lunedì 15 febbraio 2010
E poi diciamo che al sud c'è ignoranza!!
domenica animazione per strada e clochard per un giorno
Sabato 13 Febbraio 2010 - http://www.torresette.it/legginews.asp?idnotizia=8279
Domenica mattina, dalle ore 10,30 alle ore 13,30, stop al traffico veicolare su corso Umberto I, tratto compreso tra via Gino Alfani e via dei Mille.
Una manifestazione carnevalesca, organizzata dall´Assessorato allo spettacolo del comune di Torre Annunziata, animerà la strada nelle tre ore di chiusura con balli, giochi e tanta allegria. Un´occasione per tantissimi bambini di sfilare con i loro vestitini carnevaleschi e di divertirsi con i più famosi personaggi della Walt Disney. Saranno in scena anche gli allievi di alcune scuole di ballo che si esibiranno in balli ispirati al mai dimenticato cantante Michael Jackson. In contemporanea, dalle ore 10,30 alle 12,30, ci sarà la manifestazione "Clochard per un giorno" davanti al Santuario dello Spirito Santo (Chiesa del Carmine), dove all´interno è in svolgimento la mostra video-fotografica "Se la mia strada fosse stata un´altra?", del fotografo torrese Salvatore Sparavigna. Davanti al sagrato del Santuario, i bambini saranno i protagonisti del "Carnevale solidale", travestendosi per un giorno con abiti sdruciti dei clochard. Un modo semplice e creativo per ricordare a tutti che anche in un clima di gioia e divertimento non bisogna chiudere gli occhi sul dramma dei senza fissa dimora.
La manifestazione è stata organizzata dall´Assessorato alle politiche sociali.
domenica 14 febbraio 2010
E d'estate????
Neve a Roma, accolti 1000 clochard
In funzione il "piano freddo"
Oltre un migliaio di persone in difficoltà sono state accolte con coperte, cibo e bevande calde a Roma in tilt per una forte nevicata. I clochard vengono aiutati nelle 11 strutture comunali allestite per il "piano freddo", nelle 8 stazioni metropolitane e nei centri aperti tutto l`anno, dedicati all`aiuto delle persone con disagio, come il centro Madre Teresa di Calcutta. Lo afferma l'assessore alle Politiche sociali del Comune, Sveva Belviso.
tgcom 12.02.2010
martedì 9 febbraio 2010
Pure una guida!!!
Iniziativa della comunità di Sant'Egidio con la regione
Mangiare, dormire, lavarsi:
arriva la guida per i clochard
Mense e centri d'accoglienza. Ma sulla mappa
spunta anche l'insegna dell'Holiday Inn
La copertina della guida
NAPOLI - Dove lavarsi, vestirsi, curarsi e mangiare un pasto caldo. In una parola: «Napoli dove», titolo della preziosa guida per i senza fissa dimora sfornata dalla comunità di Sant'Egidio con il sostegno dell'assessorato regionale alle Politiche sociali. Il formato ricorda quello delle guide del by night, compatto, tascabile. Quindi pratico e di facile consultazione. Libretto che è stato ribattezzato la «Michelin dei poveri». Vi sono segnalati i centri di prima accoglienza e in generale i siti dove è possibile sfamarsi gratuitamente a Napoli e in Campania. Con indirizzo, orari, numero di telefono e mezzi pubblici da prendere. In più, la tipologia di «offerta»: colazione, pranzo, cena. Un tetto per non trascorrere la notte all'addiaccio è indicato invece nelle tre pagine in cui compaiono associazioni, centri e case famiglia. Così anche le sezioni «dove lavarsi» e «dove curarsi».
| La mappa con la segnalazione dell'Holiday Inn |
LA CARTINA - «Napoli dove» viene accompagnata da una mappa che fornisce una rapida visione d'insieme dei luoghi indicati sulla guida. Simboli, strade, mezzi pubblici. Con una curiosità: nella zona orientale, corrispondente ai grattacieli del Centro direzionale, spicca, sulla cartina, l'insegna dell'Holiday Inn, nota catena di hotel di lusso internazionale. Non solo: accanto figura anche il logo «dove lavarsi». Ma l'albergo non rientra nel novero dei presidi per homeless. «È stato inserito solo per dare un punto di riferimento nel quartiere» spiegano i promotori dell'iniziativa. Sicuro. Visto però che è l'unica struttura privata indicata col nome (e inconfondibile lettering dell'insegna) sulla mappa, qualche clochard potrebbe essere tratto in inganno, attirato dalla vistosa segnalazione.
DATI - Sono circa 1500 (ma è solo una stima) gli homeless napoletani, secondo i dati forniti alla stampa da Benedetta Ferone, curatrice del progetto. Il 90% sono uomini. Un tasso su cui riflettere è l'età: oltre il 60% dei senza fissa dimora ha tra i 19 e i 34 anni. Il 38% va dai 35 ai 55. Il 77%, infine, sono stranieri (in aumento il numero di rifugiati). La loro permanenza in strada è causata soprattutto dalla perdita del lavoro (43%) e della casa. Infine, un problema non da poco, rilevato dai tanti operatori sociali impegnati in strada, è la mancanza di acqua pubblica, leggi le fontanine dove dissetarsi, ricordo a Napoli di tempi lontani.
Alessandro Chetta
09 febbraio 2010
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/9-febbraio-2010/mangiare-dormire-lavarsiarriva-guida-clochard-1602430158729.shtml
martedì 2 febbraio 2010
Anche alla storia sono serviti!!!
02 febbraio 2010 | Paola Del Vecchio
SECOLO XIX - HOME > CULTURA
LA MATTINA del 30 aprile 1943 un pescatore portoghese scopriva un cadavere galleggiare al largo della spiaggia di Portil, a Huelva, in Andalusia. Aveva indosso l’uniforme degli ufficiali britannici, un giubbotto di salvataggio della Raf e, legata alla cintura, una elegante valigetta dal contenuto top secret. Josè Antonio Rey avvertì la polizia: una rogna per il magistrato della Marina, Mariano Pascual de Pobil, che ordinò la rimozione del corpo dell’ufficiale, vittima di un incidente aereo, e la custodia della valigetta con il suo prezioso contenuto: i piani segreti degli Alleati che l’ufficiale, identificato come il maggiore William Martin, avrebbe dovuto recapitare. Tre lettere, di cui la prima scritta dal vice capo dello Stato Maggiore al generale Harold Alexander a Tunisi, la seconda da Lord Mountbatten al comandante in capo della flotta nel Mediterraneo e l’ultima ancora di Mountbatten al generale Eisenhower.
Quando, dopo essere passate per Madrid, furono riconsegnate ai britannici, sembravano intonse, con i sigilli inviolati. Ma dall’interno erano scomparse le impercettibili ciglia poste come indizio, il segno inequivocabile che le lettere erano state aperte e l’esca lanciata. L’Operazione Mincemeat, “carne tritata”, ideata dall’intelligence britannica per ingannare Hitler, facendogli credere che lo sbarco alleato in Europa sarebbe avvenuto attraverso la Grecia e la Sardegna - e non in Sicilia, dove effettivamente scattò il 10 luglio del ’43 – era partita. I finti piani segreti degli alleati, filtrati dai solerti spioni della Spagna franchista, in principio neutrale ma asservita a Hitler, arrivarono alla destinazione prevista: Berlino.
La beffa all’Abwehr, lo spionaggio tedesco, è stata raccontata in tre libri, uno dei quali scritto da Ewen Montagu, l’ufficiale dell’intelligence navale inglese che con il collega Charles Cholmondeley la ideò, e nel film del 1956 “L’uomo che non è mai esistito”, tratto dal suo libro. Anche se, fino alla metà degli anni Novanta, ancora non si conosceva l’autentica identità dell’esca. La scoperta si deve a Roger Morgan, un funzionario londinese che ha trascorso 16 anni investigando negli archivi. All’inesistente maggiore della Marina William Martin era stata cucita addosso un’identità falsa, con tanto di sollecito bancario per uno scoperto di 80 sterline sul suo conto, la foto della promessa sposa Pam, con la fattura dell’anello di fidanzamento, e due lettere, inclusa quella del padre che rimproverava all’ufficiale le nozze in piena guerra, ritrovati sul cadavere.
In realtà il corpo era quello dello scozzese Glyndwr Michael, un homeless di 34 anni, malato di mente, che servì la sua patria dopo morto. Suicida con un’ingestione di veleno per topi, che gli aveva gonfiato i polmoni proprio come quelli di un annegato, rimase per tre mesi in una cella frigorifera, prima di essere vestito da ufficiale e scaricato dal sottomarino britannico Hms Seraph al largo di Huelva. Adesso il libro “Operation Mincemeat” (Bloomsbury, 416 pagine, 16.99 sterline, acquistabile su Internet da Amazon), dello scrittore e giornalista inglese Ben Macintyre, con cui il settimanale Cronica del quotidiano spagnolo El Mundo ha collaborato alle ricerche sulla rete di spionaggio spagnola, dimostra che le lettere inglesi furono aperte a Madrid da alti ufficiali dell’esercito franchista e non dalle spie tedesche. Huelva era stata scelta dallo spionaggio britannico non solo per la vicinanza al Portogallo e alla base di Gibilterra, ma perché vi operava una delle più celebri spie tedesche, Adolf Clauss, figlio del viceconsole che aveva una fitta rete di informatori nella città.
Il 1° maggio, il maggiore William Martin venne seppellito con gli onori miliari nel cimitero di Huelva. Sei giorni più tardi, le lettere arrivarono, sigillate, sul tavolo del ministro spagnolo della Marina, l’ammiraglio Salvador Moreno, e da questi all’Alto Stato Maggiore. Fu il momento in cui furono filtrate allo spionaggio tedesco a Madrid, che abboccò all’amo. Ma aveva abboccato anche Berlino?
Ian Fleming, il creatore di James Bond, ufficiale nel 1945, dagli archivi dell’ammiragliato tedesco nel castello di Tambach recuperò documenti relativi all’operazione “carne tritata”. I collegamenti del regime franchista con i nazisti erano maggiori di quanto fino ad allora aveva sospettato Londra. Il 10 luglio 160.000 soldati alleati sbarcarono in Sicilia, con la perdita di soli 5.000 uomini. Hitler aveva mangiato la “carne tritata”, inviando il suo miglior generale, Erwin Rommel, in Grecia, e spostando la flotta dalla Sicilia in quelle acque. Il barbone scozzese aveva salvato migliaia di vite.
Da 42 anni, una signora inglese, l’ottantenne Isabel Naylor, ogni domenica vicina all’11 novembre, giorno della fine della Prima guerra mondiale, si reca dalla sua abitazione al centro di Huelva a visitare la tomba del maggiore William Martin al cimitero La Soledad, dove lascia un mazzolino di papaveri rossi, l’omaggio riservato in Inghilterra ai caduti per la patria. Compie così una vecchia promessa fatta a suo padre, ingegnere inglese trapiantato nella cittadina andalusa, di onorare l’ufficiale britannico. Lei non lo conobbe, come del resto suo padre. Ma sa che non è mai esistito. Lei stessa, nel 1996, su richiesta del consolato britannico, fece aggiungere un’iscrizione sulla lapide: “Qui giace Glyndwr Michael, che servì come il maggiore William Martin nei Royal Marines”.
pdelve@katamail.com
lunedì 18 gennaio 2010
Il disagio della ragione davanti alle mani tese!
Estratto articolo Pag 36 - Corriere della sera del 17 gennaio 2010
...non esiste un codice etico o giuridico inequivocabile cui attenersi, cossicchè , nella pratica, ci comportiamo tutti o quasi secondo una logica popolare, basata sull'abitudine. Scegliamo seppure senza malafede le ragioni più utili ad alienare il problema dalle nostre menti.......
...Defoe diceva che fare "l'elemosina non era carità, dare lavoro ai poveri è un danno per la nazione" ma nel 1704 non c'era di certo questo contesto....
...il problema della povertà è il peccato originale della nostra società.E una grande rimozione.
Leggetelo imparerete qualcosa.
venerdì 30 ottobre 2009
Clochard trovato cadavere
29 ottobre 2009 - Secolo xixA Sanremo, un senzatetto è stato trovato morto in un casolare abbandonato nelle vicinanze di villa Helios: a nulla sono serviti i soccorsi, perché al loro arrivo l’uomo era già cadavere.
giovedì 22 ottobre 2009
Repubblica — 16 ottobre 2009 pagina 9 sezione: MILANO
«IL PACCHETTO sicurezza mette a rischio la vita e i diritti fondamentali dei senzatetto. E chi fra loro non ha i documenti, piuttosto che rischiare la denuncia, resterà a morire di freddo in strada». L' allarme arriva dalle organizzazioni del volontariato, alla vigilia della decima edizione della "Notte dei senza dimora", prevista oggi dalle 20.30 in piazza Santo Stefano, in contemporanea con altre 12 città italiane. Nella Milano che l' inverno scorso, nei soli mesi da dicembre a febbraio, vide morire assiderati otto clochard, le condizioni di vita di chi non ha casa rischiano di diventare ancor più aspre, dopo l' approvazione del decreto sicurezza. Quella legge contiene nuove norme che rendono impossibile chiedere al Comune - come avviene oggi attraverso la collaborazione del terzo settore - l' iscrizione all' anagrafe,e quindi l' accesso ai servizi sanitari e sociali. Inoltre è scattato anche il reato di immigrazione clandestina, con il relativo obbligo di denuncia, pena l' accusa di favoreggiamento. Per questo ieri i volontari, che vanno di notte a portare conforto ai clochard milanesi, hanno fatto appello al ministro dell' Interno Roberto Maroni affinché nel regolamento attuativo del decreto tolga i vincoli che renderebbero difficile l' elezione del domicilio agli emarginati gravi, che vivono in strada. «Senza domicilio non si può chiedere la residenza anagrafica al Comune e quindi non si ha diritto alla tessera sanitaria, all' assistenza ospedaliera se non in caso di estrema urgenza, all' assistenza sociale, alla pensione o all' assegno di invalidità», spiega Paolo Pezzana, presidente della Federazione italiana organismi per le persone senza dimora. I giornali di strada milanesi (Terre di mezzoe Scarp de' tenis) invitano a scrivere al ministro - un' apposita cartolina è stata stampata e sarà distribuita stasera in piazza - chiedendo che la residenza rimanga un diritto per tutti. In città si stima siano 1.300 i senza casa italiani, per non parlare delle migliaia di immigrati irregolari. «A Milano quest' anno i clandestini non saranno più accolti nei dormitori pubblici - aggiunge Carlo Giorgi - perché il pacchetto sicurezza prevede la denuncia da parte degli operatori del terzo settore che lavorano in convenzione con il Comune per l' accoglienza. Per paura della denuncia molti preferiranno restare in strada e a morire di freddo». Il pacchetto sicurezza istituisce, inoltre, il "Registro nazionale delle persone che non hanno fissa dimora". «Un provvedimento che puzza di schedatura», conclude Giorgi.
Dazzi Zita
sabato 17 ottobre 2009
17 ottobre 2009 - Roberto Pettinaroli - Secolo xix levante
«Assumere una decisione negativa, di chiusura nei confronti del centro di accoglienza notturna per senza dimora proposto dal Villaggio, significa non rendersi conto del problema e dell’oggettiva utilità di una soluzione che potrebbe fare molto».
Monsignor Alberto Tanasini interviene con una riflessione pacata sul caso del momento: il “no” del Comune di Chiavari al progetto per un rifugio destinato ai senzatetto da realizzare all’Agricola di Sampierdicanne, in una struttura già destinata a servizi socio-assistenziali. Il vescovo non vuole polemizzare con il sindaco Vittorio Agostino, che proprio ieri - intervistato dall’emittente diocesana Telepace - ha ribadito la propria contrarietà all’iniziativa del Villaggio del Ragazzo («Se ci fosse una struttura come quella, i clochard salirebbero da 30 a 300, arriverebbero anche da Genova»). Ma è convinto che la rigidità del Comune sia anche frutto di un equivoco di fondo.
Monsignor Tanasini, è innegabile che il diniego del sindaco rifletta il malumore di una parte non irrilevante della città.
«Vorrei essere chiaro: anche a me dà fastidio l’accattonaggio organizzato, gruppi di persone che probabilmente fanno questo di mestiere. Mi si dirà: ma sono poveri anche loro. Certo, sono emarginati e lo erano già anche in Romania, dove pure esiste una possibilità di sviluppo e di lavoro. Lo riconosco: è un problema complesso, da affrontare con carità, ma anche con serietà. Ma offrire ospitalità al caldo e al riparo ai senza dimora è un’altra cosa».
Intende dire che l’arcipelago del disagio sociale è molto più frastagliato?
«Assolutamente sì. Ci sono scelte di vita, persone buttate fuori di casa dal coniuge da un giorno all’altro, gente che ha perso il posto e si è sentita crollare il mondo addosso. Gente che un tempo aveva, magari, un fior di lavoro. Ma non è solo questo. L’esperienza dell’accoglienza, storicamen te, dimostra che si innestano processi virtuosi che possono rappresentare anche occasioni di recupero, di riscatto sociale per queste persone».
Nel senso che trovare un sostegno in un momento di particolare difficoltà può consentire a una persona di ritrovarsi?
«Proprio così. Al Monastero di Genova, alle “Casette”, si instaura con gli ospiti un dialogo che tende al loro reinserimento sociale. A Milano due associazioni hanno trasformato diverse persone senza fissa dimora in volontari che ora girano le strutture e offrono assistenza. Ma anche la nostra piccola “Casa Betania”, che pure ha solo quattro posti letto e li concede per non più di due notti, è un esempio illuminante. Io ci sono stato, ho cenato con queste persone, ho parlato con loro. C’è il tipo stravagante e pittoresco, ma c’è anche l’ospite attento, aperto all’incontro. Ho visto il gusto con cui si approfitta di una lavatrice per poter lavarsi i panni, per poter avere un vestito pulito. E non mi pare che a Cavi ci sia l’assedio di senzatetto che arrivano a frotte da Genova. Ripeto: c’è il povero e c’è chi dell’accattonaggio ha fatto un mestiere».
Riassumendo: il centro di accoglienza notturna a Sampierdicanne non può essere visto come un problema. Semmai, come un tentativo di risolverlo.
«Non c’è dubbio. Intanto, l’iniziativa non è assolutamente a carico del Comune, al quale non è stato chiesto un euro. Per il centro è stato proposta un’accoglienza temporanea: non più di due mesi. Un tempo sufficiente a ripararsi dai rigori dell’inverno. E magari a immaginare un percorso di recupero che possa ridare piena dignità alla propria esistenza».