shtml

mercoledì 16 dicembre 2009

Ora dalle parole ai fatti , fà freddo!!!

Aiuti ai poveri, cattolici in campo

16 dicembre 2009 - Secolo xix levante

L’accoglienza dell’altro - e del povero in particolare - è l’essenza stessa della cristianità. Per questo, non può esserci discussione sul fatto che chi vive la propria vita cercando nel volto degli altri il senso del Natale sia incondizionatamente favorevole - a prescindere, verrebbe voglia di dire - alla realizzazione di strutture finalizzate a dare riparo ai meno fortunati.

È questo il significato della forte presa di posizione che il mondo cattolico chiavarese ha assunto nei confronti del progetto di un centro di accoglienza per persone senza dimora, oggetto di molte polemiche nei mesi scorsi. Un progetto portato avanti dalla diocesi e dal Villaggio del Ragazzo in particolare, che vorrebbero realizzare la struttura di accoglienza per i senza fissa dimora, un presidio unico tra Genova e La Spezia nell’edificio del centro “Franco Chiarella” di Sampierdicanne. Contro questa iniziativa si è espresso qualche tempo fa il sindaco Vittorio Agostino, secondo il quale un rifugio di questo tipo non farebbe altro che acuire il problema dei vagabondi in città, attirandone in numero ancora superiore a quello attuale. Oggi, per la prima volta, numerose sigle della galassia dei movimenti e dell’associazionismo cattolico cittadino hanno sottoscritto un documento comune, dal titolo particolarmente significativo (“Non c’era posto per loro...”) in questi giorni di attesa del Natale. Le firme sono quelle di Acli, Agesci Gruppo Tigullio, Azione Cattolica diocesana, Cammino Neocatecumenale, Caritas diocesana, Comunione e Liberazione, Movimento dei Focolari e Rinnovamento nello Spirito Santo.

«L’attenzione ai più poveri e ai più deboli, quando si traduce in gesti concreti, rappresenta una provocazione che interpella l’intera società civile - vi si legge - e per noi cristiani assume un valore ancora più impegnativo e significativo alla luce degli insegnamenti del Vangelo. In questi giorni abbiamo assistito ad un acceso dibattito sull’opportunità o meno di realizzare a Chiavari un progetto diocesano per l’ospitalità a persone che non hanno una dimora, iniziativa sostenuta anche dal nostro vescovo». Nell’esprimere «in modo fermo» il loro sostegno alla realizzazione del progetto del centro di accoglienza per persone senza dimora, i firmatari del documento sentono l’urgenza «di una seria riflessione sul problema dell’aiuto a chi è nel bisogno e ai poveri, che superi le categorie normali di giudizio: indifferenza, tentazione di mettere al margine, sforzi volontaristici di facciata. Nel quattrocentesimo anno della manifestazione della Madonna dell’Orto è la figura stessa di Maria - colei che, seppur con timore, decide di accettare e custodire nella sua vita l’inatteso e sconosciuto - a testimoniarci per prima la natura della carità cristiana: l’accogliere. Un’accoglienza incondizionata, che non giudica e non pretende, ma che riconosce in colui che ha di fronte la dignità dell’uomo. Di ogni uomo, unico e irripetibile, immagine del Mistero di Dio. Il Povero richiama tutti alla responsabilità di costruire occasioni che restituiscano dignità a ogni uomo, per promuovere un vivere sociale più sicuro e giusto».

Al di là della presa di posizione pura e semplice in difesa del progetto, l’iniziativa di associazioni e movimenti cattolici pone un problema molto più profondo: l’idea di città che si vuole promuovere e il posto che in essa possono avere (o non avere) gli “altri”.

È un tema che le sigle della galassia cattolica pongono con forza, facendo fronte comune in difesa di un’iniziativa per la quale - come è stato ricordato - si era speso in prima persona anche il vescovo diocesano, monsignor Alberto Tanasini.

sabato 17 ottobre 2009

Il vescovo difende il dormitorio

17 ottobre 2009 - Roberto Pettinaroli - Secolo xix levante



«Assumere una decisione negativa, di chiusura nei confronti del centro di accoglienza notturna per senza dimora proposto dal Villaggio, significa non rendersi conto del problema e dell’oggettiva utilità di una soluzione che potrebbe fare molto».
Monsignor Alberto Tanasini interviene con una riflessione pacata sul caso del momento: il “no” del Comune di Chiavari al progetto per un rifugio destinato ai senzatetto da realizzare all’Agricola di Sampierdicanne, in una struttura già destinata a servizi socio-assistenziali. Il vescovo non vuole polemizzare con il sindaco Vittorio Agostino, che proprio ieri - intervistato dall’emittente diocesana Telepace - ha ribadito la propria contrarietà all’iniziativa del Villaggio del Ragazzo («Se ci fosse una struttura come quella, i clochard salirebbero da 30 a 300, arriverebbero anche da Genova»). Ma è convinto che la rigidità del Comune sia anche frutto di un equivoco di fondo.
Monsignor Tanasini, è innegabile che il diniego del sindaco rifletta il malumore di una parte non irrilevante della città.
«Vorrei essere chiaro: anche a me dà fastidio l’accattonaggio organizzato, gruppi di persone che probabilmente fanno questo di mestiere. Mi si dirà: ma sono poveri anche loro. Certo, sono emarginati e lo erano già anche in Romania, dove pure esiste una possibilità di sviluppo e di lavoro. Lo riconosco: è un problema complesso, da affrontare con carità, ma anche con serietà. Ma offrire ospitalità al caldo e al riparo ai senza dimora è un’altra cosa».
Intende dire che l’arcipelago del disagio sociale è molto più frastagliato?
«Assolutamente sì. Ci sono scelte di vita, persone buttate fuori di casa dal coniuge da un giorno all’altro, gente che ha perso il posto e si è sentita crollare il mondo addosso. Gente che un tempo aveva, magari, un fior di lavoro. Ma non è solo questo. L’esperienza dell’accoglienza, storicamen te, dimostra che si innestano processi virtuosi che possono rappresentare anche occasioni di recupero, di riscatto sociale per queste persone».
Nel senso che trovare un sostegno in un momento di particolare difficoltà può consentire a una persona di ritrovarsi?
«Proprio così. Al Monastero di Genova, alle “Casette”, si instaura con gli ospiti un dialogo che tende al loro reinserimento sociale. A Milano due associazioni hanno trasformato diverse persone senza fissa dimora in volontari che ora girano le strutture e offrono assistenza. Ma anche la nostra piccola “Casa Betania”, che pure ha solo quattro posti letto e li concede per non più di due notti, è un esempio illuminante. Io ci sono stato, ho cenato con queste persone, ho parlato con loro. C’è il tipo stravagante e pittoresco, ma c’è anche l’ospite attento, aperto all’incontro. Ho visto il gusto con cui si approfitta di una lavatrice per poter lavarsi i panni, per poter avere un vestito pulito. E non mi pare che a Cavi ci sia l’assedio di senzatetto che arrivano a frotte da Genova. Ripeto: c’è il povero e c’è chi dell’accattonaggio ha fatto un mestiere».
Riassumendo: il centro di accoglienza notturna a Sampierdicanne non può essere visto come un problema. Semmai, come un tentativo di risolverlo.
«Non c’è dubbio. Intanto, l’iniziativa non è assolutamente a carico del Comune, al quale non è stato chiesto un euro. Per il centro è stato proposta un’accoglienza temporanea: non più di due mesi. Un tempo sufficiente a ripararsi dai rigori dell’inverno. E magari a immaginare un percorso di recupero che possa ridare piena dignità alla propria esistenza».

venerdì 16 ottobre 2009

Viva la carità!!

Vittorio Agostino: «No al dormitorio»

15 ottobre 2009
| Debora Badinelli - Secolo xix levante

Il Comune dice no al dormitorio per senza fissa dimora. «È una questione che richiede una lunga maturazione - spiega il sindaco di Chiavari, Vittorio Agostino - Per adesso la risposta è stata negativa. Non favoriamo iniziative che possano essere in contrasto con la popolazione. Non posso sostenere chi, potenzialmente, può essere dannoso per i cittadini. Ci sono persone che non si sentono sicure a causa della presenza di senzatetto accampati e non vorremmo che questo progetto peggiorasse la situazione».

Deluso prete Rinaldo Rocca, presidente del Villaggio del ragazzo e promotore dell’iniziativa. «Il progetto si scontra con la mentalità della non accoglienza - dice, amareggiato, il sacerdote - Speravo ci fossero margini di confronto e si potesse dare corpo a un’iniziativa alla quale avevo incominciato a lavorare insieme a don Nando Negri». L’obiettivo era creare - al pianterreno dell’immobile di Sampierdicanne, nell’ala destra, che ospita la comunità terapeutica Chiarella, la cosiddetta “Agricola” - una struttura di accoglienza per i senza fissa dimora. Un presidio (l’unico tra Genova e La Spezia) che offrisse risposte immediate, ma di breve durata per far fronte all’emergenza. «Non mi fermerò di fronte al no di Chiavari - aggiunge prete Rocca - Cercherò altre soluzioni per poter andare avanti con chi si dimostrerà disponibile. Se il Signore vorrà, da qualche parte questa struttura si farà». Qualche soluzione alternativa a Chiavari la offre il sindaco Agostino che, provocatoriamente, suggerisce di realizzarla «nelle aree dell’ex Tubifera di Sestri Levante». Immediata la replica del vicesindaco, Giorgio Calabrò. «La riqualificazione delle aree ex Fit è frutto di un accordo di programma intoccabile, sottoscritto da Stato, Regione e Comune - spiega - L’idea di un dormitorio per senzatetto mi sembra una buona idea. Ovviamente, è necessario verificare dove convenga realizzarlo ed è importante capire chi gestirebbe questa struttura».

La seconda alternativa suggerita da Vittorio Agostino è Lavagna: «Città con la metà della popolazione di Chiavari e il doppio della superficie disponibile», spiega. «Agostino potrà pianificare il territorio di Lavagna quando verrà eletto dai lavagnesi - ribatte il primo cittadino in carica, Giuliano Vaccarezza - La proposta di accogliere il dormitorio non è stata fatta a noi e in questo momento non abbiamo aree o edifici disponibili. Comunque, se sarà Lavagna, alla fine, a ospitare il campus scolastico per il quale Chiavari non trova una sistemazione - è la sfida di Vaccarezza - potremmo destinare un piano del nuovo edificio ai senza fissa dimora».

L’occasione per presentare il progetto del dormitorio l’ha offerta il quattrocentesimo anniversario dell’apparizione mariana a Chiavari. Il prossimo anno, infatti, la Chiesa diocesana organizzerà iniziative religiose e culturali legate all’apparizione di Nostra Signora dell’Orto e in quest’ambito il Villaggio del ragazzo e il vescovo, monsignor Alberto Tanasini, vorrebbero dar vita al centro di accoglienza notturna.

Prete Rocca ha preparato un progetto di massima, depositato in Comune contestualmente alla richiesta di avere un incontro con il sindaco Agostino. «Adesso chiederò alla Fondazione privata alla quale mi ero rivolto per avere un aiuto finanziario di fermare tutto - spiega prete Rocca - Tuttavia questa non è una resa: il nostro aiuto verso chi ha bisogno non verrà meno».

Il progetto prevede un costo complessivo di 461 mila per un rifugio con venti posti, divisi in due sezioni, maschile e femminile, ognuna con servizi igienici e docce. I Cavalieri di Malta avevano già offerto la loro disponibilità e prete Rocca pensava alla formazione di un gruppo di volontari che potessero supportare i promotori dell’iniziativa nella gestione, rendendola meno onerosa. A Sampierdicanne il dormitorio avrebbe avuto un ingresso autonomo, reception, atrio e sala per l’accoglienza, la rifocillazione e l’incontro.

«Quella che potremmo offrire è un’accoglienza temporanea - spiega Rocca - Un aiuto, non un incitamento all’accattonaggio. Infatti, nel nostro progetto è previsto un filtro all’ingresso del dormitorio che garantisca condizioni di gestibilità e sicurezza».

mercoledì 14 ottobre 2009

Ci Risiamo!!!

Fara, tornano i senzatetto

14 ottobre 2009
| Simone Schiaffino

Secolo xix - Levante

Ex colonia Fara violata, ancora una volta, nel disperato tentativo di trovare un riparo. Le inferriate saldate alle finestre non hanno retto, i “tondini” sono stati segati e piegati verso l’esterno, per permettere l’accesso a locali al coperto, al piano terra dell’edificio di Preli. Perché il freddo incalza: la stagione calda è finita, e la comunità di stranieri che bivaccano in città sta cercando di organizzarsi per l’inverno. I romeni sono tornati all’ex colonia, dopo innumerevoli sgomberi, interventi di muratura a porte e finestre, posizionamento di sbarramenti in metallo alle aperture accessibili del grattacielo sul mare. Disabitato ormai da anni, se non fosse per la loro, saltuaria presenza.

Ed è allarme in città per la crescita del numero di romeni che stazionano nei pressi dello scalo ferroviario, della passeggiata a mare, del centro storico. Chiedendo l’elemosina, anche con modi insistenti, bevendo birra sulle panchine, accampandosi dove capita. Per poi andare a dormire all’ex colonia. Dove, sotto il porticato del piano terra, è già stato allestito un fornelletto di fortuna, e dove, su un ripiano, ci sono razioni di cibo e pentole sporche. Poco distante, una finestra con l’inferriata divelta funge da accesso a due stanze, riattate a povere camere da letto, con materassi, vestiti piegati, bottiglie d’acqua e sedie ripulite alla bell’e meglio. Tutto esattamente come un anno fa, quando le ruspe e gli uomini del Comune avevano abbattuto una vera baraccopoli all’esterno del fatiscente grattacielo di Preli e rimosso materassi e mobilio di fortuna ai primi piani dell’edificio.

«I controlli ci sono: verifichiamo i documenti dei senza fissa dimora e ogni mattina rimuoviamo giacigli abusivi e rifiuti abbandonati - dice Vittorio Agostino, sindaco di Chiavari, impegnato in questi giorni in un botta e risposta sulla questione romeni con il consigliere comunale Pdl Emanuele Rustichelli (vedi articolo a fianco) -. Quanto all’intrusione nella ex colonia Fara, provvederemo come abbiamo sempre fatto. Il problema però è a monte: queste persone sono cittadini europei, e secondo il trattato di Schengen possono circolare liberamente in tutta Europa. Questa è materia per i governi - conclude il primo cittadino chiavarese - non dei Comuni, che in tal senso non possono certo legiferare».

Di qualche giorno fa una lettera al Comune da parte di commercianti e residenti della zona di piazza San Giovanni, per lamentare la massiccia presenza di questuanti stranieri, particolarmente insistenti, soprattutto all’ora dell’uscita dalla messa, intorno alle 18. Poi le segnalazioni, sempre più numerose, al comando di polizia municipale, in merito agli stessi romeni che occupano il sottopassaggio che dalla stazione ferroviaria porta al lungomare.

Proprio sulla passeggiata chiavarese, ieri, il bivacco dei romeni ha generato un episodio di violenza, con intervento di carabinieri e polizia municipale. Sono le 15, nell’area verde sul mare all’altezza di piazza Leonardi. Ci sediamo su una panchina vicino ad un gruppo di romeni: c’è un uomo completamente ubriaco, e molesto. Poi ci sono due donne, sedute da una parte e altri ragazzi, tutti romeni. Uno dei giovani ci raggiunge in bicicletta per chiederci una sigaretta. Domandiamo perché il suo connazionale più anziano sia così agitato. «Lucian beve sempre troppo», dice il ragazzo straniero, prima di pedalare via, verso il gruppo. All’assembramento si avvicina una giovane romena, proveniente dal sottopassaggio della ferrovia. Quello che sappiamo chiamarsi Lucian inveisce contro di lei, prima a parole, poi tenta di colpirla con uno schiaffo. Urla il suo nome: «Amandi!», poi grida in romeno, poi la chiama innumerevoli volte, mentre gli altri uomini tentano di calmarlo. Finché lei gli porge due banconote da 10 euro. È possibile che quei soldi siano il risultato dell’accattonaggio oppure di altra più redditizia attività. Ma Lucian sbraita, grida ancora sventolando i soldi, che poi mette in tasca. Forse sono troppo pochi per la sua aspettativa di guadagno. E così, fulmineamente, colpisce la ragazza al viso. Un pugno che quasi fa cadere a terra la giovane. Gli altri romeni lo bloccano e lo costringono a sedersi su una panchina. In un attimo arrivano ai giardini pubblici una gazzella dei carabinieri e un’autopattuglia della polizia municipale, probabilmente chiamate da qualcuno, tra i numerosi passanti, che ha assistito alla scena di violenza e schiamazzi. Gli animi si placano istantaneamente, alla vista degli uomini in divisa. Vengono chiesti i documenti, e tutti risultato essere romeni, quindi cittadini europei in regola con le norme sull’immigrazione. Tutto questo mentre Amandi, la ragazza picchiata, si massaggiava la guancia arrossata, seduta su una panchina poco distante. La giovane non sembra aver denunciato alcunché di quanto le era appena accaduto.

Il nostro breve viaggio si conclude in altre due “mete” dei senza tetto nel Tigullio: sulla sponda destra della foce dell’Entella, nelle vicinanze del Lido, dove nessuno sembra aver violato le inferriate per ripararsi al coperto; e all’ex hotel Astoria, a Lavagna, dove, sul retro dell’edificio, abbiamo trovato soltanto un paio di materassi sotto il portico.

giovedì 24 settembre 2009

Continua nel tigullio la campagna sui clochard!

Ruba nella cassetta dell’elemosina, arrestato

23 settembre 2009 - Secolo xix

Era intento a “pescare” nella cassetta delle elemosine quando è stato scoperto dal sacrestano che ha chiamato i carabinieri e lo ha fatto arrestare: è accaduto a Chiavari, nella riviera del Levante genovese.

In manette - mentre rubava le elemosine dalla cattedrale Nostra Signora dell’Orto - è finito un senzatetto cinquantenne originario di Rapallo. L’uomo, che nella sua “pesca” aveva raccolto 23 euro in monetine e si stava dedicando ad una seconda cassetta della questua, verrà processato domani con rito direttissimo.

sabato 19 settembre 2009

Ecco il risultato!!!

Continua la storia!!

Senza tetto, verso una raccolta di firme a favore

Debora Badinelli - 19 settembre 2009 - Secolo xix

Una “contro-petizione” per dare voce a chi non è contrario alla mensa dei poveri. La proposta arriva da persone che, negli anni, hanno sostenuto i frati cappuccini di Portobello a Sestri Levante e non condividono la mobilitazione contro i senzatetto utenti della mensa dei poveri gestita dai religiosi. «È pazzesco sostenere che queste persone deturpano la città - dice prete Rinaldo Rocca, presidente del Villaggio del ragazzo - C’è chi pensa a una “contro-petizione” per consentire ai sestresi che la pensano diversamente dai promotori della petizione, avviota per allontanare i poveri, di potersi esprimere. Mi sembra una buona idea: se prenderà forma, la sosterrò. Mi indigna notare - aggiunte il sacerdote - che di fronte a un problema di povertà che sta crescendo si pensi al decoro urbano. Ai poveri va almeno riconosciuto il diritto di esistere».

A proposito di decoro prete Rocca ricorda un episodio risalente al Duemila. «Quando posammo una croce sul Monte Zatta - racconta - ci fu qualcuno che disse che le croci deturpano il paesaggio. Un’esagerazione? Chissà, però la polemica degli ultimi giorni mi ricorda quel vecchio episodio». Prete Rocca, come già aveva fatto nel suo intervento di ieri monsignor Calogero Marino, vicario diocesano, si richiama al Vangelo e al diritto al pane. «È urgente capire che la fame aumenta anche tra le persone “normali” - spiega - tra quelle che perdono il lavoro, hanno lo sfratto, sono sole, anziane. Casi della vita che possono generare l’esistenza vagabonda che vediamo nelle nostre strade. Di fronte al dilagare della povertà è necessario una prova di solidarietà, fraternità e accompagnamento. Prima si pensa al pane e poi, casomai, si cerca un posto alternativo per la mensa». Il presidente del Villaggio racconta alcune sue esperienze personali a contatto con persone che non hanno nulla o stanno perdendo ciò che avevano. Esperienze che lo hanno indotto a pensare a una struttura di accoglienza per senzatetto. Un dormitorio da realizzare in una porzione del complesso della comunità Chiarella di Sampierdicanne, a Chiavari, al pianterreno della cosiddetta “Agricola”. Un presidio (l’unico tra Genova e La Spezia) che offra risposte immediate, ma di breve durata per far fronte all’emergenza. Un progetto che prete Rocca ha condiviso con la diocesi e la Caritas di Chiavari, i distretti socio sanitari della Asl 4 chiavarese. «Spero di poterlo presentare al più presto al Comune di Chiavari», spiega.

«Siamo disponibili a parlarne - dice il sindaco, Vittorio Agostino - ma sarà fattibile solo se rispetterà le leggi urbanistiche vigenti».

mercoledì 24 giugno 2009

Bella iniziativa!

A Chiavari un dormitorio per senza tetto

23 giugno 2009
Debora Badinelli
Secolo XIX > LEVANTE

Claudio Scajola visiterà il Villaggio. L’arrivo del ministro allo Sviluppo Economico è atteso per lunedì 13 luglio. La data è diversa da quella riportata sul periodico del Villaggio perché recentemente adeguata agli impegni istituzionali del ministro.

La visita seguirà di pochi giorni l’anniversario della morte (avvenuta il 6 luglio 2006) di don Nando Negri, fondatore dell’opera diocesana di San Salvatore di Cogorno e delle strutture a essa collegate. La visita, inoltre, si inserisce in un periodo di importanti progetti per il Villaggio che sta adeguando e diversificando il servizio offerto ai tossicodipendenti attraverso la comunità Chiarella di Sampierdicanne e proprio lì, al pianterreno della cosiddetta “Agricola”, vorrebbe creare un dormitorio per senza tetto.

Un’idea - coltivata insieme a don Nando - alla quale prete Rinaldo Rocca, presidente del Villaggio, lavora d’intesa con la diocesi e la Caritas di Chiavari, i distretti socio sanitari della Asl 4 chiavarese. L’obiettivo è creare una struttura di accoglienza per i senza fissa dimora, un presidio (l’unico tra Genova e La Spezia) che offra risposte immediate, ma di breve durata per far fronte all’emergenza. Questione che lo scorso inverno è emersa con prepotenza a causa dell’aumento di persone allo sbando che cercavano rifugi di fortuna in edifici abbandonati come la Colonia Fara di Chiavari e l’ex hotel Astoria di Lavagna.

Il centro di ascolto Caritas di Chiavari, tra ottobre 2008 e maggio 2009, ha ricevuto 65 richieste di prima accoglienza e si è occupato di 69 casi relativi a problemi per la casa. L’occasione per presentare il progetto del dormitorio la offre il quattrocentesimo anniversario dell’apparizione mariana a Chiavari. Il prossimo anno, infatti, la Chiesa diocesana organizzerà iniziative religiose e culturali legate all’apparizione di Nostra Signora dell’Orto e in quest’ambito il Villaggio e il vescovo, monsignor Alberto Tanasini, vorrebbero dar vita al centro di accoglienza notturna. Don Mario Ostigoni, segretario del comitato per le celebrazioni del centenario di Nostra Signora dell’Orto, parla della realizzazione della struttura come di un «segno tangibile da lasciare alla storia».

Prete Rocca spiega di aver visitato alcuni punti di accoglienza per “barboni” esistenti a Genova e di aver offerto la disponibilità del Villaggio a ospitare il dormitorio. «Il progetto prevede un costo complessivo di 461 mila euro e non possiamo accollarcelo: - dice - abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per recuperare i fondi necessari. Per adesso abbiamo un piano di fattibilità per un rifugio con venti posti, divisi in due sezioni, maschile e femminile, ognuna con servizi igienici e docce.

I Cavalieri di Malta hanno già offerto la loro disponibilità ad aiutarci e sarà necessario formare un gruppo di volontari che possano supportare nella gestione, rendendola meno onerosa». Il dormitorio avrà un ingresso autonomo, sarà dotato di reception, atrio e sala per l’accoglienza, la rifocillazione e l’incontro. «Quella che potremo offrire sarà un’accoglienza temporanea - spiega Rocca - Prevediamo un filtro all’ingresso che garantisca condizioni di gestibilità e sicurezza. Il dormitorio per il quale stiamo lavorando - aggiunge - non sarà un incentivo al vagabondaggio. L’auspicio è che nasca una rete di associazioni ed enti che condivida e renda possibile il progetto».

giovedì 9 aprile 2009

Anche questo succede!!

La “guerra” degli accattoni

Secolo xix 08 aprile 2009| Simone Schiaffino

Il cronista del Secolo XIX mentre chiede l’elemosina

«Vicino a me? No, devi stare lontano. Cinquanta, 100 metri almeno da qui. Non possiamo essere attaccati. Sei nuovo? Non ti ho mai visto. È meglio che te ne vai...».

S’impara subito la regola della distanza, a chiedere l’elemosina. Esistono zone, addirittura, dove non si può. Perchè le decine di mendicanti, soprattutto romeni, che da qualche tempo si sono stabiliti a Chiavari, si sono suddivisi, spartiti il territorio del centro cittadino. Le posizioni strategiche dove chiedere qualche spicciolo ai passanti sono quelle, va da sé, dove c’è il maggiore viavai di gente: tra le colonne della cattedrale di Nostra Signora dell’Orto, sugli scalini di fronte all’ingresso della stazione ferroviaria, o in corso Garibaldi, sotto i portici, tra le persone che entrano ed escono dai negozi.



La linea dell’orizzonte, per un “barbone”, è all’altezza del ginocchio. Seduti a terra, sul freddo pavimento di corso Garibaldi, si notano particolari che camminando non vengono colti. Il passo trafelato di un colletto bianco e la sua ventiquattr’ore, l’indifferenza di una mamma che spinge un passeggino (il bimbetto però guarda curioso il cronista-clochard) il buon cuore di una pensionata, che supera il berretto lasciato a terra contenente qualche moneta. Ma dopo qualche metro si ferma, fruga nella borsetta, torna indietro e lascia il suo obolo. «Tieni». Venti centesimi, il “tu” colloquiale, e un indulgente sorriso.

A Chiavari ci sono sempre più mendicanti. L’altra mattina ce n’era uno (falso) in più: un cronista del Secolo XIX che, abiti sporchi, stampella e berrettino teso verso i passanti, ha viaggiato attraverso i punti della città dove va in scena l’accattonaggio. Ogni giorno, con modalità differenti: passivamente, seduti a terra aspettando qualche spicciolo, oppure, in piedi, avvicinandosi alla gente che passa, tendendo il berretto alla generosità verso uno sconosciuto male in arnese. E magari, anche insistendo.

Le undici del mattino. In corso Garibaldi ci sono due romeni che mendicano sotto i porticati, uno sul lato di ponente, uno sul lato di levante. Il tentativo di sedersi e chiedere l’elemosina vicino a loro fallisce miseramente. La loro reazione, più che altro è di diffidenza, ma non aggressiva. «Più lontano», dice uno. «Non qui, ci sono già io», replica l’altro, dopo il tentativo di accovacciarsi nelle vicinanze di una panetteria, dove si trova il vero “barbone”. Proviamo altrove.

È davanti alla stazione ferroviaria, corso Gianelli, che, l’allontanamento del cronista-clochard avviene in modo minaccioso. Da parte di un accattone, dall’accento apparentemente romeno anche lui. «È meglio che vai via. Qui ci sono io, non vedi? Stai almeno a cento metri. Vattene!». Eseguiamo, per zoppicare fino all’ingresso del municipio. Il portico di Palazzo Bianco, l’entrata del Comune. Un agente della Municipale a cui chiediamo se possiamo sederci a terra ed esporre il berrettino per la questua proprio lì. «Qui? No. Vai davanti alla chiesa, dai. Non si può davanti al Comune».

Immense le colonne della cattedrale di Nostra Signora dell’Orto. Ancora di più se osservate seduti sul pavimento di marmo. L’enorme portone è ancora aperto, chiuderà a mezzogiorno in punto. E qualche fedele entra o esce dal tempio cristiano. Un uomo di circa 50 anni, coppola, occhialini e passo svelto, allunga 50 centesimi. «Questi sono per te», sorride, anche lui. E poi va verso la statua di papa Wojtyla, per accarezzargli la mano.

I giardini tra la cattedrale e la stazione ferroviaria sono l’ultimo punto “strategico” dell’accattonaggio, perché crocevia del traffico di tutto il centro di Chiavari. L’apparecchio per il pagamento del parcheggio delle auto è una zona ambita: le persone arrivano, hanno già il borsellino in mano. Devono fermarsi e inserire le monete nella macchinetta: non possono tirar dritto indifferenti, o dire “mi spiace, non ho monete”. Qui, nei giardini davanti agli uffici della Procura, del tribunale e delle Poste, ci sono due giovani ragazze, rom o forse slave.

«Se ti vedono i nostri fratelli...» «Perché?» «Perché questa è la zona della nostra famiglia adesso - dice la più grande delle due, avranno sì e non vent’anni - Vai via, è meglio, loro sennò si arrabbiano... Ma chiedi l’elemosina?». Ci allontaniamo, prima che il travestimento ci “tradisca”, prima che arrivino i “padroni” della zona. Per la cronaca, in due ore di accattonaggio (e all’esordio assoluto) abbiamo racimolato 3,85 euro. Che sono stati offerti dal cronista-clochard ad un mendicante. Vero, questa volta.