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mercoledì 10 aprile 2013

Da non perdere....


Mario Prosperi porta in scena “Barboni: favola metropolitana”

Al Sala Uno Teatro di Roma dal 13 al 21 aprile



Col titolo “Barboni: favola metropolitana” Mario Prosperi si accinge a mettere in scena il quarto testo di Maricla Boggio, dopo Doppiaggio (2003), Sibilla (2007) e Scena prima (2011). Si tratta del primo che viene presentato come progetto finanziato dalla Regione Lazio al Teatro sala Uno, ma si sono citati i precedenti perché provano una convergenza artistica. Il testo di cui parliamo è impertinente e puntuale, perché i barboni che troviamo in esso sono - come dire? - neobarboni: sono esponenti di una classe media ridotta ai cartoni. C'è chi ha una motivazione di libertà, di ribellione, chi invece in questa libertà si è trovato a causa di un licenziamento; c'è un barbone “da generazioni”, qualcuno per cui è uno stile di vita ereditario; c'è chi grida al vento maledizioni al coniuge infedele, chi dà fuoco ai cartoni in cui vivono i barboni, col rischio di bruciarli vivi, c'è un universitario che li soccorre come volontario della Caritas e una suora – suor Palla – che cucina polpette da distribuire. La trama si movimenta quando un'ex attrice, Gloria, capita nel suo vagabondaggio sotto il portico di un palazzo dove riconosce tra il piccolo popolo dei senza casa un gentiluomo, ora in fuga da se stesso, con cui condivise un periodo più fortunato della vita. Gloria gli rivela che sta pensando ad un film sui barboni, una “favola metropolitana”, per cui vuole conoscerli bene, fare per un po' la stessa vita, interrogare i loro destini. E le viene rivelato intanto che il gentiluomo sta lui stesso studiando i suoi compagni di emarginazione con un fine di utilità sociale: dà loro una possibilità, con piccole somme di cui non rivela la provenienza, di intraprendere attività di loro scelta, purché con un impegno di continuità, e in tal modo combatte la loro autodissoluzione. Questo appare subito a Gloria il soggetto che cercava: il sapore amaro, anche disperato, di una condizione che si considera senza ritorno trova la contraddizione e il sollievo di qualcuno che fa un esercizio volontario di fiducia, ma ricevendo anche un utile dall'impiego delle persone che riscatta dalla miseria. La scena sarà affidata a Valerio Di Filippo, i costumi ad Helga Williams, le musiche saranno suonate dal vivo con il violino da Iris Walther, i ruoli saranno affidati a Mario Prosperi (il principe), Paola Sebastiani (Gloria), Gino Nardella (un barbone chiamato “Internet” perché non lascia mai il computer),  Roberto Zorzut (il barbone “da generazioni” che recupera alberi di natale e altre piante), Beatrice Messa (una metallara in rivolta da una famiglia pariolina), Gabriele Granito (il volontario della Caritas che distribuisce le polpette di suor Palla). In scena al Sala Uno Teatro di Roma dal 13 al 21 aprile.

fonte : http://www.ilvelino.it/it/article/mario-prosperi-porta-in-scena-barboni-favola-metropolitana/ce7c1541-9599-40a0-b2d4-2b372567b357

Grazie !


Accade anche questo, un giovane giornalista si è spinto troppo in là nella sua indagine, fingendosi un clochard e vivendo come fanno i barboni, nel freddo della notte è stato colto da malore.
In Gran Bretagna la notizia della tragica morte di Lee Halpin, reporter che stava facendo delle indagini sui clochard. Il giornalista di 26 anni avrebbe dovuto trascorrere una settimana con i senzatetto e dormire con loro per strada. La città scelta era quella di NewCastle.
Però il fisico del reporter non ha retto alle temperature basse della città.  Halpin è stato trovato privo di vita in un edificio a Westgate Road. Il reporter lavorava per Channel 4, emittente inglese.
Aveva spiegato, prima di iniziare questa esperienza, perché lo avrebbe fatto, cercherò di interagire con più barboni possibile, calandomi se sarò in grado, nel loro stile di vita.
Il giovane reporter avrebbe voluto aiutare i barboni con la sua esperienza.  Daniel Lake è uno dei migliori amici di Lee Halpin parla di lui dicendo che non si conoscono i dettagli della morte, ma forse si è trattato di ipotermia. La tragica morte fa pensare ai 2.300 morti proprio mentre dormono per le strade.  Questi i dati ufficiali delle statistiche dello scorso anno.

giovedì 8 dicembre 2011

Civiltà ?

In Ungheria barboni e vagabondi potranno essere multati o arrestati per occupazione permanente del suolo pubblico
in Ungheria, barboni e senzatetto potranno essere sanzionati con una multa sino a 150 mila fiorini (circa 500 euro) o addirittura arrestati per vagabondaggio.

Già la scorsa settimana, quando il provvedimento era ancora in fase di discussione, erano stati fermati dalle forze dell'ordine diversi manifestanti che si erano riuniti in un sit-in di protesta di fronte agli uffici del sindaco.

Durante la manifestazione, che ha avuto luogo nella sede della municipalità dell'ottavo distretto di Budapest, un uomo aveva esibito un cartello con su scritto "I barboni non sono criminali", ma a poco sono valse le proteste.

Alcuni deputati della maggiornza al governo e i sindaci di alcuni distretti hanno detto di esser consapevoli che i senzatetto non saranno in grado di pagare la cifra richiesta, ma hanno anche aggiunto che la normativa servirà da monito per allontanare quanti "dimorano in modo permanente nei parchi pubblici, nei sottopassaggi o sulle strade".

fonte :  http://it.peacereporter.net/articolo/31579/Ungheria,+approvata+normativa+contro+i+senzatetto

giovedì 7 luglio 2011

Che scoperta!!

New York - «Mi chiamo Chris Coon e questo è un esperimento sociale che mi aiuterà a non essere più un senzatetto, a prendermi cura delle mie due figlie e ad avere una vita migliore. vi prego, fate una donazione di uno o due dollari».

L’elemosina del nuovo millennio si fa e si chiede seduti comodamente davanti a un pc. In un’area free wi-fi di New York, a Union Square Park. Con un laptop di seconda mano, recente omaggio di un’anonima generosa signora, che è rimasta affascinata dal suo progetto, Coon ha messo su un sito, “Ask a Million”, costato 41 dollari (sopra l’incipit della presentazione in home page) per tentare di diventare milionario senza lavorare. Bastano lunghe passeggiate per la Grande Mela, un profilo Facebook e Twitter, un blog e un conto aperto su Pay Pal.

Coon, faccia da vichingo e capello rosso gelatina, è un disoccupato ventinovenne, che alla soglia dei 30 ha deciso di fare un po’ i conti con la sua vita da sbandato, passata ad attraversare gli Stati Uniti di lavoretto in lavoretto o di prigione in prigione.

In tutto questo suo peregrinare ha trovato anche il modo di fare due figlie, una di sette anni e una di 14 mesi. Da un po’ di tempo le bimbe vivono dalla zia, perché Coon, che non si può permettere una casa, è andato ad affollare le file dei nuovi poveri americani che si accampano in strada e mangiano alla mensa dei barboni.

Sarebbe stato uno dei tanti senzatetto a chiedere i soldi con un cappello in mano, seduto per ore sui marciapiedi, a guardare scarpe e pantaloni dei passanti, se a maggio non gli fosse venuta questa idea. Banale e dirompente. Puntare a essere milionario, usando tutti i circuiti dei social network, e il binomio curiosità-pubblicità che la sua storia suscita. E sfruttare il semplice meccanismo del dono che costa poco e vale tanto. Di un dollaro in meno dalle tasche neanche ce ne accorgiamo, ma se un milione di persone quel dollaro lo destina a un unica persona, per lui diventa un patrimonio. Socialismo individualista o capitalismo questuante? Il progetto di nuova economia-fai-da-te Coon lo descrive anche come un’operazione sociologica: «Vorrei vedere per quanto tempo e quante persone avranno cura di aiutarmi - scrive sul suo sito - E quali sono le differenti reazioni davanti alla richiesta di un dollaro».

“Ask a million” è un diario aggiornato quotidianamente, su cui Coon appunta quanti soldi riceve e come li spende. Il 2 luglio, per esempio scriveva: «Importo realizzato 47 dollari. Importo speso 73 dollari. 60 li ho inviati a mia zia per i pannolini e il latte delle mie figlie. 8 li ho spesi per cibo e caffè e 5 per comprare ai miei amici senzatetto caffè e hamburger da McDonald’s». Una lista spese precisa e trasparente. Dagli inizi di giugno, quando finita la fase di rodaggio di un mese, ha fatto partire il suo piano di elemosina telematica, ha accumulato 1381 dollari e ne ha spesi 1376. E poi visto che è lui stesso a definirlo un “esperimento sociale”, sul sito si trovano anche gli identikit dei suoi donatori divisi in percentuale per sesso, età, etnia, area di provenienza. Tra il 14 giugno e il 24, giovani, bianchi e donne risultano i più generosi, con una media di 1 dollaro e 17 centesimi a testa.

Facebook, Twitter e un video postato su YouTube, con tanto di immagini strappalacrime delle figlie, lo hanno sicuramente aiutato ad allargare il pubblico di potenziali benefattori, ma Coon non ha mai abbandonato la strada. Ne macina tanta, al centro di New York, e con un blocco per appunti in mano, descrive il suo progetto. A chi accetta di donargli qualche dollaro consegna anche una ricevuta. Sì, perché il mendicante 2.0 ha regole ferree e metodo: cercare di ricordarsi sempre la faccia del donatore per non disturbarlo due volte; non chiedere mai soldi prima delle 13, perché la gente entra al lavoro e va di fretta e mai mentre mangiano; non insistere, ed evitare i treni della metropolitana. Troppa concorrenza.

Il video del senzatetto:

Meglio poi puntare alle coppie, perché in quel caso le stesse parole, “Ehi amico hai mica un dollaro”, valgono per due. Meno fatica. Per il primo mese è riuscito a racimolare uno stipendio. Ma di questo ritmo ha calcolato che l’obiettivo del milione lo centrerà solo nel 2054. Per accelerare i tempi sta pensando di differenziare il business: venderà magliette a distanza. E sopra ci sarà scritto: «Solo un ragazzo senzatetto poteva fare questo esperimento». Uno, come spiega Coon al The Local East Village, che nella sua vita «avrà chiesto un dollaro almeno a cinque, sei milione di persone». Un vero e proprio lavoraccio.

martedì 12 aprile 2011

Ma va?

Sei un barbone? Nessuno ti soccorre: le associazioni, 112 e 113 latitano. Milano. Un senzatetto disteso per terra, sul marciapiede. Immobile, forse ubriaco, magrissimo. A pochi metri di distanza ragazzi e ragazze davanti a un locale: parlano, scherzano, qualcuno beve un cocktail: nessuno si accorge del clochard. E' un sabato d'aprile, una serata di caldo fuori stagione. Siamo in pieno centro a Milano, in via Lecco, proprio dietro Porta Venezia. Ma se un cittadino decide di non far finta di niente e chiamare i soccorsi, carabinieri e polizia non rispondono. E anche l'assistenza delle associazioni lascia a desiderare... IL 112 E IL 113 NON RISPONDONO - E' l'una di notte. Né il 112 né il 113 rispondono alla chiamata. Risponde solo il 118: l'operatore assicura di "aver messo in nota per mandare un'ambulanza". E aggiunge di chiedere al senzatetto se "ha necessità di essere portato in ospedale". Sì proprio così: è il cittadino che deve "intervenire" cercando di scoprire se l'uomo disteso per terra e ha bisogno di aiuto. E non è chiaro entro quanto tempo l'ambulanza arriverà. IL CENTRALINO DEL COMUNE DI MILANO RIMANDA AI CITY ANGELS - Il senzatetto si muove e prende il contenitore di cartone che ha accanto a sé e beve un po'. Allo 020202, il numero del centralino di Milano, risponde un operatore che spiega di non poter intervenire direttamente. Ma suggerisce di rivolgersi ai City Angels, l'associazione di volontari che opera a Milano e in altre 16 città, e fornisce un numero di cellulare da contattare. I CITY ANGELS LAVORANO DALLE 21 ALLE 24 - Al numero di cellulare, fornito dal dipendente del centralino di Milano, risponde Dennis, un operatore dei City Angels. Ma è ormai l'una e mezzo di notte: Dennis spiega che non può intervenire nessuno perché i volontari dell'associazione svolgono il servizio fino alle alle 24. E suggerisce di richiamare la mattina successiva. "I nostri volontari - spiega ad Affaritaliani.it il presidente dell'associazione Mario Furlan - fanno un pattugliamento tutti i giorni dalle 21 alle 24 e il sabato anche il pomeriggio: assistiamo i senzatetto con l'unità mobile e se c'è un'emergenza restiamo anche oltre l'orario altrimenti rientriamo. Nella stagione calda garantiamo questo servizio sempre negli stessi orari ma solo dal lunedì al venerdì. Facciamo quello che possiamo, ci piacerebbe poter coprire tutta la notte ma non rientra nelle nostre possibilità anche perché abbiamo anche la casa famiglia da gestire e l'attività di tutela del cittadino, per esempio sui mezzi pubblici, che svolgiamo sempre di notte con squadre a piedi. Comunque ogni sera, nella stagione fredda, assistiamo dai 200 ai 300 senzatetto, che scendono a 200 nella stagione calda. I posti in cui siamo presenti regolarmente sono: stazione Centrale, Cadorna, Arco della pace, stazione di Lambrate, stazione di Greco- Pirelli, viale Liberazione". E aggiunge: "Quasi tutti accettano il nostro aiuto, che per prima cosa è di tipo materiale (cibi, vestiti, coperte) ma c'è anche chi rifiuta. Poi bisogna capire se è una persona che si può recuperare o meno, e questo è difficile nei casi in cui uno beva o sia malato di mente. E in questo notiamo la differenza tra italiani e stranieri: questi ultimi sono molto più disponibili a un cammino di recupero perché vengono in Italia perché vogliono integrarsi mentre se un italiano finisce sulla strada è perché ha perso la famiglia o il lavoro quindi si trova in una situazione più critica. Abbiamo un accordo con il Comune per questo servizio: forse l'operatore che ha risposto non era a conoscenza dei nostri orari". UNA PATTUGLIA DELLA POLIZIA MUNICIPALE NON INTERVIENE - Coincidenza vuole che una pattuglia della polizia municipale arrivi in una strada vicino a via Lecco, seguita da un'ambulanza e dai vigili del fuoco per un altro intervento. Ma la poliziotta, informata del caso del senzatetto lì vicino, risponde di fretta dicendo di chiamare la centrale allo 020208. ARRIVA L'AMBULANZA DEL 118 - Infine, dopo circa un'ora, è il 118 a intervenire. Gli operatori si avvicinano al senzatetto, capiscono che ha bevuto, e gli chiedono se vuole essere portato al pronto soccorso per continuare a dormire al coperto. Ma l'uomo non vuole e chiede di essere lasciato lì. "Era cosciente e ha risposto educatamente - racconta l'operatrice del 118 -. Ci occupiamo di tanti senzatetto: a volte non rispondono oppure diventano aggressivi. E di solito si tratta di persone che bevono: d'inverno per non sentire il freddo e d'estate per non pensare alla condizione in cui si trovano". E aggiunge: "Se si vede una persona per terra è sconsigliato avvicinarsi o parlarci perché può reagire in modo violento. E' sempre meglio chiamare i soccorsi". Soccorsi che, in ogni caso, si "limitano" a chiedere al clochard se vuole essere portato in ospedale: "Quando vogliono venire con noi - spiega l'operatrice - di solito trascorrono la notte al riparo e poi la mattina se ne vanno e tornano in strada". Oppure decidono fin dall'inizio di non muoversi da lì. fonte:http://affaritaliani.libero.it/sociale/senzatetto_lasciato_per_strada_a_milano110411.html

mercoledì 2 marzo 2011

Grazie!

Addio Annie Girardot
clochard sul set di Bologna

L'attrice si è spenta a Parigi a 79 anni. Da tempo affetta da morbo di Alzheimer, era stata una delle più prestigiose interpreti fra gli anni Sessanta e Settanta. Sotto le Due Torri aveva girato "Faccia di lepre", film in cui interpretava il ruolo di una senzatetto.

L'attrice, icona del cinema francese e mondiale, si è spenta a Parigi a 79 anni. Da tempo affetta da morbo di Alzheimer, era stata una delle più prestigiose interpreti degli anni Sessanta e Settanta. Jean Cocteau l'aveva definita "il più bel temperamento drammatico del dopoguerra" e anche Bologna aveva avuto modo di conoscerla e di amarla.

Sotto le Due Torri la straordinaria interprete girò "Faccia di lepre", film del '91 diretto da Liliana Gianneschi che tra i suoi interpreti annoverava anche un giovanissimo Felice Andreasi. Una storia al femminile che scava nel disagio e nella follia per raccontare sentimenti come la solidarietà e l'amicizia. L'attrice incarnava i panni di un'anziana barbona, con alle spalle una vita di dolorosi segreti.

La Girardot tornò a Bologna nell'agosto del '99 per la rassegna "Italia taglia" di Tatti Sanguineti. Quell'anno in programma c'erano 32 titoli celebri per essere stati censurati. L'attrice presentò le scene proibite dei film "La donna scimmia" di Marco Ferreri e "Rocco e i suoi fratelli" di Luchino Visconti. Usò parole di affetto e stima per entrambi gli autori e sottolineò come incontrare Visconti le avesse cambiato la vita. Non solo professionalmente, ma anche sul piano personale perchè sul set conobbe Renato Salvatori, l'attore italiano che sarebbe poi diventato suo marito e padre della figlia Giulia. Quando le domande dei giornalisti toccarono il rapporto con Salvatori divenne impaziente. Ricordò come i giornali dell'epoca avessero parlato dell'amore tra "l' intellettuale brutta e il bello cretino" per smontare quelle che considerava vere e proprie offese.

Incantò il pubblico della Cineteca parlando senza lesinare aneddoti e curiosità. Di Visconti ricordò che "sul set era duro ed esigente, ma era anche molto divertente e generoso: a Natale faceva regali a tutti". A Ferreri, un "grande amico" la legava anche l' amore per la buona cucina. "Era un gran goloso. Sua moglie cercava sempre di limitare la sua voracità, con esiti a volte esilaranti. Come quella sera quando Marco, senza farsi vedere, con una dito scavò a poco a poco un tunnel all' interno di un gigantesco dolce finchè questo crollò, ormai completamente svuotato". "Abbiamo riso tanto con lui - ricordò - Ci trovavamo spesso con Tognazzi e Mastroianni. Era una festa continua di gourmet".

Sei anni dopo la sua tappa bolognese l'attrice girò con Haneke il suo ultimo film, "Niente da nascondere". Due anni prima aveva pubblicato l'autobiografia intitolata 'Partir, revenir' (Partire, tornare) forse con la consapevolezza che l'Alzheimer avrebbe presto cancellato ogni ricordo. Sarà poi Giulia, la figlia nata dall'amore con Renato Salvatori, a rivelare il dramma della malattia nel libro "La Memoire de ma mere" (la memoria di mia madre). Oggi a Parigi, città in cui era nata, l'attrice si è spenta.

Fonte: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/02/28/news/addio_annie_girardot_clochard_del_cinema_bolognese-13013636/

sabato 25 dicembre 2010

Un giorno l'anno!!

COLDPLAY, NATALE CON I SENZATETTO

23 dicembre 2010

LONDRA (INGHILTERRA) – Natale con i senzatetto per i Coldplay. Il gruppo britannico, che entro tre mesi dovrebbe pubblicare il quinto disco di studio, ha tenuto un breve concerto a Liverpool; il cantante Chris Martin ha voluto nel coro dei senzatetto e, commosso dall’impegno, alla fine dello show ha annullato la cena con i dirigenti della sua etichetta. Martin ha snobbato il pasto da cinque portate e ha invitato i senzatetto nel backstage. Qui il frontman ha ordinato 25 sacchetti di patatine e dodici teglie di pizza e ha trascorso la fine della serata con i disagiati. “La security era preoccupata e ha cercato di mettergli fretta”, ha riferito un membro dell’entourage dei Coldplay, “ma lui si e’ preso tutto il tempo necessario”.

fonte: http://www.italpress.com/spettacoli/10838/musica-coldplay-natale-con-i-senzatetto

martedì 21 dicembre 2010

Sono molto vicini a noi!

Nuovi poveri, allarme a Rapallo

Uomo. Italiano. Cinquantenne. Disoccupato o divorziato. È questo l’identikit del nuovo senzatetto. Un identikit che sovverte ogni stereotipo: chi è costretto a dormire per strada non è lo straniero. Non è il tossicodipendente o l’alcolizzato. È l’italiano che, piegato dalla crisi economica, ha perso il lavoro. Situazione ancora più drammatica, quella delle persone che non solo hanno perduto l’impiego, ma che hanno visto anche andare in frantumi la famiglia: c’è chi, con il divorzio, ha dovuto lasciare la casa alla ex moglie e ai figli. E si è trovato così a dormire in strada.

Solo a Rapallo, l’associazione “Gli Ultimi” si sta prendendo in queste notti cura di una decina di persone – tutti uomini, tutti italiani, quasi tutti sui 50 anni di età – che, nonostante le temperature rigide, non avendo altri ripari dormono all’aperto. Soprattutto alla stazione ferroviaria di Rapallo, oppure nell’area dell’ex scalo merci o, ancora nella zona dell’auditorium delle Clarisse. E proprio dall’associazione “Gli Ultimi” arriva un appello alla città: servono coperte, per dare una mano a queste persone. Perché il freddo è il nemico peggiore: l’altra notte, un clochard di 54 anni è morto stroncato dal gelo, a Torino.

È dal novembre 1995 che i volontari dell’associazione “Gli Ultimi”, fra le varie attività – dai corsi di italiano per stranieri alla distribuzione di alimenti alle famiglie indigenti – di sera sono in strada, a Rapallo, per distribuire bevande calde e coperte a chi ha bisogno. «Dal 1995 a oggi i senzatetto sono cambiati – dicono i volontari dell’associazione – Se prima c’era soprattutto chi aveva problemi di tossicodipendenza, ora chi dorme all’aperto è soprattutto l’italiano che si è trovato per strada dopo aver perduto il lavoro o dopo aver affrontato un divorzio. La situazione è doppiamente difficile: perché chi si trova in strada a 50 anni, dopo una vita passata con una casa e un lavoro normale, non sa vivere così. C’è chi finisce per alzare un po’ il gomito per cercare di contrastare il freddo. E, passati i fumi dell’alcol, queste persone che diventano sempre più deboli e spesso si ammalano».

Sono in cinque i volontari dell’associazione “Gli Ultimi” che fanno il giro serale, a Rapallo: portano bevande calde, coperte. Un po’ di conforto. Chi si è trovato all’improvviso in strada non ne va certo fiero. E, per questo, non si confida volentieri. «Cerchiamo di dare anche un supporto psicologico – continuano, dall’associazione – perché è molto facile che queste persone, che nel giro di poco tempo si sono trovate in strada, cadano in depressione».

Instaurare un rapporto con questi nuovi poveri, però, spesso non è semplice prima di tutto per un motivo: sono persone che non amano raccontare le vicissitudini della vita che li hanno condotti a vivere in strada. Ogni giovedì, dalle 19 alle 20, in via Emiliani 32, l’associazione raccoglie e distribuisce generi alimentari alle famiglie bisognose e ai senzatetto.«Fra chi ha una casa ma ha lo stesso bisogno di aiuto ci sono persone che, per vergogna, mandano i famigliari a prendere il pacco con i generi alimentari».

L’allarme più grande, ora, viste le temperature è quello per i senzatetto: perché più volte, non solo a Rapallo ma in tutto il comprensorio del Levante, si è parlato, negli anni, della realizzazione di un centro per accoglierli, di notte. Un progetto che però non si è mai concretizzato.

«Nel ponente ligure sono state trovate delle soluzioni ma anche nelle grandi città come Firenze – spiegano all’associazione – basterebbe un centro riparato, per la notte. Ora, invece, queste persone o dormono nella sala d’attesa della stazione ferroviaria di Rapallo o direttamente all’esterno». Intanto, per chi volesse dare un aiuto, servono coperte: si possono portare direttamente in sede, al giovedì, in via Emiliani 32.

fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/levante/2010/12/20/AMzivSXE-rapallo_poveri_allarme.shtml

lunedì 20 dicembre 2010

E non erano in autostrada!!

Neve e gelo attanagliano l’Italia del nord: morti tre senzatetto

NEVE E GELO IN ITALIA – Dopo l´incubo vissuto venerdì scorso sull´Autosole, quella di sabato è stata un´altra notte difficile in Toscana per gli automobilisti rimasti intrappolati sulla Firenze-Siena, chiusa per decisione dell´Anas e della Protezione civile alle 21, così da consentire il deflusso delle auto in coda per oltre 13 chilometri nella carreggiata ostruita da mezzi sbandati e non rimossi. Prima sono uscite le macchine, poi i camion. Fino alle quattro del mattino una lentissima processione di veicoli ha abbandonato l´Autopalio, rimasta poi sbarrata fino a ieri sera. La circolazione è ancora interrotta nel tratto Bargino-Firenze, invaso dal ghiaccio.

Anche se la grande emergenza è passata, il gelo continua ad attanagliare tutto il Centro nord, in particolare Piemonte, Liguria ed Emilia dove il termometro è sceso parecchi gradi sotto zero. La pioggia segnerà una piccola tregua ma nei prossimi giorni l´Italia tornerà a tremare. Tre clochard sono morti nella notte di sabato a Varese, Torino e Pescara. Oggi nuova allerta meteo in Emilia-Romagna, dove potrebbe nevicare in montagna e in collina mentre nelle pianure ci saranno gelate. Il prefetto di Bologna ha vietato la circolazione ai Tir dalle 22 di ieri sera alle 7 di stamattina su tutto il territorio provinciale, autostrade comprese. Intanto si contano i danni del ghiaccio alle coltivazioni dei campi, dieci milioni di euro secondo la Coldiretti. In più si dovranno calcolare le perdite dei prodotti deperibili provocate dal blocco del traffico su gomma su cui ancora viaggia l´84 per cento delle merci in Italia.

Giornata nerissima anche per i tifosi di Genoa e Sampdoria che si sono visti annullare all´ultimo momento, causa neve, il derby previsto allo stadio Marassi. Oltre 35mila spettatori sono rimasti a bocca asciutta: il sindaco di Genova ha deciso di rinviare la partita a data da destinarsi per mancanza di condizioni di sicurezza. In Toscana tre persone sono morte in incidenti stradali dovuti alla neve, mentre a Firenze le scuole resteranno chiuse anche oggi e gli autobus non viaggeranno a pieno ritmo. Il sindaco Renzi spera nella pioggia, che da stasera dovrebbe cominciare a scendere abbondante.

Il freddo uccide chi vive e dorme in strada. A Varese è morto un clochard molto conosciuto, Antonio Mario Napolitano. Passava la notte steso su dei cartoni e avvolto in un rotolo di coperte davanti alla sede della Ubi Banca, in via Battistero. È lì che lo hanno trovato ieri mattina, per lui non c´era più niente da fare. Napolitano, 64 anni, era stato un restauratore di mobili, finito in strada qualche anno fa, così almeno raccontava, dopo la separazione dalla moglie. I commercianti gli offrivano cibo e gli regalavano vestiti usati, a volte tenevano al sicuro in negozio le sue borse, che erano tutto ciò che aveva. E nel centro di Torino viveva un altro clochard ucciso dal gelo, Sergio Manunza, 54 anni, originario di Cagliari. Aveva allestito un accampamento di fortuna in un angolo dei portici del centro ed è morto nel sonno, il suo fisico non ha retto ai meno 5 gradi raggiunti nella notte in città. Aveva un posto letto garantito dal Comune ma è rimasto all´aperto. Anche a Pescara un senzatetto è stato trovato morto ieri pomeriggio in una baracca abusiva del parco D´Avalos. Era un polacco di 47 anni, a dare l´allarme è stata la moglie che era insieme a lui. Il gelo lo ha ucciso nel sonno.


fonte: http://www.direttanews.it/2010/12/20/repubblica-neve-e-gelo-attanagliano-litalia-del-nord-morti-tre-senzatetto/

lunedì 2 agosto 2010

Concorso!!!

Un concorso letterario per raccontare la vita di chi non ha casa


Un appello alle realtà sociali: carta, penna e storie di vita.

Anche Redattore Sociale parla di noi

ROMA – Un concorso di narrativa e poesia per riflettere sulla questione di chi non ha casa: ecco la novità della “Notte dei senza dimora”, giunta quest’anno alla sua decima edizione. I partecipanti al concorso dovranno narrare, in prosa o rima, la vita di una persona senza dimora. Le prime cinque opere selezionate verranno incluse in un’antologia scaricabile on-line, il cui ricavato servirà per finanziare la manifestazione, e le due opere premiate saranno lette durante l’evento. “Nel corso degli anni ci siamo avvalsi di vari strumenti per promuovere la manifestazione: arte di strada, teatro, mostre fotografiche – spiega Girolamo Grammatico, volontario della Casa di Cartone, una delle associazioni che partecipano al coordinamento per la Notte dei senza dimora. – Quest’anno abbiamo pensato a una maggiore partecipazione dei cittadini. Da qui l’idea di coinvolgerli in un percorso di riflessione, culminante nella produzione di racconti sulla vita di un senza dimora”. “Non ci sono premi – sottolinea Grammatico –. L’obiettivo della Notte è informare e sensibilizzare i cittadini, e così anche quello del concorso: far sì che le persone che partecipano prendano consapevolezza della situazione di chi vive in strada”.

La manifestazione nasce a Milano nel 2000: prendendo spunto dall’Euro-sleep out, meeting nato negli anni ’90, Terre di Mezzo Onlus realizza la prima Notte dei senza dimora, in cui i cittadini, muniti di cuscini e sacco a pelo, si organizzano per dormire all’aperto. L’anno successivo l’iniziativa si allarga a Roma, coinvolgendo poi le piazze delle principali città italiane che, ogni 17 ottobre nella Giornata mondiale contro la povertà indetta dall’ Onu, vedono la presenza di numerosi cittadini pronti a dormire all’addiaccio. Alla base dell’iniziativa l’idea che la condivisione, anche se solo per una notte, di una situazione di precarietà abitativa avvicina i cittadini alle problematiche dei senza dimora, contribuendo a vincere timori e pregiudizi. Con il concorso, si vuole far sperimentare questa nuova prospettiva anche a chi, eventualmente, non dormirà in piazza il 17 ottobre prossimo, “ma avrà fatto comunque, scrivendo, delle proprie riflessioni sulla tematica – aggiunge Grammatico. – Nell’Anno europeo della lotta alla povertà – conclude il volontario – la sensibilizzazione appare sempre più importante, in un contesto di scarsità sia di fondi istituzionali sia di partecipazione cittadina”.

I lavori dovranno essere presentati entro il 12 settembre.

Bando e informazioni al sito www.lanottedeisenzadimora.it/concorso-letterario/

(Serena Chiodo)

fonte: http://www.lanottedeisenzadimora.it/

giovedì 17 giugno 2010

Appello urgente!!

In strada una coppia di ragazzi con un figlio in arrivo. L’appello di Piazza Grande

L’unità mobile di Piazza Grande che distribuisce informazioni utili e generi di prima necessità alle persone senza dimora di Bologna, da alcune settimane sta sostenendo una coppia di ragazzi romeni in attesa di un bambini e che sono costretti a vivere in stazione. Sono persone oneste venute in Italia per lavorare e che hanno solamente bisogno di una possibilità lavorativa e di trovare un posto dove stare. Diffondiamo questo comunicato per fare appello alla cittadinanza di Bologna.

La storia di Adrian e Dorica

Adrian, trent’anni, viene in Italia la prima volta tre anni fa e si stabilisce a Messina dove lavora a lungo come muratore. Nonostante la buona situazione, il desiderio di tornare a casa due anni fa lo riporta in Romania, dove trova un paese che sta cambiando enormemente: l’entrata in Unione Europea ha portato i costi alle stelle, disoccupazione diffusa, forti problemi abitativi. Non riuscendo a trovare un lavoro Adrian deve sopravvivere insieme alla sua famiglia di quattro con la misera pensione del padre: cento euro al mese. La sua fidanzata Dorica, ventiquattro anni appena compiuti, è laureata in economia del turismo, è disoccupata e non ha tante speranze per il futuro. Spinti dalle difficoltà sei mesi decidono di partire per l’Italia: stavolta verranno insieme.

Appena arrivati in Italia Adrian cerca di riprendere i contatti che aveva avuto in precedenza, va a Messina ma non trova nessun lavoro. Va meglio a Dorica che trova lavoro come badante di un anziano signore che però le richiede “attenzioni” particolari che lei non è disposta ad accettare. Adrian la convince a lasciare e comincia la loro odissea. Senza lavoro, senza casa, con pochi soldi, il treno diviene la loro dimora e proprio in questo periodo scoprono di aspettare un bambino. Cercano di risalire la penisola, restano senza mangiare anche per tre giorni e vengono spesso fermati dalla polizia. Proprio su indicazione di alcuni poliziotti per la prima volta arrivano alla Caritas di Formia dove riescono a mangiare qualcosa. Successivamente, sempre alla ricerca di un lavoro, arrivano a Napoli, Salerno, Trento, Modena, Cesena, Rimini: lavoro non ne trovano, ma grazie alle associazioni di volontariato riescono a sopravvivere. Qualche settimana fa il loro viaggio si ferma a Bologna perché privi di biglietto sono costretti a scendere da un treno. Grazie al fortuito incontro con un connazionale passano la prima notte nel sottopassaggio della stazione insieme ad altri otto romeni. In queste settimane a Bologna hanno trovato un minimo di sostegno dalle associazioni e dalle mense per i poveri, ma privi di residenza i servizi sociali non li prendono in carico. Il lavoro non arriva ma il bambino continua a crescere e Dorica non può vivere in strada. L’unica soluzione che le è stata proposta è di andare a dormire in una struttura gestita da suore, dove il suo compagno non può nemmeno entrare. Dorica non si vuole separare dal suo compagno di vita, l’unica persona che in questi mesi non l’ha mai lasciata, e per questo ha deciso di rinunciare al posto. La notte scorsa, come le altre notti, ha dormito nel sottopassaggio della stazione ferroviaria di Bologna.

L’appello di Piazza Grande

Arian e Dorica sono due persone giovani, istruite, che vogliono lavorare per costruire il proprio futuro. In questo momento incontriamo tantissime persone in difficoltà che vivono in strada o hanno una casa ma non sanno come mangiare, ma i due ragazzi sono in un momento di particolare fragilità perché stanno per avere un bambino e la strada non è il posto più adatto per portare avanti una gravidanza. Ci appelliamo ai cittadini bolognesi per chiedere un aiuto a nome dei due ragazzi: hanno bisogno di un lavoro, e di un luogo dove essere ospitati.

Grazie.

Info & Contatti
Email: sms@piazzagrande.it
Cell.3355960097

fonte: http://www.piazzagrande.it/?p=1409

venerdì 21 maggio 2010

Ci hanno pensato!!

iHobo: vivi tre giorni con un senzatetto

Sta per arrivare su AppStore l’applicazione iHobo, nata per scopi di beneficenza ma interessante per la natura del progetto.

In questa applicazione dovremo infatti vivere tre giorni virtuali con un senzatetto e curarne ogni suo aspetto, in pieno stile Tamagotchi. Dovremo quindi dargli da mangiare, riscaldarlo e tenerlo lontano dai guai.

L’applicazione è stata realizzata dall’associazione Depaul UK.

sabato 8 maggio 2010

Ma i nomi dei senzatetto dove sono?



Casacca rossa, maniche della maglia arrotolate al gomito, sorriso stampato e un paio di piatti almeno per mano. Così, ieri mattina, il sindaco di Milano Letizia Moratti (nella foto), madrina dell’«Angel Day», evento di solidarietà in cui i vip hanno servito da mangiare ai senzatetto milanesi. Nella casa di accoglienza di viale Ortles, «dove solo l’anno scorso - ha sottolineato la Moratti - sono stati ospitati 1.200 bisognosi», oltre al primo cittadino si sono dati da fare tra i tavoli di plastica anche molti volti noti dello spettacolo, da Roberto Vecchioni a Jo Squillo, da Leone Di Lernia a Tony Dallara.

fonte: http://www.ilgiornale.it/interni/e_moratti_serve_tavoli_clochard/07-05-2010/articolo-id=443389-page=0-comments=1

mercoledì 5 maggio 2010

EMERGENZA!

I sindacati aprono il fronte sfratti: lavoratori ridotti a fare i senzatetto


Melloni (Cgil): servono risorse. Il Comune recupereremo 400 alloggi sfitti


Bologna «Ogni notte ci sono persone che dormono in stazione, altri lo fanno davanti alle chiese, tra questi ci sono anche lavoratori», ha spiegato il segretario bolognese della Cisl, Alessandro Alberani. Ieri i sindacati confederali con una voce sola hanno denunciato l’emergenza casa e dal Commissario, Anna Maria Cancellieri, sono arrivate le prime risposte. Probabile che una parte del tesoretto lasciato in eredità a Palazzo d’Accursio dagli avanzi di bilancio venga destinato proprio lì. «Bisogna capire l’entità delle risorse, ma la certezza è che il Commissario ha messo l’emergenza abitativa all’ordine del giorno», ha spiegato il sub-commissario con delega al Welfare, Raffaele Ricciardi, che, d’ora in avanti, coordinerà gli incontri con i confederali.
Al summit di ieri i sindacati sono stati chiari. «Bisogna prorogare gli sfratti», ha chiesto il segretario della Camera del Lavoro, Cesare Melloni: «Si guardi a quali risorse possono essere messe in campo per soluzioni transitorie». I sindacati spingono per recuperare il progetto delle casette olimpiche di Torino 2006 (proposto dalla giunta Cofferati e accantonato da Delbono) e realizzare l’albergo popolare in via del Pallone. Secondo Luciano Roncarelli della Uil «gli sfratti andrebbero sospesi per sei mesi». Ipotesi difficile da realizzare, però, in quanto il Comune dovrebbe intervenire in un rapporto giuridico tra privati. Resta il fatto che bisogna intervenire al più presto: «Altrimenti ci saranno occupazioni un giorno sì e un giorno no — ha spiegato Alberani —. La vera novità è che adesso ci sono anche i lavoratori per la strada». Cittadini italiani o stranieri con contratti precari non rinnovati che adesso si trovano a passare le notti nel sottopassaggio della stazione, piuttosto che davanti alla chiesa del Baraccano o in zona universitaria. «Alcuni dormono in via dei Mille e in piazza dei Martiri», ha detto Alberani. «Abbiamo intenzione di recuperare tutti quegli alloggi di edilizia pubblica che hanno bisogno di lavori», ha spiegato Ricciardi. Si tratta di circa 400 abitazioni che dopo la ristrutturazione potrebbero andare alle famiglie in graduatoria ma ancora senza casa. Poi Palazzo d’Accursio aumenterà le risorse sul fondo di sostegno all’affitto. Anche i numeri chiariscono la gravità della situazione. L’ultimo studio di Nomisma, commissionato dal Comune e pubblicato lo scorso dicembre, dice che gli affitti a Bologna si mangiano oltre un terzo degli stipendi in tre famiglie su quattro. Secondo la società di studi economici, infatti, il 75 per cento degli affittuari bolognesi paga un canone superiore al 30 per cento del proprio reddito, la soglia di sostenibilità fissata dalla Banca d’Italia, oltre cui gli istituti di credito non concedono prestiti. I sindacati dicono che negli ultimi dodici mesi in provincia di Bologna gli sfratti sono stati circa 3.000, di cui il 90 per cento per morosità. Una percentuale molto alta (trainata dalla crisi), dato che lo scorso anno i morosi erano circa il 40 per cento rispetto al resto degli sfrattati (quelli per finita locazione) che stavano su una quota intorno 60 per cento. Nel 2008 gli sfratti eseguiti nel Bolognese furono 6.636, mentre nelle ultime settimane al tribunale di Bologna si marcia al ritmo di 35 udienze per sfratto a settimana. La fame di case si avverte anche dal numero di richieste per gli alloggi di edilizia popolare. Sul totale delle 8.535 domande, ben 936 sono arrivate negli ultimi sei mesi e mentre sono 898 le integrazioni alle richieste precedenti a seguito di un aggravamento delle condizioni abitative. Infine le quaranta famiglie che da otto giorni occupano le ex scuole Mazzini a Borgo Panigale, non mollano la presa e anzi si riuniranno in un’assemblea pubblica (oggi alle 19,30) aperta alla cittadinanza. A presidiare lo stabile di via Legnano ci sono gli inquilini della tendopoli sgomberata mercoledì scorso davanti agli uffici comunali di piazza Liber Paradisus e una decina di famiglie senza casa.

Marco Madonia

Fonte: http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/economia/2010/4-maggio-2010/i-sindacati-aprono-fronte-sfratti-lavoratori-ridotti-fare-senzatetto-1602952993939.shtml

domenica 25 aprile 2010

La webcam sugli occhiali del clochard!! Mha........

Su un blog francese va in onda la vita di un senza tetto in diretta.
PARIGI

Manu è un clochatd e da 18 anni vive per la strada, fabbricando e vendendo posacenere in una stazione della metropolitana di Parigi per guadagnare qualche spicciolo a fine giornata. Da alcuni giorni la sua faccia è finita su internet e su diversi giornali francesi perchè, insieme con altri tre clochard della capitale, ha accettato di filmare la sua quotidianità con un minitelecamera nascosta, fissata sui suoi occhiali da sole. Le sue giornate si possono vedere sul sito danslapeaudunsansabri.com (letteralmente: nei panni di un senzatetto). Le immagini sono grezze, talvolta sfocate, ma di una realtà sconcertante.

L’iniziativa rientra nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione promossa dall’assistenza sociale francese, il Samu social. «Abbiamo deciso di non prendere più la parola al posto loro, ma di lasciare ai senza tetto la possibilità di mostrare come vivono», ha spiegato alla stampa Stefania Parigi, la direttrice del Samu Social. Così per 24 ore quattro clochard hanno filmato alcuni momenti della loro giornata. Le 40 ore di pellicola sono state poi ridotte a 24 e messe online, volontariamente senza montaggio. Le immagini scorrono quasi in tempo reale, un orologio segna il passare delle ore. Ecco quindi come è tutti i giorni la vita di un senzatetto. Quella vera, vissuta in strada, sotto i corridoi del metrò, fatta di poco, di noia, di disagi. Ci sono la violenza, la solitudine, l’alcol condiviso con i compagni, l’indifferenza della gente. Manu e gli altri hanno filmato i pasti consumati alla mensa dei poveri, il cestino posato a terra con le monete lasciate dai passanti, il sacco a pelo e i cartoni dove dormono la notte, il via vai delle gambe della gente.

La loro vita è fatta di poco, passano ore a vagare, a dormire sulla panchina di un parco, a chiedere l’elemosina seduti davanti all’ingresso di un negozio. Volendo, restando connesso, l’internauta può vivere un giorno intero nei panni di un senzatetto. Ma quando vuole lasciarlo, chiudendo la pagina web, un messaggio di errore compare sul monitor: «Spiacenti - c’è scritto - ma lasciare la strada è molto più difficile»

Fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201004articoli/54391girata.asp

L'indifferenza uccide !!!!!

ROMA (24 aprile) - E' stato il New York Post a sbattere in faccia ai newyorchesi, una volta di più, l'orrore prodotto dall'indifferenza della metropoli. Il quotidiano ha pubblicato on line il video della morte di un eroico senzatetto che, ferito gravemente per salvare una donna da una aggressione, è morto nel suo sangue dopo avere agonizzato per oltre un'ora sul marciapiede, nel disinteresse di almeno 25 passanti.

Il nome che nella Grande Mela nessuno scorderà facilmente è quello di Hugo Alfredo Tale-Yax, 31 anni, ispanico: domenica era corso in aiuto di una donna aggredita all'alba nel quartiere di Jamaica, non lontano dall'aeroporto JFK. L'aggressore gli si era rivoltato contro e lo aveva pugnalato più volte al petto prima di darsi alla fuga. Anche la vittima dell'aggressione era fuggita.

Il New York Post ha ottenuto un filmato agghiacciante: mostra il corpo disteso sul marciapiede mentre accanto a lui passano frettolosi uomini e donne, a piedi o in bicicletta, con cane o senza. Qualcuno si ferma a guardare. Un uomo si avvicina da un palazzo di fronte e fa uno scatto con il cellulare. Un altro scuote più volte il ferito per le spalle, poi se ne va.

Passa più di un'ora prima che arrivino i pompieri e un'ambulanza chiamati da qualcuno che ha dato l'allarme. Troppo tardi per Hugo Tale-Yax, già morto. Anche stavolta l'indifferenza della metropoli ha costretto la città all'esame di coscienza: «È inaccettabile», ha detto una donna che vive in un palazzo vicino. Ma per Tale-Yax è stato troppo tardi.

Il caso ne evoca un altro, famosissimo negli anni Sessanta, avvenuto sempre a Queens: nel 1964 38 newyorchesi assistettero senza muover un dito all'assassinio di Kitty Genovese, una italoamericana di 28 anni, pugnalata a morte in strada in un quartiere dominato da Cosa Nostra. Il delitto divenne il simbolo dell'apatia di New York, dell'indifferenza dell'America urbana e dell'umanità in generale ed ebbe un tragico bis 25 anni più tardi proprio nella stessa zona: Sandra Zahler, 25 anni, violentata e picchiata a morte su una terrazza sotto gli occhi indifferenti dei vicini.

Fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=99258

lunedì 8 marzo 2010

E questi sono giovani normali???????????

Milano: senzatetto aggredito da tre ragazzi, fermati per tentato omicidio

I giovani hanno chiesto soldi e poi hanno infierito con calci, pugni, un manganello e un cacciavite

gli assalitori sono giovani «normali» dell'hinterland

Milano: senzatetto aggredito da tre ragazzi, fermati per tentato omicidio

I giovani hanno chiesto soldi e poi hanno infierito con calci, pugni, un manganello e un cacciavite

MILANO - Un «barbone» è rimasto vittima di un pestaggio che ha avuto come autori tre giovani «normali», ora accusati di tentato omicidio aggravato in concorso a scopo di rapina. L'episodio è avvenuto nella notte, alle 2.40, in via Argelati a Milano, in zona Ticinese. A finire dietro le sbarre sono stati due 20enni e un 24enne che lavora nella rivendita di auto del padre. Tutti incensurati, tutti residenti nell'hinterland, tutti apparentemente «normali», senza disagi o problemi familiari. Eppure ieri, dopo una serata trascorsa nei locali, hanno compiuto un pestaggio premeditato.

LA DINAMICA - Uno del terzetto ha avvicinato la sua vittima e ha chiesto una sigarette. L'uomo, sedicente svizzero ma di fatto senza documenti, ha continuato a camminare, ma è stato bloccato dagli altri due giovani che gli hanno chiesto dei soldi. Circondato è stato impossibile scappare: in due lo tenevano fermo, mentre il terzo colpiva. Si sono dati il cambio per infierire sul suo volto e sul suo corpo esile. Prima lo hanno aggredito con calci e pugno, poi lo hanno colpito con un manganello telescopico alle testa, quindi con un cacciavite lo hanno ferito al gluteo destro. Un'aggressione durata alcuni minuti, solo quando ormai la vittima era a terra si sono allontanati. Alcuni passanti, però, hanno dato l'allarme e i carabinieri del Nucleo Radiomobile hanno fermato i tre vicino al parcheggio di via Magolfa, distante solo pochi metri. Inutile provare a fuggire in macchina o provare a dirsi innocenti: il terzetto è stato riconosciuto dalla vittima, trasportata al Policlinico. Le sue condizioni non sono gravi, ma resta in osservazione per il trauma cranico subito. Una volta in caserma i giovani hanno pianto, mentre i genitori avvisati dai militari sono rimasti sconvolti. Impossibile capire il motivo del pestaggio e perchè girassero armati. Rinchiusi a San Vittore per loro l'accusa del pm di Milano, Luca Poniz, è di tentato omicidio.


06 marzo 2010(ultima modifica: 07 marzo 2010) - Corriere della Sera

mercoledì 6 gennaio 2010

Non c'è limite alla bastardagine!!

Giovani danno fuoco a barbone, uomo da solo in salvo

A Venezia, il clochard, 61 anni, si e' accorto immediatamente di quello che succedeva

06 gennaio, 09:13 - Ansa

VENEZIA - Si è salvato per la prontezza di riflessi che gli ha permesso di alzarsi e fuggire alle prime vampate di calore, ma ha rischiato di morire nel fuoco un barbone veneziano il cui giaciglio è stato dato alle fiamme da un gruppo di giovani. E' successo l'altra notte a Venezia in corte Badoera, a due passi dalla chiesa dei Frari: alcuni giovani, secondo la stessa vittima tre o quattro ragazzi e un paio di donne, hanno cosparso di liquido infiammabile i cartoni adibiti a giaciglio.
L'uomo, 61 anni che da tempo vive sotto quel portico, si è accorto quasi subito di quanto avveniva e, come riferisce il Gazzettino, ha spento da solo le fiamme che gli avevano avvolto una manica della giacca. Il sessantunenne ha quindi raccontato agli inquirenti di aver visto "un gruppo di giovanissimi" fuggire dopo il gesto. Non sarebbe la prima volta che il barbone veneziano viene preso di mira da delinquenti: altre volte sarebbe stato fatto oggetto di lanci di carta incendiata, episodi che non aveva mai voluto denunciare.
In aumento del 10% i senzatetto. «E la povertà, qualche volta, è solo una conseguenza»

Giovani, disoccupati e separati: ecco i nuovi clochard di Milano
Si presentano in 150 al pranzo gratuito in un ristorante del centro.
Moioli: chiedono aiuto in più di 1.500

MILANO - Italiano, giovane, divorziato. Il clochard milanese cambia carta d’identità. La crisi economica, certo. Chi ha perso il posto di lavoro e chi non riesce a trovarlo. Ma anche, «e soprattutto», la crisi della famiglia. «Perché— dice l’assessore alle politiche sociali del Comune, Mariolina Moioli — il vero problema è quello». Abbandoni, separazioni, divorzi: «Si va via di casa e si finisce a vivere di espedienti». I senzatetto di Milano sono sempre di più. In Comune dicono che sono cresciuti del dieci per cento. Nel dato però convivono diverse spiegazioni. «Le condizioni di vita nei dormitori sono migliorate. I nostri operatori ci raccontano che ci sono diverse persone che scelgono di stare nei nostri centri in attesa di trovare una vera casa». Clochard a tempo determinato. E poi c’è il fenomeno del passaparola. «In inverno arrivano qua da tutta Italia. Napoletani, sardi, pugliesi. Qualcuno cerca anche un lavoro, altri si fanno semplicemente assistere. A Milano, per fortuna, si mangia, si dorme, ci si veste, grazie alla rete tra istituzioni e privato sociale».
Mario Furlan, a destra, serve il pasto ai senzatetto (Fotogramma)La povertà, nella città più ricca d’Italia, cambia. Anno dopo anno. Conferma Mario Furlan, il fondatore dei City Angels: «Negli ultimi mesi sono aumentati gli italiani. Hanno in media tra i 40 e i 50 anni e in genere si trovano per strada dopo aver perso il lavoro o per un divorzio finito male». Una vita ancora più dura rispetto ai compagni di strada stranieri. «Perché gli immigrati si organizzano in gruppi». Organizzazione che nei casi estremi si fa racket. In Stazione Centrale, per esempio. «Qualche maghrebino si fa pagare il pizzo per indirizzare ai centri di assistenza i disperati appena arrivati in città». La tangente per arrivare al dormitorio. Casi isolati, dicono da palazzo Marino, ma documentati. In strada, intanto, rimangono almeno cento persone.
«I posti letto nei dormitori ci sono», assicura però la Moioli. Dove? «Alla Centesimus annus in Cascina Monluè, ma anche nei dormitori pubblici di via Saponaro (una decina di letti vuoti) e di viale Ortles (poco di più). Poi ci sono i tendoni riscaldati in zona Monumentale e davanti alla stazione Centrale, dove nel frattempo i rifugi sono diventati tre (si è allestita una tenda solo per le donne). Rimarranno invece sbarrati gli ingressi alle stazioni della metropolitana. «No, non apriremo i mezzanini. Almeno per il momento. Abbiamo ancora posto nei centri e poi sono gli stessi operatori del terzo settore a sconsigliarci questa via. Perché anche nell’accoglienza le regole vanno rispettate. Dovesse succedere che cade mezzo metro di neve, vedremo». In tema di regole rimane l’eterna questione dell’accoglienza ai sans papiers. L’assessore taglia corto: «Con l’emergenza freddo si tratta di aiuto umanitario. Né più né meno».

Andrea Senesi0
5 gennaio 2010- Corriere della sera - Milano

giovedì 31 dicembre 2009

Senza fissa dimora, senza diritti

Nell’edizione del 1993 del Rapporto Feantsa (Federation Européenne d’Associations Nationales Travaillant avec les Sans-Abri) sulla situazione italiana, a cura di Antonio Tosi e Costanzo Ricci, viene proposta una definizione di persona senza fissa dimora suddivisa in tre categorie: persone prive di qualsiasi sistemazione, persone in sistemazioni provvisorie del settore pubblico o volontario e persone che si trovano in situazioni abitative marginali fortemente sotto-standard. Secondo le stime dell’OMS sono circa 3 milioni le persone senza fissa dimora nei paesi dell’Unione Europea. Un dramma che si consuma sullo sfondo di un mondo industrializzato economicamente sempre più prospero (un PIL pro-capite che è raddoppiato tra il 1980 ed il 1995 in 12 paesi dell’Unione Europea). In Italia si calcola che le persone senza fissa dimora siano tra le 170.000 e 280.000, di cui 100-120.000 vivono in alloggi impropri, 60.000 vivono in forme di coabitazione forzata, 100.000 vivono in dormitori e 20.000 sono prive di qualsiasi riparo. Questi ultimi sono presenti soprattutto nelle grandi aree metropolitane (6.000 in una città come Roma e poco meno di 2.000 a Firenze).

I senza fissa dimora hanno sconvolto la gerarchia dei bisogni, che secondo la vecchia teoria di Maslow si distinguono in: primari, che riguardano la povertà materiale; secondari, che riguardano la povertà istituzionale e terziari, anche definiti bisogni di relazione, che dipendono dalla qualità del rapporto umano. I senza fissa dimora scelgono infatti di rimanere persone dipendenti soprattutto dalla comunità, più che dai bisogni materiali (primari) ed istituzionali (secondari). I senza fissa dimora sono essenzialmente delle persone che scelgono liberamente di non dipendere dai bisogni materiali, accettando di vivere una vita di povertà assoluta, non dipendendo dalle istituzioni ed avendo percepito la distanza tra quello che poteva offrire un’istituzione e quello di cui avevano realmente bisogno. Nella loro vita c’è quasi sistematicamente un episodio di trauma relazionale di diverso tipo che ha generato una serie di bisogni ai quali le risorse della comunità non hanno saputo rispondere. Ma guardando al di là dell'idea romantica del barbone che vive la strada per scelta, con l'idea consapevole di godere di una propria libertà, si evidenzia anche la fragilità di persone che hanno conosciuto il carcere, l'alcolismo, la disgregazione del nucleo familiare, la disoccupazione, il fallimento economico, la prostituzione e la difficoltà di vivere in una società dalla quale ci si sente esclusi. Solo una risposta valida e credibile al trauma relazionale iniziale può permettere dunque la riapertura di quelle porte che possono far entrare risorse sul piano materiale ed istituzionale e ristabilire un dialogo attivo e costruttivo con il tessuto sociale circostante. Sempre più spesso si tratta di donne e di una popolazione giovane, a volte con problemi di dipendenza da alcol o sostanze stupefacenti o con problemi psichici.

L’espandersi del fenomeno del “barbonismo” e la nascita del concetto di “esclusione sociale”, che ne deriva, sembra dunque essere proporzionale alla spinta verso l’emarginazione esercitata dalla nostra società nei confronti di persone che vivono momenti di fragilità. Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad una società escludente, una società priva di una volontà sufficiente per porre rimedio a ferite che potenzialmente potrebbe curare, una società lontana dalla cultura della convivenza. Le politiche sociali e le istituzioni dovrebbero dunque occuparsi più del centro della società che dei margini, perché dovrebbero essere in grado di bloccare i processi di esclusione sociale e nello stesso tempo di attivare dei processi di recupero e di reinclusione sociale. La comunità dovrebbe pertanto diventare l’obiettivo principale dell’intervento, che in varie forme si mobilita, realizzando qualcosa di diverso dai processi di esclusione che gran pare della società civile invece mette in atto sistematicamente in maniera più o meno cosciente. In questo lungo e difficile percorso le istituzioni dovrebbero aiutare la comunità a crescere a prendere coscienza di quante situazioni di disagio dipendono dalla scarsa qualità di vita che la comunità riesce a mettere in atto, quante situazioni di disagio, quante marginalità sono fortemente dipendenti da una comunità che non ha più certi valori di riferimento, una cultura dell’accoglienza, un’attenzione alle generazioni. Fino ad ora poche amministrazioni comunali hanno preso seriamente in carico il problema, usufruendo del Fondo nazionale per le politiche sociali. Tali Comuni si sono attivati per la realizzazione di centri e servizi di prima accoglienza, interventi socio-sanitari e servizi per l'accompagnamento e il reinserimento sociale, i quali vengono affidati nella maggioranza dei casi alle organizzazioni di volontariato, alle istituzioni ecclesiastiche e al privato sociale (cooperative, fondazioni, ecc...), espressione dell’attuale dinamismo della società civile. Preoccupante è anche il fenomeno del cosiddetto " blocco anagrafico", cioè la perdita della residenza e dei documenti di riconoscimento da parte dei senza fissa dimora, la conseguente dichiarazione di scomparsa e l'impossibilità di usufruire dei servizi socio-sanitari, di votare, di beneficiare di pensioni di invalidità. La legge e il regolamento anagrafico di riferimento a livello nazionale concederebbero la possibilità di iscrizione all'anagrafe del Comune in cui la persona ha un domicilio, il luogo quindi sede dei principali affari e interessi, ma spesso gli stessi Comuni hanno interpretato in senso restrittivo tale norma, con conseguenze molto gravi. La situazione di disagio dei senza fissa dimora aumenta comprensibilmente nei mesi invernali. In una grande città come Roma, ad esempio, durante l’inverno appena trascorso, cinque persone sono morte a causa del freddo. Tra di essi anche un giovane di vent’anni.

In questo contesto MdM agisce con la finalità di portare aiuto e solidarietà non solo alle popolazioni vulnerabili di paesi lontani ma anche nelle nostre città. Dal 2003 è attiva a Roma un'unità mobile di MdM che opera nella zona del centro con volontari medici, psicologi ed infermieri . L’Unità mobile è concepita come un servizio di prossimità che ha l’intento di fungere da “ponte” tra le persone, che per varie ragioni sono private del diritto dell’accesso alle cure, e quei servizi sanitari pubblici che tale diritto devono garantire. Gli operatori di Roma limitano l'intervento ai casi di pronta risoluzione o di urgenza, offrendo un'informazione sui rischi per la salute, un orientamento alle strutture pubbliche specializzate per la cura delle varie patologie ed un eventuale accompagnamento, se necessario. MdM sta studiando la possibilità di iniziare anche a Firenze un programma sanitario rivolto alla popolazione senza fissa dimora; un equipe di volontari ha già avviato i primi contatti ed un primo affiancamento con i soggetti che operano nel settore. Nella progettazione della nostra azione possiamo usufruire della lunga esperienza delle altre delegazioni nazionali di MdM, che seguendo la stessa metodologia hanno attivato iniziative di vario tipo rivolte alle persone che si trovano sulla strada. Il 21 dicembre dello scorso anno la delegazione francese, in particolare, si è fortemente mobilitata per avanzare alle istituzioni pubbliche precise richieste, misure semplici e concrete quali il diritto ad un alloggio senza limite di durata per le persone che ne siano prive, abbandonando provvedimenti di emergenza per trovare soluzioni durature in tal senso. I volontari di MdM hanno percorso i quartieri della capitale francese alla ricerca di persone che vivessero e dormissero per la strada, donando loro in totale duecento tende tipo “canadese”. L’iniziativa ha sorpreso una parte dell’opinione pubblica parigina che è sembrata accorgersi della realtà dei “senza tetto” solo a causa della presenza delle tende blu che “disturbavano” il paesaggio urbano del centro della città. Le tende vogliono essere un simbolo, la denuncia dell’assenza di soluzioni concrete e non congiunturali. Abbiamo infatti riconosciuto che il contributo nel settore sanitario, come in altri settori, per essere incisivo a livello di popolazione, richiede il sostegno di politiche pubbliche intelligenti e mirate all’inserimento nella società dei cittadini che vivono in condizioni di emarginazione, passando da interventi di emergenza puramente assistenziali ad interventi duraturi e rispettosi della dignità delle persone.


http://www.mdmcentrosud.org/solidali/MdM_NS_05.htm