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domenica 28 aprile 2013

E' solo un film !


Antonio Albanese in incognito alla mensa dei poveri a Milano

In coda tra gli indigenti per le riprese del nuovo film di Gianni Amelio


Chissà se qualche senzatetto, habitué dellamensa dei poveri di corso Concordia a Milano si è accorto di trovarsi in fila accanto ad Antonio Albanese. E di poter diventare a propria insaputa comparsa del nuovo film di Gianni Amelio,Intrepido.
Nessuna curiosità filantropia dell'attore, infatti. Albanese si è mescolato agli indigenti in fila per un pasto caldo per esigenze di copione. E per preservare il realismo della scena, il regista ha scelto di girare in incognito, con le telecamese lontane dall'azione, a mo' di candid camera (ma con ben poca comicità, cosiderato il contesto). 
Tv Sorrisi e Canzoni ha immortalato la scena, con Antonio, giacca e cappellino blu, che ha ripetuto la scena diverse volte. Le riprese del film, la cui produzione è firmata da Palomar e Rai CInema,  dureranno otto settimane.

Certo una bella differenza tra questo personaggio e i politici arraffoni e corrotti impersonati da Albanese in Tutto Tutto Niente Niente, suo ultimo film campione di incassi e di risate, incentrato sulla grottesca figura di Cetto La Qualunque e dei suoi accoliti.


lunedì 26 novembre 2012

I sofficini !!

Il vero Capitan Findus è finito in disgrazia. Come mai? Ve lo ricordate nel mitico spot? Sul web sta avendo grande eco la notizia secondo cui Capitan Findus sarebbe caduto in disgrazia e vive in condizioni precarie a Milano assieme al suo fedele cane. Ecco una foto che lo ritrae come è oggi





Ma ve lo ricordate nella pubblicità della Findus? Come ha fatto a ridursi così?


fonte: http://genio.virgilio.it/domanda/512190/capitan-findus-povero-truffato-cinesi

lunedì 13 febbraio 2012


Storia di Wainer, senzatetto, diventato “l’angelo” dei clochard di Milano


Italiano, quarant’anni, gli ultimi otto dei quali trascorsi a vivere per strada: é la storia di Wainer, l’angelo buono dei clochard di Milano. E’ lui che con altri cinquanta volontari e diverse associazioni collabora al progetto antifreddo del Comune di Milano. Ogni sera intorno alle nove si comincia il giro, “quando la mattina non ci sono necrologi vuol dire che abbiamo fatto un buon lavoro” ci dice “lo faccio per la mia famiglia”… Famiglia? Quindi c’è qualcuno da cui tornare?! “La mia famiglia è la strada”, precisa.


Wainer ci racconta la sua storia. Otto anni fa era responsabile del personale di un supermercato, poi l’azienda per la quale lavorava è fallita: bancarotta fraudolenta; e così da un giorno all’altro si è trovato senza un lavoro: “I miei genitori sono morti tanti anni fa, sono figlio unico di figli unici, quindi sono solo al mondo. Quando ho perso il lavoro non sono più stato in grado di pagare l’affitto e dopo qualche mese mi hanno sbattuto fuori di casa; poi mi sono scaduti i documenti e senza un domicilio non te li rinnovano e in un attimo non ero più nessuno.
Vivevo in due metri quadri di cartone, in pieno centro però: galleria San Cristoforo - ci dice sarcastico - devi vedere che gente che c’è lì. Più sono ricchi e meno ti guardano; ma la strada mi ha accolto e mi ha insegnato a vivere con le sue regole, ci ho passato otto anni”.
Adesso dove vive?
“Io non mi sono mai arreso e ho sempre cercato di darmi da fare; così sono entrato in contatto con il Comune e adesso aiuto i senza tetto a stare meglio; vivo in una casa che mi è stata assegnata dai servizi sociali e sono riuscito a rifarmi i documenti e piano piano sto provando in tutti i modi a rientrare nel circuito, ma non in molti tra i “barba” hanno questo spirito”.
Che percentuale di senza fissa dimora italiani ci sono?
“Intorno al 30%, ma in crescita. Sapeste quanta disperazione c’è per le strade, specie in queste notti di inverno sopravvivere è un miracolo.”
Wainer fa parte dell’associazione “clochard alla riscossa” e ha messo a disposizione -oltre al numero verde del Comune- il suo telefono cellulare per segnalare la presenza di senza tetto per le strade della città. “Il mio telefono è acceso sempre. Vi prego chiamate, segnalateci se ci sono persone che dormono per strada, anche se sembrano in buono stato noi preferiamo andare a portargli delle coperte. Il pericolo è che bevano talmente tanto da non sentire il freddo e che muoiano assiderati senza neanche accorgersene. Col Comune stiamo facendo un grande lavoro, stiamo cercando di superare paura e diffidenza per ridare un briciolo di speranza a chi non ne ha più.
Il messaggio che vorremmo far girare è che non serve essere dimenticati da Dio e dal mondo per finire per strada. Io fino a otto anni fa ero un “fighetto”, andavo fuori a cena e facevo le vacanze al mare, poi ho perso tutto, ma mai la mia dignità e la voglia di credere in qualcosa. Il mio desiderio più grande ora sarebbe quello di non vedere più nessuno chiedere l’elemosina”
Intanto stasera si ricomincia: appuntamento alle 21.00 a piazza Fontana. “Il Comune si fida di noi perchè tra chocard ci intendiamo e noi senza tetto sappiamo dove andare a trovare altri senza tetto, e magari anche stasera riusciremo a salvare un essere umano da una bruttissima  fine: morire è sempre brutto, ma da soli, in una grande città, nel cuore della notte mentre gli altri riposano al caldo non lo auguro a nessuno”

fonte con videointervista :  http://blog.panorama.it/italia/2012/02/07/storia-di-wainer-senzatetto-diventato-langelo-dei-clochard-di-milano/

giovedì 8 dicembre 2011

Meno male qualche proposta !

Senzatetto, una proposta da attuare subito 

Ogni anno si ripresentano, e si cerca di affrontarle, le difficoltà legate alle persone senzatetto che affollano sempre più le nostre città anche a causa della crisi economica e sociale che ci sta colpendo.

Fermo restando che alcune di queste persone non vogliono ricevere assistenza, meglio conosciuti come homeless, ci sono i “nuovi barboni” che sono diventati tali non per loro stretto volere.

Il freddo ormai alle porte ci obbliga a cercare nuove strade per evitare nuove morti causate dalla debilitazione, dall’alcol, dalla solitudine.

Anno dopo anno la raccolta di indumenti e coperte (che purtroppo spesso si ritrovono sulle bancarelle dei mercati) non riesce a tamponare il fenomeno.

L’assistenza sanitaria è difficile, al pari degli extracomunitari senza permesso di soggiorno, è relegata alle organizzazioni umanitarie e caritatevoli.

Tutte le mattine, nel piazzale della stazione di Milano, incontro delle persone sotto le coperte, poi, camminando, passo davanti a basiliche spesso ancora chiuse.

Mi viene in mente quante sono le basiliche di Milano e quanti siano numerosi gli ingressi ad ogni basilica. Credo che sarebbe semplice, e poco oneroso, costruire una stanza vuota, delimitata dal resto della chiesa, che abbia un accesso libero in ogni basilica. Un piccolo rifugio in cui possano dormire alcune di queste persone sfortunate per vari motivi. Probabilmente non mancherebbero nemmeno del cibo e due parola dai residenti della zona.

Questa è una piccola idea che potrebbe essere attuata subito in modo da risolvere il problema delle morti per freddo in attesa che la chiesa paghi le tasse e sia povera come ha detto Don Gallo nel suo libroDi sana e robusta Costituzione”.






fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/08/senzatetto-una-proposta-concreta-da-attuare-subito/175929/

lunedì 5 dicembre 2011

Un pò di numeri!


«Ora basta tragedie Un tetto ai clochard»

Sempre nuovi accampamenti in centro

Senza dimora in aumento del 40 per cento 

I volontari mobilitati per offrire rifugio


Per trent' anni Fratel Ettore ha dato rifugio ai diseredati che Milano respingeva, accogliendoli con minestre fumanti e abiti puliti in un locale a dir poco fané ma davvero caloroso, sotto i ponti della Stazione Centrale. Senza tetto e barboni, si incontravano in via Sammartini 114. Tra pochi giorni - il 16 dicembre -, sarà inaugurato nello stesso luogo un nuovo rifugio che la Caritas Ambrosiana ha destinato al ricovero notturno dei senza fissa dimora. Un categoria che si stima in aumento in città del 40 per cento. Offerta insufficiente «Si tratta di 56 posti letto, una piccola risposta a un grande bisogno. Servirebbe un' attenzione più diffusa - Commenta Raffaele Gnocchi, responsabile dell' Area Grave Emarginazione Adulta e Senza Fissa Dimora della Caritas -. Chiunque può trovarsi in difficoltà economica e perdere le relazioni, scoprendo cos' è la povertà pendolare e forse avviandosi a una vita di strada». Un quarto degli utenti dei 59 centri d' ascolto Caritas sono italiani. I disoccupati di breve periodo sono il 39,9%, quelli di lungo periodo il 24%. Le richieste sono aumentate del 10,7% dal 2007, e del 59% dal 2002. Il 50% non riesce a far quadrare il bilancio. Mentre a Milano cresce il numero di bisognosi, e i luoghi che li accolgono non è sufficiente (4.000 vivono in strada, 1.359 i posti letto), c' è chi, in silenzio, da anni, apre la porta a chi bussa. Padri separati I Fratelli di San Francesco d' Assisi Onlus (www.fratellisanfrancesco.it) gestiscono tra via Saponaro e lo Scalo Romana, quattro edifici per un totale di 700 posti letto. Un ambulatorio con oltre 100 medici volontari, e molto altro. «Le mie case quando fa freddo sono come fisarmoniche. Meglio dormire al caldo in un sacco a pelo, o per strada sotto la neve? Quando vengono i burocrati glielo dico: "Guarda che questi cento in più, te li mando in salotto". All' emergenza si risponde con l' emergenza, non con i moduli», dice padre Clemente Moriggi, un tipo di frate piuttosto schietto. Dopo quarant' anni di accoglienza diurna, e 15 nei centri notturni, con l' aiuto di 500 volontari, padre Clemente, è una banca-dati umana: «Il progetto che chiamiamo "Dal cartùn al matùn", dal cartone al mattone, per chi non sa il milanese, ha levato dalla strada il 33% di chi ci ha chiesto aiuto. Se non diamo un tetto, non risolviamo nulla. Ma i posti non bastano: dal 15 novembre, inizio del piano antifreddo, ho già respinto 60 persone». Il frate, inarrestabile, racconta che molti homeless non gradiscono le normali regole di convivenza, e scelgono la strada. Ma più della metà degli 80 senzatetto che vivevano negli scantinati del Policlinico, hanno accettato aiuti e case Aler, mentre i 70 italiani che con i cani «abitavano» alla stazione di Greco, hanno detto no al dormitorio. «Il 35% degli ospiti in questo momento sono italiani e su 700, sono 70 i padri separati, che se non trovano uno sbocco, saranno i futuri clochard - aggiunge il frate -. Gli altri? Tra gli stranieri molti richiedenti asilo». Reinserimento difficile La città degli invisibili non si ferma mai. Di notte otto unità mobili setacciano Milano e portano senzatetto semi-assiderati a Suor Cristina, al centro di viale Isonzo 11. Quando è buio, è il solo posto che dà accoglienza. Il giorno dopo c' è la visita medica all' ambulatorio di via Bertoni, il test Mantoux a Villa Marelli e solo dopo, l' assegnazione a un dormitorio. «Il reinserimento degli adulti senza fissa dimora è un terno al lotto: dove possiamo mandarli a lavorare e a vivere se non c' è lavoro e non ci sono case? Abbiamo 22 posti letto tra centro maschile e femminile, alla Comasina - conclude Erika Filipovska dell' Associazione Cena dell' Amicizia (www.cenadellamicizia.it), nata nel 1968 dall' invito a cena che un gruppo di amici fece a un barbone, e che da allora si ripete ogni martedì -. Abbiamo appartamenti di terza accoglienza, dov' è possibile fermarsi più a lungo: ma poi? Ci vorrebbero tante strutture come la nostra, e molto più grandi. Gli adulti emarginati vengono dopo tutte le categorie sociali: dopo gli anziani, dopo i bambini, dopo i disabili».

Anna Tagliacarne

fonte:  http://archiviostorico.corriere.it/2011/dicembre/04/Ora_basta_tragedie_tetto_clochard_co_7_111204036.shtml

domenica 4 dicembre 2011


La vita sotto un ponte

Milano, clochard in strada aspetta Natale con il suo albero.

di Rita Russo

«Michael, Michael come Schumacher». Lo ripete più volte con orgoglio anche se con il pilota tedesco condivide solo il nome. Da cinque mesi infatti, vive sotto il ponte di via Melchiorre Gioia, a pochi passi dalla nuova sede milanese della regione Lombardia. La sua casa è composta da un marciapiede, una parete di cemento, una radio collegata a un altoparlante da auto, molte coperte, un sacchetto di medicine, un carrellino e le parole crociate.
Forse tre metri per uno in tutto, con una temperatura per ora sopportabile di sei gradi. Da un paio di giorni si è però, concesso di decorare la sua “abitazione” con un alberello. Perché l’ha messo davanti ai cartoni, sopra la radio? «Cavolo, perché è Natale anche per me! Voglio aspettarlo come si deve». Probabilmente trascorrerà qui tutte le feste: non può spostarsi molto a causa dei dolori alla schiena né può rischiare di perdere i suoi pochi beni. «Se vado via e poi non trovo quello che ho lasciato come faccio?».
LE LUCI DEL NATALE. Il piccolo albero di Natale è un regalo di un amico. Un collega di lavoro dei tempi in cui si dava ancora da fare come muratore. Tempi molto lontani per lui. Da sette anni la sua vita si svolge in strada e l’unica compagna è la bottiglia: «Mia moglie mi ha lasciato, è andata a vivere a Torino con un italiano e i nostri figli, così io ho cominciato a bere. Non ce l’ho fatta da solo».
Ventitrè anni fa aveva lasciato la sua Minsk, in Bielorussia, con molte speranze e buona volontà: «Ho lavorato dal primo giorno. Prima come cuoco a Cortina d’Ampezzo, a Lignano Sabbiadoro e a Grado, negli hotel. Poi a Milano come operaio». Ha sempre pagato i contributi fino a quando non ha cominciato a bere e a perdere tutti i diritti. La crisi economica non c’entra. La vita da clochard è stata insieme una scelta e una necessità.

Una vita sotto il cavalcavia all'insegna della dignità

Oggi Michael i pomodori li cucina dentro un barattolo di latta e spesso è la Croce Rossa a portargli qualcosa di caldo e soprattutto le medicine per la schiena e i piedi. Il marciapiede sotto il cavalcavia di via Melchiorre Gioia lo divide per ora con Vasily, un ucraino più anziano e malconcio di lui che quasi non parla. Resta sotto le coperte tutto il giorno e ogni tanto si guarda intorno con sguardo sospettoso.
Quando è di buon umore passano un po’ di tempo con il gioco dell’oca di legno che Michael tiene nel suo carrello, tra le cose più preziose. Non vogliono definirsi accattoni, però. Non pretendono niente dal Comune di Milano nè dai passanti. Semplicemente la vita è andata così per loro due.
L'ELEMOSINA NON È IL SUO MESTIERENessuno si lamenta della presenza di Michael, anzi. La gente che abita o frequenta il quartiere ormai lo conosce e lo tratta con simpatia. «Tutti sanno che sono qui. Anche i carabinieri passano e mi salutano. Così come quelli che la mattina vanno negli uffici qui intorno. «Ciao ciao», mi dicono. Alcuni con la mano. Qualcuno lascia un aiuto. Sempre meno, però».
Se qualcuno allunga una moneta l’accetta, ma l’elemosina non è il mestiere di Michael. Come Estragone e Vladimiro, i due barboni che aspettavano Godot, resta sulla strada in attesa, senza lamentarsi o imprecare.
La casa, dice, non gli serve; il lavoro non potrebbe accettarlo visto che la sua schiena è così malridotta che a stento riesce a stare in piedi. I mesi che ha trascorso in una struttura di accoglienza per senzatetto sono stati una specie di galera, un incubo che vuole solo dimenticare. Oggi Michael non chiede niente a Babbo Natale. Gli basta sorridere ai passanti, regalare loro una canzone della sua radio e l’alberello di Natale: «L’importante è che vivo, no?».

Venerdì, 02 Dicembre 2011

fonte :  http://www.lettera43.it/attualita/33037/la-vita-sotto-un-ponte.htm

martedì 15 novembre 2011

Notizie importanti

Milano: Piano antifreddo per i clochard

Prende il via il 15 novembre e si concluderà il 31 marzo il Piano antifreddo predisposto dal Comune di Milano con la collaborazione delle associazioni di volontariato.
Sono 1.359, ossia 119 in più rispetto allo scorso anno, i posti letto messi a disposizione per i senza fissa dimora. Ad ospitare i clochard saranno le strutture del Comune, quelle del privato sociale ed il centro della Protezione Civile di Via Barzagli. Saranno, invece, 7 le unità mobili impegnate in strada e, quindi, a diretto contatto con i senza fissa dimora.
Il 19 novembre, nel corso della prima giornata cittadina di solidarietà, tutti potranno contribuire a rendere i centri di accoglienza più confortevoli donando coperte, indumenti, sacchi a pelo, libri e materiale di cancelleria.
Dal 15 novembre saranno attivi due centralini per la segnalazione di problemi o emergenze: lo 02.88447645 del Centro Aiuto Stazione Centrale (operativo solo di giorno) e lo 02.8845239 della Casa di Accoglienza di Viale Ortles (orario serale e notturno).
Per informazioni:

Comune di Milano

lunedì 17 ottobre 2011

Annuncio !

City Angels, mercoledì pranzo con i senzatetto

Questo autunno all’emergenza freddo, che colpisce i senza fissa dimora, si aggiunge l’emergenza povertà: una massa crescente di disoccupati rischia concretamente di finire per strada a ingrossare le fila dei clochard.
In 17 anni di attività umanitaria non abbiamo mai visto una situazione tanto difficile, in cui tante persone si sono rivolte a noi per aiuto – dice Mario Furlan, fondatore dei City Angels. – Aumentano i clochard, ma l’aspetto più inquietante è l’incremento degli insospettabili, persone che si presentano bene e che non diresti affatto si trovino in situazioni drammatiche, che ci chiedono cibo, vestiti e addirittura coperte e sacchi a pelo per scaldarsi nel letto. Per queste persone una spesa anche di pochi euro può essere proibitiva. Per questo ringrazio i Fratelli La Bufala che ogni mese ci fanno avere 50 buoni pasto da 10 euro per altrettante persone che faticano a fare la spesa”.

Mercoledì i City Angels organizzano, grazie ai Fratelli La Bufala, un pranzo per 200 senzatetto. Per la prima volta le richieste sono state oltre il doppio, e i volontari si sono trovati purtroppo costretti a rigettarne molte. Inoltre per la prima volta ha chiesto di partecipare al pranzo anche un certo numero  di questi insospettabili. Alcuni di loro parleranno della loro drammatica situazione, della loro frustrazione e delle loro speranze, e di cosa significhi vivere ogni giorno con l’incubo di finire l’indomani sotto un ponte.
Furlan illustrerà i cambiamenti economici, sociali e psicologici che stanno avvenendo nelle fasce deboli della società, anticipando alcune probabili conseguenze che colpiranno tutta la popolazione. Tra cui un aumento della microcriminalità e della conflittualità sociale.

Il pranzo con i senzatetto si svolgerà mercoledì 19 ottobre alle 12 presso il nuovo ristorante dei Fratelli La Bufala in via Cimarosa 13 (zona Corso Vercelli). Il ristorante verrà inaugurato proprio dai clochard, ospiti di riguardo del locale, che verranno accolti dal fondatore della catena di ristoranti, Gepy Marotta.

I senzatetto verranno serviti a tavola da personaggi delle Istituzioni, rigorosamente bipartisan, che si caleranno nell’inedita veste di camerieri: i consiglieri comunali Mattia Calise (già candidato sindaco dei grillini), Roberto Biscardini e Carlo Monguzzi (Pd), Giulio Gallera (Pdl), Raffaele Grassi (Idv), Mirko Mazzali (Sel), Mariolina Moioli (già assessore ai Servizi Sociali nella giunta Moratti); il presidente del consiglio provinciale Bruno Dapei (Pdl) e l’assessore provinciale alla sicurezza Stefano Bolognini (Lega Nord); l’assessore regionale al cinema e allo spettacolo Massimo Zanello (Lega Nord) e il consigliere regionale Carlo Borghetti (Pd).  Mons. Franco Buzzi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana, sarà anche lui cameriere e benedirà l’iniziativa. Per portare un po’ di serenità ai senzatetto ci saranno la musica di Salvatore Ranieri, detto Il cantante della solidarietà, e i trucchi del Mago Hermy.

fonte:  http://affaritaliani.libero.it/milano/city-angels-pranzo-senzatetto171011.html

Il look è importante !

Milano, 2 ottobre 2011 -  Dal 1994 a Milano i City Angels si occupano dei senzatetto: distribuiscono quotidianamente cibo e dal 2007 li ospitano nella loro casa famiglia, Casa Silvana. Inoltre, da lunedì prossimo offriranno loro anche il servizio di parrucchiere. Ovviamente gratis.
La singolare iniziativa nasce dalla collaborazione tra i City Angels e Benesserecapelli, una catena di centri per il benessere dei capelli diffusa in Lombardia e Veneto e presieduto da Fabrizio Labanti. Il primo lunedì di ogni mese una cinquantina di senzatetto - ma si prevede di aumentare il numero nel tempo - potranno recarsi nella sede dei City Angels in Galleria Tonale per avere i capelli tagliati e tenuti in ordine. Se l’iniziativa avrà successo a Milano si prevede di estenderla in altre città dove i City Angels e Benesserecapelli sono presenti, a cominciare da Brescia.
I senzatetto vengono selezionati dai City Angels. “Scegliamo innanzitutto quelli che stanno cercando lavoro, per i quali una buona immagine è fondamentale - ha spiegato Mario Furlan, fondatore dei City Angels e docente universitario di Motivazione e crescita personale. - Sappiamo quanto la prima impressione sia importante. Per questo non vogliamo limitarci a dare vestiti e scarpe ai clochard, ma anche un buon taglio dei capelli. Qualcosa che li faccia apparire meglio agli occhi degli altri, e che possa anche servire ad accrescere la loro autostima”.
Il primo taglio dei capelli avrà luogo domani, lunedì 3 ottobre alle ore 14 nella  sede dei City Angels in Galleria Tonale, il tunnel che passa sotto la Stazione Centrale. Saranno presenti Mario Furlan, Fabrizio Labanti e lo staff di Benesserecapelli. I clochard entreranno nella sede con i capelli arruffati, ne usciranno ordinati e profumati.

fonte: http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2011/10/02/592751-cambio_look_clochard.shtml

martedì 24 maggio 2011

Andiamo a votare senza turbamenti.....

Via i clochard dalle strade, almeno fino alle elezioni


Dal Comune di Milano indicazioni precise per i vigili urbani: far sparire dalle strade e dai giardini i barboni che stazionano e "rovinano" l'immagine della città. Almeno fino ai giorni in cui avranno luogo le elezioni




Niente clochard per le strade di Milano, almeno fino alle elezioni. Questo l’obiettivo che il Comune si prefigge di raggiungere attraverso una serie di direttive che chiamano in causa gli agenti della polizia locale. Il senso di queste direttive può essere riassunto nel concettosi “impedimento di ogni forma di bivacco e stazionamento” nei luoghi pubblici milanesi. In pratica, impedire che barboni, senzatetto, clochard dormano o comunque si soffermino in luoghi in cui possano provocare fastidio ai cittadini residenti.

Per poter rendere immediatamente operativi i vigili urbani sono anche stati per l’occasione rispolverati vecchi ordini di servizio, in passato mai applicati. Secondo quanto disposto anche da altre direttive create ex novo per l’occasione, gli agenti della polizia locale dovranno, da qui alla metà di maggio, invitare gentilmente gli indesiderati ad allontanarsi dal luogo di stazionamento.

Tra le indicazioni comunali sono citate alcune zone che devono essere particolarmente presidiate dai vigili. Tra queste piazza Bausan, piazza Principessa Clotilde, piazzale Baiamonti, i Bastioni di Porta Volta e l’arco di piazza XXIV Maggio. In tutti i casi, come detto, gli allontanamenti devono essere eseguiti con cortesia e senza l’utilizzo delle “tute operative” che solitamente vengono usate per lo sgombero dei campi rom.

Ad allontanamento eseguito, i vigili sono tenuti a compilare una scheda che riassuma le modalità dell’intervento che in seguito verrà studiato dall’ufficio statistica del settore Sicurezza del Comune, che fa capo al vice sindaco Riccardo De Corato. L’unico dubbio che permane in alcuni agenti della polizia locale, come riportato sulle pagine locali dei principali quotidiani nazionali, è in base “a quale legge, regolamento o ordinanza dobbiamo intervenire, visto che dormire per strada non viola alcune regola”.

giovedì 21 aprile 2011

Incontro multireligioso!!

Milano. La Pasqua dei clochard in Stazione Centrale

Sabato 23 aprile in piazza Duca d'Aosta l'appuntamento organizzato dai City Angels.

Ci sarà anche quest'anno la festa di Pasqua in piazza Duca d'Aosta, davanti alla Stazione Centrale, nel luogo-simbolo dei senzatetto milanesi e nel luogo dove i City Angels sono nati 17 anni fa. La festa si svolgerà la vigilia di Pasqua, sabato 23 aprile, a partire dalle ore 14,30.
Si inizia con la preghiera multireligiosa. «In questo modo tutti i senzatetto presenti, da qualunque parte del mondo provengano, si sentiranno rappresentati - spiega Mario Furlan, fondatore dei City Angels. - Il nostro obiettivo è di far vivere loro lo spirito della Pasqua. Invitiamo i milanesi a partecipare questo momento di solidarietà e di spiritualità cercando non ciò che ci divide tra etnie e fedi, bensì ciò che ci unisce. Questo è particolarmente importante in questo momento di forte immigrazione islamica: è importante vedere nei musulmani, e nei nordafricani che stanno approdando in Italia, non persone diverse da noi, bensì uomini da accogliere e integrare».
Pregheranno congiuntamente, in mezzo a una folla di senzatetto di varie etnie e religioni, e reciteranno il Padre nostro tenendosi per mano, insieme a tutti i senzatetto,- il sacerdote cattolico Mons. Franco Buzzi, Prefetto della Biblioteca ambrosiana;- l'imam musulmano Mohsen Mouelhi;- l'arcivescovo greco-ortodosso, Mons. Giovanni Climaco Mapelli;- il metropolita della chiesa ortodossa russa, Mons. Nikolai Makar;- il vescovo della chiesa assiro-caldea, Mons. Adeodato Mancini;- il pastore evangelico Roselen Boerner Faccio;- un esponente della comunità ebraica, Franco Fiorentini.Dopo la preghiera i City Angels distribuiranno ai senzatetto colombe, uova di Pasqua e generi alimentari. Salvatore Ranieri, il cantante della solidarietà, allieterà la festa con la sua musica e la sua band. Saranno presenti la madrina dei City Angels, Daniela Javarone; il consigliere comunale Carola Colombo, che porterà il saluto del Comune di Milano; e l'assessore provinciale alla Sicurezza Stefano Bolognini, che porterà il saluto della Provincia.

fonte:http://www.vita.it/news/view/111178

martedì 12 aprile 2011

Ma va?

Sei un barbone? Nessuno ti soccorre: le associazioni, 112 e 113 latitano. Milano. Un senzatetto disteso per terra, sul marciapiede. Immobile, forse ubriaco, magrissimo. A pochi metri di distanza ragazzi e ragazze davanti a un locale: parlano, scherzano, qualcuno beve un cocktail: nessuno si accorge del clochard. E' un sabato d'aprile, una serata di caldo fuori stagione. Siamo in pieno centro a Milano, in via Lecco, proprio dietro Porta Venezia. Ma se un cittadino decide di non far finta di niente e chiamare i soccorsi, carabinieri e polizia non rispondono. E anche l'assistenza delle associazioni lascia a desiderare... IL 112 E IL 113 NON RISPONDONO - E' l'una di notte. Né il 112 né il 113 rispondono alla chiamata. Risponde solo il 118: l'operatore assicura di "aver messo in nota per mandare un'ambulanza". E aggiunge di chiedere al senzatetto se "ha necessità di essere portato in ospedale". Sì proprio così: è il cittadino che deve "intervenire" cercando di scoprire se l'uomo disteso per terra e ha bisogno di aiuto. E non è chiaro entro quanto tempo l'ambulanza arriverà. IL CENTRALINO DEL COMUNE DI MILANO RIMANDA AI CITY ANGELS - Il senzatetto si muove e prende il contenitore di cartone che ha accanto a sé e beve un po'. Allo 020202, il numero del centralino di Milano, risponde un operatore che spiega di non poter intervenire direttamente. Ma suggerisce di rivolgersi ai City Angels, l'associazione di volontari che opera a Milano e in altre 16 città, e fornisce un numero di cellulare da contattare. I CITY ANGELS LAVORANO DALLE 21 ALLE 24 - Al numero di cellulare, fornito dal dipendente del centralino di Milano, risponde Dennis, un operatore dei City Angels. Ma è ormai l'una e mezzo di notte: Dennis spiega che non può intervenire nessuno perché i volontari dell'associazione svolgono il servizio fino alle alle 24. E suggerisce di richiamare la mattina successiva. "I nostri volontari - spiega ad Affaritaliani.it il presidente dell'associazione Mario Furlan - fanno un pattugliamento tutti i giorni dalle 21 alle 24 e il sabato anche il pomeriggio: assistiamo i senzatetto con l'unità mobile e se c'è un'emergenza restiamo anche oltre l'orario altrimenti rientriamo. Nella stagione calda garantiamo questo servizio sempre negli stessi orari ma solo dal lunedì al venerdì. Facciamo quello che possiamo, ci piacerebbe poter coprire tutta la notte ma non rientra nelle nostre possibilità anche perché abbiamo anche la casa famiglia da gestire e l'attività di tutela del cittadino, per esempio sui mezzi pubblici, che svolgiamo sempre di notte con squadre a piedi. Comunque ogni sera, nella stagione fredda, assistiamo dai 200 ai 300 senzatetto, che scendono a 200 nella stagione calda. I posti in cui siamo presenti regolarmente sono: stazione Centrale, Cadorna, Arco della pace, stazione di Lambrate, stazione di Greco- Pirelli, viale Liberazione". E aggiunge: "Quasi tutti accettano il nostro aiuto, che per prima cosa è di tipo materiale (cibi, vestiti, coperte) ma c'è anche chi rifiuta. Poi bisogna capire se è una persona che si può recuperare o meno, e questo è difficile nei casi in cui uno beva o sia malato di mente. E in questo notiamo la differenza tra italiani e stranieri: questi ultimi sono molto più disponibili a un cammino di recupero perché vengono in Italia perché vogliono integrarsi mentre se un italiano finisce sulla strada è perché ha perso la famiglia o il lavoro quindi si trova in una situazione più critica. Abbiamo un accordo con il Comune per questo servizio: forse l'operatore che ha risposto non era a conoscenza dei nostri orari". UNA PATTUGLIA DELLA POLIZIA MUNICIPALE NON INTERVIENE - Coincidenza vuole che una pattuglia della polizia municipale arrivi in una strada vicino a via Lecco, seguita da un'ambulanza e dai vigili del fuoco per un altro intervento. Ma la poliziotta, informata del caso del senzatetto lì vicino, risponde di fretta dicendo di chiamare la centrale allo 020208. ARRIVA L'AMBULANZA DEL 118 - Infine, dopo circa un'ora, è il 118 a intervenire. Gli operatori si avvicinano al senzatetto, capiscono che ha bevuto, e gli chiedono se vuole essere portato al pronto soccorso per continuare a dormire al coperto. Ma l'uomo non vuole e chiede di essere lasciato lì. "Era cosciente e ha risposto educatamente - racconta l'operatrice del 118 -. Ci occupiamo di tanti senzatetto: a volte non rispondono oppure diventano aggressivi. E di solito si tratta di persone che bevono: d'inverno per non sentire il freddo e d'estate per non pensare alla condizione in cui si trovano". E aggiunge: "Se si vede una persona per terra è sconsigliato avvicinarsi o parlarci perché può reagire in modo violento. E' sempre meglio chiamare i soccorsi". Soccorsi che, in ogni caso, si "limitano" a chiedere al clochard se vuole essere portato in ospedale: "Quando vogliono venire con noi - spiega l'operatrice - di solito trascorrono la notte al riparo e poi la mattina se ne vanno e tornano in strada". Oppure decidono fin dall'inizio di non muoversi da lì. fonte:http://affaritaliani.libero.it/sociale/senzatetto_lasciato_per_strada_a_milano110411.html

domenica 20 marzo 2011

Clochard e degrado nella casa «infinita»

Da 40 anni lo stabile di via Pianell è abbandonato. «Promesse non mantenute dal Comune»

La protesta del Consiglio di zona 9. Nel secolo scorso ospitava ragazze madri con i bimbi

Clochard e degrado nella casa «infinita»

MILANO - Resiste l'impalcatura sul fronte che s'affaccia su via Pianell al numero 15. Invece non c'è traccia di un cartello di inizio lavori. Di quei lavori più volte annunciati e anche iniziati ma mai portati a termine. Da quarant'anni il grande stabile diroccato all'angolo tra via Pianell e via Ugolini, quartiere Bicocca, è abbandonato. Di lui, in Comune, pare si siano ricordati quando è stato il momento di concorrere ai fondi regionali per l'edilizia residenziale pubblica. Nel vuoto sono cadute le petizioni di quartiere per salvare o abbattere il palazzo ormai rudere. Che continua ad essere abitato da senzatetto e sbandati, frequentato da tossici e spacciatori. Li trovi anche di giorno, a dormire su materassi di fortuna, in mezzo alla sporcizia, a riscaldarsi con falò improvvisati. L'odore del fuoco e della cera delle candele impregna ognuno dei quattro piani dell'edificio.

All'inizio del secolo scorso è stato un bell'esempio del welfare meneghino. Lo stabile comunale al 15 di via Pianell ha ospitato per decenni le ragazze madri con i loro piccini. In lontananza, dal tetto dell'edificio fatiscente, dove spuntano brandelli di palificazione in cemento armato, a memoria di uno dei tanti progetti di recupero, avviati e misteriosamente interrotti, s'intravedono la Collina dei ciliegi e gli squadrati palazzoni grigi che portano la firma dell'architetto Gregotti, alla Bicocca. A ricordarci che via Pianell non è più la periferia della città. Marco Oliverio vive in una palazzina ristrutturata dinanzi al rudere, della quale è anche amministratore. Da sei anni scrive a Polizia municipale, Demanio, vigili del fuoco, questura. «Tutti dicono di essere a conoscenza del problema, nessuno sa dirci cosa si può fare e se c'è un progetto». L'ingresso da via Pianell è stato murato. Inutilmente murato. Perché nello stabile diroccato si entra facilmente da via Ugolini. Ci sono due corpi di fabbrica, uniti da una scala che sale di tre piani, cinquecento metri quadrati a piano, già divisi come fossero undici piccoli appartamenti. Perché questo avrebbero dovuto diventare secondo un documento del Comune datato 1999 e intitolato: «Recupero e ristrutturazione dell'edificio da destinare a residenza pubblica da finanziare con le risorse regionali dell'edilizia sovvenzionata». Undici piccoli appartamenti e, fuori, nel cortile, laboratori artigianali.

Lo stabile abbandonato di via Pianell (foto Nicola Vaglia)
Lo stabile abbandonato di via Pianell (foto Nicola Vaglia)
Inascoltato anche il Consiglio di zona 9.
Beatrice Uguccioni, la presidente del parlamentino, racconta del ricco scambio epistolare con gli uffici centrali del Demanio e dell'ultima lettera, datata 2009, esattamente dieci anni dopo la presentazione del progetto definitivo di recupero con fondi regionali, con la quale il Demanio informava la zona che il progetto di via Pianell avrebbe dovuto essere adeguato per l'entrata in vigore di nuove normative in materia energetica. «Tale progetto - aggiungeva il documento del Settore Tecnico Casa e Demanio datato 27 maggio 2009 - dovrà essere poi nuovamente validato e successivamente sarà approntata la documentazione per la gara d'appalto». E concludeva: «Si può prevedere che i lavori potrebbero iniziare nel marzo 2010 e concludersi in circa un anno». Cioè oggi.

fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_marzo_15/clochard-degrado-190226517927.shtml

martedì 14 dicembre 2010

IL freddo tonifica!!

Arriva il gelo, ma i clochard
non avranno tende per la notte

La Croce rossa non vuole più gestire le strutture all'aperto per utilizzare gli operatori di strada

Palazzo Marino: i dormitori sono pronti per l'emergenza, ma sui rifugi ci riserviamo di decidere

Dopo settimane di pioggia e gelo, nei prossimi giorni le temperature in città scenderanno ancora fino a 9 gradi sotto lo zero, ma nei luoghi dove l’anno scorso erano state montate le tende per i clochard non è stata realizzata alcuna struttura. Il Comune prenderà una decisione sulla possibilità di montare i capannoni riscaldati per i senzatetto la prossima settimana, ma la Croce rossa ha già annunciato che questa soluzione non è la migliore e che quest’anno si cercheranno strade alternative: «Otto uomini per notte nelle tende possono essere valorizzati meglio — dice Alberto Bruno, presidente della Croce rossa provinciale — I risultati dello scorso anno sono stati ottimi, ma lo stesso personale si può impiegare con risultati migliori, lavorando in sinergia con le altre associazioni in giro per la città. Sceglieremo come muoverci d’accordo con il Comune».

Anche per Palazzo Marino le tende riscaldate sono un’opzione secondaria rispetto alle strutture di accoglienza, dove l’amministrazione prevede di ospitare mille e 500 senzatetto. In più, ci sono difficoltà oggettive, come per esempio la presenza dei cantieri al cimitero Monumentale, dove lo scorso anno erano state montate diverse tende, e l’esperienza negativa dello scorso anno in Centrale: «Lì non verranno montate sicuramente — assicura già da ora l’assessore alle Politiche sociali Mariolina, Moioli — lo scorso inverno sono state ricettacoli di ubriachi e violenti, tanto che è sempre stata necessaria la presenza delle forze dell’ordine. In più hanno attirato molte persone che di solito non gravitavano a Milano».

Una decisione definitiva sarà presa solo la settimana prossima con un incontro a Palazzo Marino tra l’assessore e gli esponenti del Terzo settore. Già da ora il Comune ha predisposto gli interventi del piano Freddo, di cui lo scorso inverno hanno usufruito 14mila persone. I centri messi a disposizione fino a marzo 2011 saranno quelli di viale Ortles, i dormitori della fondazione Fratelli di San Francesco, oltre ai centri diurni della Caritas ambrosiana, dell’opera Cardinal Ferrari, della fondazione Exodus e della fondazione Cuore immacolato di Maria, la struttura in passato gestita da Fratel Ettore. Il totale dei posti per i clochard sarà di circa 1.500.

Oltre ai ricoveri, il Comune conta sull’attività dei Medici volontari italiani, che svolgeranno screening diagnostici prima degli ingressi nei centri di accoglienza e della onlus del Banco alimentare per la distribuzione di cibo. Previsto anche la presenza dei volontari del Banco Farmaceutico per garantire i medicinali alle strutture che accolgono le persone in stato di grave emarginazione e senza fissa dimora. Anche se non ci saranno le tende, nelle diverse stazioni della città, al Monumentale e nelle vie del Centro verranno distribuiti sacchi a pelo, coperte di lana, biancheria intima, grazie all’opera delle associazioni che tradizionalmente si muovono su unità mobili e camper. Ci saranno anche quest’anno Caritas Ambrosiana, comunità di Sant’Egidio e City angels.

fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/12/13/news/arriva_il_gelo_ma_i_clochard_non_avranno_tende_per_la_notte-10161894/

mercoledì 17 novembre 2010

Gran minestra!

Beggar’s Food Barboni gourmet a Milano

Barboni. Di solito chiedono, implorano, mendicano, ma cosa succede quando la situazione si capovolge, quando a offrire buoni piatti caldi agli infreddoliti passanti milanesi sono proprio loro. Scopritelo guardando il video di Franca Formenti, l’artista che ha coinvolto Dissapore in questo insolito esperimento.

Fin dai tempi del ready made il senso del fare artistico si è costruito sostanzialmente su due coordinate: l’intenzione dell’artista, che riconosce come “arte” il suo operare, e uno spazio espositivo riconosciuto come attinente al “sistema dell’arte”, una galleria, uno spazio pubblico o altro, comunque in qualche modo legati a un promotore, un curatore, uno sponsor di mostre. Un atto soggettivo e uno spazio “di garanzia”.

Quando Christine Hill, approdata in Germania agli inizi degli anni ‘90, si mise a pulire la strada dove abitava ad ore fisse della giornata, simili e diverse da quelle abituali degli operatori ecologici comunali, operò una torsione forte di quelle coordinate. Arte di strada si era sempre fatta, non c’è bisogno di richiamare Bansky o Keith Haring; ma il gesto compiuto, in genere, era un gesto “istituzionalmente” riconoscibile come gesto “artistico”, pittura spray o disegno, e i conti alla fine tornavano. Tanto è vero che quei graffiti metropolitani sono alla grande nel mercato dell’arte, una volta acquisito il nome di genere: “Street art”.

La Hill invece inglobava nel lavoro dell’artista attività altre che, nell’essere assunte come artistiche, ne erano potenziate in visibilità. Gli abiti di seconda mano che si mise a vendere nelle sue Volksboutiques dichiaravano esplicitamente lo statuto di merce interna all’opera d’arte, e contemporaneamente esaltavano l’usato come merce dialogica, pluridentitaria, discorsiva, parlavano ecologicamente di riciclaggio e circuiti alternativi. La ricchezza della cultura veniva assimilata per immersione, utilizzata con le pratiche “astute” (smart) teorizzate da de Certeau, metaforizzata per mutare registro rispetto all’ordine dominante, usata tatticamente da bricoleuse. Il fare artistico era tutt’uno con le modalità del relazionarsi. Un’arte intrinsecamente performativa.

Più che dare forma a realtà immaginarie, tale arte relazionale vuole porsi come modo di vita e modello di azione all’interno della realtà esistente. Si tratta di pratiche spesso correlate alla compressione spazio-temporale della globalizzazione, e perciò segnate da istanze intersoggettive e conflitti identitari, anche se l’esigenza preminente resta una elaborazione comune del significato, tra artista e suoi pubblici: e dunque pratiche “artistiche” a tutti gli effetti.

Rirkrit Tiravanija, un artista di origine thailandese ormai molto affermato, incarna bene questa ambiguità generosa, tra l’accettare di consumarsi come dono effimero e completo di sé, e l’ambizione di proporsi come modello etico. Tiravanija lavora sul cibo e le sue opere sono, per scelta estetica precisa, performance; dunque processi “liminoidi”, come direbbe Victor Turner, azioni in progress che modificano se stessi e la realtà esterna per il solo fatto di prodursi.

Perciò ogni sua esposizione si esaurisce spesso nella serata inaugurale, in cui l’artista prepara squisite polpette thai, ibridate con le contingenze locali, che arricchiscono il piatto degli umori e dei colori della cultura ospitante: un condimento, un ingrediente tipico, come attenzione al gusto dei presenti e come dono necessariamente glocal. Ma, attenzione, anche questo donarsi è in realtà dentro un circuito commerciale protetto: sia che avvenga in una galleria privata, sia in uno spazio pubblico, la sua connotazione “artistica” è garantita da curatori, esperti, galleristi, collezionisti, promotori e pubblico del vernissage.

Franca Formenti lavora anche lei col cibo, ma in un’ottica di deriva post-situazionista. I pubblici a cui indirizza le sue performance non sono quelli selezionati dell’arte, come quelli di Tiravanija. E d’altra parte le azioni di strada non lasciano tracce permanenti né possono essere ricondotte all’ordine economico-simbolico della merce-opera d’arte come è capitato per la Street Art.

Un’arte senza luoghi deputati, senza segni perenni; un’arte che abolisce ogni spazio “di garanzia” e si espone come puro rischio performativo, perché adotta la logica sconfinata della rete: il brainframe della rete. Vive il flusso e resta nel flusso. Agisce sui desideri e sulle pratiche di consumo con occhio smart, critica il modello commerciale ma non per contrapporgli quello del dono, bensì per smascherarne la pervasività.

Per insinuare come non ci sia possibilità di uscire dalla logica dello sfruttamento e del profitto, anche quando essa assume la seduttività del dono, e del dono di cibo: vitalità del negativo, almeno concettualmente, 50 anni dopo. E con l’aggiunta, rispetto ad allora, della consapevolezza che il medium è il messaggio: il che, nel linguaggio della critica contemporanea, si chiama “critica istituzionale”.

Dietro le proposte di Franca Formenti riassumibili nel Food Power, come la Street Food Escort o in questo caso, il Beggar’s Food, non c’è alcuna istituzione dell’arte, alcun committente né curatore-mediatore-sacerdote. Come ogni networking open source istituisce invece un nuovo spazio pubblico, dove il sapere si elabora e si condivide orizzontalmente sulla base di appartenenze macroconflittuali. Fuori dalle gallerie, la promozione e la diffusione avvengono col passaparola, per contiguità, senza costrizioni sintattiche.

Anche il committente può colorarsi del gusto fake dell’etica hacker, istituendo ulteriori livelli di narrazione, ulteriori link di conflittualità. Quel fake che solo la rete rende possibile, in una invenzione del quotidiano che mescola esperienze di blog, competenze tecniche e luoghi della qualità per attraversamenti da bracconiere: poachers, direbbe Mark Jenkins.

Per Beggar’s Food Formenti si è rivolta a Dissapore, uno dei network più autorevoli dedicati al cibo. Con la loro complicità ha ideato un progetto in cui il sito Dissapore si fingeva imprenditore, tanto da fornire il logo all’iniziativa dell’artista, per avallarne la credibilità in pubblico.

Secondo il progetto un certo numero di barboni sarebbe stato addestrato a creare squisiti piatti caldi da offrire per strada ai passanti nelle fredde sere invernali. Un dono, in apparenza. Un dono che già in sé capovolge il senso comune e l’ordine sociale, in cui è il barbone a dover chiedere cibo. Tuttavia un tale capovolgimento, così vistoso da apparire rivoluzionario, non sradica la legge del profitto.

Gli ultimi continuano comunque ad essere sfruttati, ci insegna il progetto Formenti, dal momento che la scommessa imprenditoriale si fonda sul giusto calcolo che l’elemosina, la mancia per la gradita squisita minestra calda, sarebbe sicuramente molto più ricca di quanto non fosse stata se lasciata al solo buon cuore dell’eventuale samaritano. Più ricca di una semplice elemosina a senso unico, in pura perdita, fatta da chi è abituato a comprare, a scambiare beni con denaro. Lo scambio di cibo con denaro è meno osceno del ricevere cibo da chi non ne ha.

Meno perturbante. Meglio abbondare nell’elemosina di ritorno, se in tal modo si può sconfiggere l’imbarazzo di un ordine sociale sconvolto. Meglio “pagare” il mendicante per il suo servizio che riconoscerne la sovranità legata ad un gesto di puro dispendio. Meglio evitare di ragionare sul dispendio: troppo disordinante. Su queste leve di psicologia sociale il progetto Formenti agisce come un grimaldello. Il profitto di chi si fa suo imprenditore è garantito: l’organizzazione della fame e i criteri della distribuzione di cibo sono un business nel mondo spietato delle leggi di mercato. E i senza cibo resteranno tali anche quando lo produrranno per la comunità.

Una metafora, una splendida metafora di quanto accade in questa globalizzazione. Una pratica smart da bricoleuse e un’azione etico-politica di grande impatto e portata conflittuale poiché equipara, nell’evidenza delle azioni e dei meccanismi di reciprocità, la quotidianità dello spazio pubblico con il territorio del conflitto.

Luisa Valeriani insegna Sociologia delle Arti e della Moda alla Sapienza di Roma, e dal 2009 anche Creatività e circuiti dell’Arte all’Università iulm di Milano. Si è occupata di avanguardie, di cinema, di mode, di consumi culturali in genere.

domenica 14 novembre 2010

E' già capodanno?

Milano 12 novembre 2010
Erano sui loro letti di fortuna, davanti al dormitorio di viale Ortles a Milano, quando, alle 23.30 circa, dal finestrino di un'auto e' stato lanciato un petardo. Le fiamme hanno ridotto in cenere il materasso di un romeno, spaventato sua moglie che dormiva li accanto, e un marocchino anche lui adagiato su un giaciglio improvvisato.
I tre stranieri hanno bloccato un'auto della polizia che pattugliava la zona e descritto agli agenti quanto accaduto. Per nessuno dei clochard, tutti di circa 50 anni, e' stato necessario il ricorso alle cure mediche.
E' caccia all'auto da cui e' stato lanciato il petardo.

http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Lombardia/Petardo-contro-un-clochard-a-Milano-materasso-in-fiamme-ma-nessun-ferito_311243539454.html


sabato 16 ottobre 2010

lunedì 4 ottobre 2010

Un pò di cultura!

Booksblog ci segnala un libro da leggere per capire un fenomeno e per conoscere una storia di emarginazione da chi l’ha vissuta in prima persona. E’ il libro autobiografico di un clochard milanese, “Le viscere della citta”, (Mursia editore), scritto da Mario De Nicolais.

Morto nel 97 all’età di 80 anni, Mario è quello che si dice un grande uomo. La sua è una storia che potrebbe riempire una fiction televisiva; un uomo che visse tre vite: figlio del questore di Milano nel primo dopoguerra, poi imprenditore fallito e infine barbone nella Milano di oggi per 4 anni. A sessant’anni il riscatto: volontario a sua volta nella parrocchia di san Carlo al Corso e promotore di iniziative a favore degli emarginati.

Prima della sua morte al Corriere mandò una lettera che concludeva così:

Io penso che Milan l’è on gran Milan e chissà che prima o poi non sorga una classe dirigente degna di questo nome in grado di difenderci dalle ruberie del resto d’Italia e che finalmente, per migliorare la vita di chi è stato meno fortunato di altri, si possa essere in grado di utilizzare le nostre risorse, che sono sempre notevoli

Di lui racconta Antonio Papi Rossi, presidente della Cena dell’Amicizia, storica associazione che si occupa di senza dimora: “Era un uomo straordinario. Conosceva bene anche gli angoli più remoti della città dove sapeva che c’erano un uomo o una donna abbandonati a se stessi. Andava da loro, sapeva ascoltarli e condivideva la loro vita da emarginati”.






giovedì 12 agosto 2010

Estate!!

Milano: Croce Rossa, assistenza ai clochard anche in agosto

Milano, 10 ago. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - La Croce Rossa di Milano non abbandona i senza tetto, nemmeno in agosto. Lo sottolinea il Comitato provinciale della Cri, che "oltre a garantire il regolare servizio di emergenza e soccorso al 118 tramite ambulanze e l'assistenza per le emergenze di protezione civile - si legge in una nota - rimarra' a fianco dei clochard milanesi per tutto il mese. Anche nelle notti d'agosto, cosi' come avviene per tutti i mesi dell'anno dal gennaio del 2001, volontari della Cri usciranno con le unita' di strada offrendo alle centinaia di senza tetto di Milano e hinterland generi di conforto e vestiario".

"Dal 2001, ogni estate, le unita' di strada del Progetto metropolitano 'La Cri per i clochard' rimangono in servizio - sottolinea Alberto A.A. Bruno, commissario del Comitato provinciale milanese della Cri e ideatore dell'iniziativa che impegna sul campo 4 unita' ad hoc e numerosi volontari.

"Quando si studio' il progetto, una cosa era chiara da subito: con questa emergenza non si gioca - avverte Bruno - Chi vive in strada ci sta tutto l'anno e non solo a Natale, quando tutti sono attenti a chi soffre. Per questo il nostro progetto di assistenza rivolto a chi vive in strada e' articolato in tutti i 12 mesi dell'anno, anche ad agosto, perche' chi soffre non va mai in ferie".

fonte: http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=468261

mercoledì 14 luglio 2010

Nuovo Appello!

Chi ha potuto è partito per il mare e i laghi, chi proprio da Milano non si poteva muovere ha scelto l'Idroscalo dove da quest'anno è di nuovo possibile la balneazione. Città deserta per l'effetto caldo con gli irriducibili dello shopping che non si sono fatti scoraggiare dall'afa e hanno scelto come meta della domenica torrida il centro per passeggiare tra i negozi. Ma se i milanesi - tra condizionatori, ventilatori e "fughe" - stanno affrontando il caldo con i mezzi a disposizione, i City Angels lanciano per questi giorni l'allarme: "l'ondata di caldo colpisce pesantemente i senzatetto milanesi, soprattutto quelli più anziani e di salute malferma", fanno sapere i volontari dell'associazione che, spiegano, dall'inizio di luglio sono già intervenuti in nove casi di disidratazione e di malessere tra i senza fissa dimora. Da qui l'appello alla cittadinanza: servono abiti leggeri, estivi (alcuni clochard, non avendo il cambio di guardaroba, vanno ancora in giro con abiti primaverili o addirittura invernali). Molto richiesti pantaloncini corti e bermuda, canottiere, t-shirt, occhiali da sole e soprattutto cappelli e berretti per proteggersi dal sole. Servono soprattutto vestiti da uomo, principalmente di taglia L e XL. Servono anche bibite e, in particolare, succhi di frutta, che oltre a dissetare nutrono. Alcuni clochard sdentati e di salute malferma ne hanno particolare bisogno in questi giorni. Il materiale può essere recapitato nella sede dei City Angels in via Teodosio 85 (zona Loreto).

Il numero telefonico è 02 26809435.