giovedì 18 dicembre 2008

Riccione : albergatori offrono il cenone ai poveri!

A Rivazzurra e a Riccione. I nostri hotel per i clochard

Albergatori offrono il cenone di Natale ai poveri

SONO i due volti di Rimini. Quello, inquietante, di ragazzi come Alessandro Bruschi e i suoi amici, che danno fuoco a un barbone per divertimento. E quello di chi, ai senzatetto come Andrea Severi, offre ogni giorno un riparo sicuro, vestiti, cibo caldo. E’ quello che farà Roberto Salice, albergatore di Rivazzurra, il prossimo 23 dicembre, quando aprirà le porte del suo hotel, il Montecarlo, a tutti i barboni di Rimini.

«E’ un gesto spontaneo, che avevo in mente di fare da un po’ di tempo – racconta lui – Anche se anch’io, come tanti altri riminesi, sono rimasti sconvolto dall’attentato ad Andrea Severi».

A TUTTI i clochard e i senzatetto che, come Andrea, vivono per strada, Roberto offrirà martedì prossimo un ricco cenone di Natale. «Sarà un’occasione per festeggiare il santo Natale con chi è meno fortunato di noi. Offriremo un classico cenone, dall’antipasto al dolce, grazie alla collaborazione degli chef Mimmo Silvestri e Claudio Moras (dell’associazione cuochi) che ci daranno una mano a preparare ogni pietanza».

Quella sera l’hotel Montecarlo sarà tutto a disposizione dei clochard ospiti di Salice. «Abbiamo un centinaio di posti in sala, e ci piacerebbe riempirli tutti. Una cinquantina di persone arriveranno con la Capanna di Betlemme (la struttura della Papa Giovanni XXIII che accoglie i clochard, ndr). Per gli altri posti disponibili, lanciamo un appello a tutti i riminesi che conoscano senzatetto e persone in situazione di estremo bisogno». Il cenone si concluderà con un bel brindisi: un bicchiere di spumante, servito insieme al dolce, «per celebrare insieme il Natale e anche l’arrivo del nuovo anno». Tutti i riminesi che avessero qualche senzatetto da ‘invitare’ alla serata all’hotel Montecarlo di Rivazzurra, il 23 dicembre, possono farlo contattando direttamente l’albergo o telefonando al n. 0541.372307.

MA LA STESSA iniziativa la proporrà anche l’hotel Waldorf di Riccione, il 24 dicembre. Anche qui il cenone di Natale, nella sera della vigilia, sarà rivolto esclusivamente a senzatetto e persone in gravi difficoltà. «Sarà una festa vera, con una cena calorosa, tanta musica e divertimento, per trascorrere insieme ai più bisognosi una serata di emozioni», promettono i titolari dell’hotel Waldorf. E anche in questo caso, per la partecipazione al cenone è necessario rivolgersi all’albergo, al n. 0541.648472.

Tratto da Il Resto del Carlino di Manuel Spadazzi del 17 Dicembre 2008

lunedì 15 dicembre 2008

www.telestrada.it

Nasce "Telestrada" la prima web tv di strada gestita dai senza fissa dimora

Scarp de’ tenis e Telestrada

A Catania un giornale e una tv "di strada" gestiti dai senza fissa dimora

"LA STRADA SIAMO NOI"

Invitiamo la stampa a partecipare al brindisi per la nascita della prima web tv "di strada" italiana con una redazione composta da senza fissa dimora, operatori e volontari Caritas, la stessa redazione che cura le pagine locali del mensile nazionale Scarp de’ tenis.

Sabato 13 dicembre 2008 alle ore 9,30 presso l’Help Center della Caritas diocesana di Catania (luogo altamente simbolico dove la redazione di strada si riunisce già da tre mesi), P.zza Giovanni XXIII (piazzale della stazione ang V.le Africa)

Ospite e testimonial dell’iniziativa sarà Lello Analfino cantante dei "Tinturia", anche lui "redattore di strada". Leader di una band tutta siciliana che ha fatto "emigrare" la propria musica "in-continente". Li abbiamo scelti per una comunanza di interessi e di intenzioni!

Sarà con noi Salvo La Rosa, anche lui "redattore di strada"

Saranno presenti inoltre:

P. Valerio Di Trapani, Direttore della Caritas diocesana di Catania

L’On Giuseppe Castiglione, Presidente della Provincia Regionale di Catania,

Il dott. Giovanni Finazzo, Prefetto di Catania

Il Sindaco Raffaele Stancanelli

Oltre naturalmente alla "redazione di strada" composta da senza fissa dimora, volontari e operatori della Caritas diocesana di Catania.

Al termine dell’incontro saranno proiettati i documentari di strada prodotti dalla redazione.

Inoltre regaleremo a tutti i giornalisti presenti una copia di Scarp de’ tenis

L’idea è quella di una redazione giornalistica composta dai senza fissa dimora della città.

Al progetto Scarp de’ tenis, il mensile di strada nazionale, che ha aperto da poco a Catania una redazione locale, la Caritas diocesana di Catania affianca il progetto Telestrada la prima web tv di strada italiana, con una redazione composta da senza fissa dimora, operatori e volontari.

La web tv di strada vuole rappresentare una voce indipendente e che completa il lavoro egregio dei mass media.

Telestrada dà voce ai protagonisti della strada, persone che vivono quotidianamente il disagio di non avere una casa, che sono ospiti dei dormitori e delle mense per i poveri della Caritas. Saranno loro in persona a raccontarsi e a raccontare le storie dei loro compagni di viaggio.

"La strada siamo noi" e non abbiamo affatto bisogno di alcuna mediazione di gente che vuole dare in pasto al pubblico il "caso umano" senza nessun rispetto della nostra dignità e della nostra opinione".

Telestrada è la voce vera di gente vera che la strada la vive ogni giorno.

Telestrada sarà on line direttamente dalla strada dal 13 dicembre 2008 all’indirizzo: www.telestrada.it

Info: Gabriella Virgillito

Resp. Comunicazione per Caritas diocesana Catania

347.7006244

Gabriellavirgil2007@libero.it

Altre utili informazioni…

Il progetto rappresenta un’importante opportunità per gli esclusi e gli emarginati. Un giornale può dare voce a storie sconosciute, gettare una luce su vite che altrimenti rimarrebbero nell’ombra, e contribuire a modificare i luoghi comuni tramite cui le persone comuni considerano gli emarginati.

Scarp de’ tenis è un giornale di strada con una marcata identità. Nato nel 1994 per intuizione di un pubblicitario, Pietro Greppi, è stato sostenuto ben presto da Caritas Ambrosiana e da Cgil-Cisl-Uil provinciali di Milano, oltre che da altre associazioni del territorio. Dopo una breve interruzione, è tornato sulla strada nel 1996, edito da cooperativa Oltre, promossa da Caritas Ambrosiana: da allora ha inanellato 121 numeri senza pause, al ritmo di dieci uscite all’anno. Scarp è diffuso e scritto da persone gravemente emarginate e senza dimora, persone che conoscono o hanno conosciuto la vita di strada, i dormitori, l’esclusione, la difficoltà di un reinserimento sociale e lavorativo. Per costoro è un’occasione di espressione, di affermazione della propria dignità, di lavoro, di integrazione del reddito, di ricostruzione delle capacità relazionali. Ciascuno dei venditori e molti degli autori sono seguiti, nel percorso di recupero e reinserimento, da operatori e servizi Caritas.

Esiste un forte legame tra i contenuti del giornale e il progetto sociale di cui è perno. Scarp si occupa (agli inizi soprattutto in chiave autobiografica, oggi con l’aggiunta di analisi e approfondimenti che presuppongono un lavoro giornalistico professionale) dell’esperienza e della vita degli homeless, ma anche di temi e fenomeni che sono preludio alla caduta "sulla strada": impoverimento e indebitamento, fragilità e disagio sociale, esclusione e periferizzazione di individui e gruppi, precarietà lavorativa e abitativa, dipendenze. Scarp si sforza anche di offrire una lettura in positivo della realtà della strada, dalle forme di solidarietà che vi si manifestano alle espressioni culturali che essa suscita e ospita.

Scarp ha un forte legame anche con la realtà dei territori in cui è diffuso: si propone alle comunità cristiane come strumento di "alfabetizzazione" rispetto ai temi e ai problemi che contraddistinguono il mondo della grave emarginazione.

Il giornale si articola in una redazione nazionale di Milano e in redazioni satelliti che dovranno curare la redazione dei testi per la parte locale e potranno essere chiamati a collaborare alla stesura della parte di interesse nazionale. Attualmente e’ diffuso a Milano, Genova, Firenze, Torino, Napoli, Palermo, Catania, Rimini, Vicenza.

Contesto locale

Il progetto Scarp de Tennis rappresenta nel contesto locale di riferimento uno strumento fondamentale per potenziare e valorizzare il lavoro di sostegno e presa in carico delle persona senza dimora.

100%SOLIDARIETÀ

Il 100% del prezzo di copertina, è interamente destinato ai senza dimora che partecipano al progetto e alla produzione d’indotto sociale. 1 euro come guadagno diretto, 1,50 euro per spese di gestione giornale e per sostenere progetti di reinserimento siociale.

100% LEGALITÀ

I venditori, sia italiani sia stranieri con regolare permesso di soggiorno stipulano un contratto come venditori porta a porta. 0% Lavoro nero, i venditori pagano tutte le tasse relative ai loro guadagni, inoltre, sono iscritti all’ Inps.

LA DISTRIBUZIONE

Viene venduto da persone che vivono per la strada, in situazioni di forte disagio o emarginazione.

La Strada: la rivista é distribuita da squadre di venditori che coprono le principali zone di affluenza (centro, stazioni, feste e mercati).

mercoledì 10 dicembre 2008

Parole rubate.

In fila per il pane dai frati nessuno cerca di fare il furbo

I bigliettini Raccogliere i biglietti da visita dei politici che fanno promesse

«Ieri - mi racconta Angelo, l' amico clochard - mi sono messo in fila per il pane in viale Monza». Lo guardo incuriosito. Lui se ne accorge. «D' abitudine vado alla mensa dei frati, - mi spiega - ma volevo incontrare la gente arrivata al punto di chiedere il pane. Un' insolita fila molto lunga e composta. Mi sono ricordato di quando, liceale, ero a Londra a studiare l' inglese. Queue up, queue up! era il grido delle vecchie signore se tentavo di superarle all' arrivo del bus rosso a due piani. Gli sguardi che lo accompagnavano mi rimettevano al mio posto. Come spiegare loro che quello era uno dei nostri sport nazionali? Poi ho visto alla televisione che con il tempo la situazione era cambiata anche in quella città. Si vedevano i giovani londinesi salire sugli stessi bus ignorando la fila. Intanto qui a Milano il malcostume si era aggravato. Perfino in chiesa qualche vecchia signora autoctona s' infilava nel confessionale prima di chi ne aveva il diritto. Poi fu trovato il rimedio con le macchinette dei numeri e i display che indicano a chi tocca. Numeri e display inutili, invece, per la lunga coda che si può vedere in viale Monza ogni mattina alla distribuzione del pane quotidiano. Nessuno che cerchi di fare il furbo. Ognuno, arreso di fronte alla vita, aspetta il proprio turno. All' inizio mi hanno guardato i piedi nudi e forse hanno pensato di procurarmi un paio di scarpe usate. Ma io ho spiegato che ormai quella mia pelle era più robusta del cuoio. A un certo momento è arrivato un tale sopra la quarantina, ben vestito e brillante nel parlare. Ha chiesto informazioni su quello che succedeva. Più di uno si è dedicato a fornirgli un quadro completo della situazione. Chi aveva perso il lavoro, chi il coniuge per decesso o per fuga, chi nulla perché non aveva mai posseduto alcunché. L' uomo dichiarò di essere un politico e che si sarebbe interessato per migliorare le loro condizioni. Ha perfino lasciato il suo biglietto da visita al più vicino. Una volta allontanatosi, chi aveva ricevuto il biglietto lo passò a un certo Mario, sulla settantina, uno spilungone con due baffoni. Quelli attorno ebbero un raro risolino. Ho saputo così che da anni venivano lì quattro o cinque politici al mese, lasciando le stesse promesse e che Mario faceva la collezione dei loro biglietti da visita».

Conconi Giorgio

Pagina 9 (7 dicembre 2008) - Corriere della Sera

domenica 7 dicembre 2008

Hotel " TGV"!!

MILANO: Rifugio per una ventina di senzatetto.

«Ma all'alba puliamo»

Il treno francese diventa un grand hotel per una ventina di senzatetto

La notte sul Tgv fermo in stazione: caldo e forno a microonde. «Vigiliamo, anche la polizia sa»

MILANO — «Questo posto è una cannonata». E quella potrebbe essere una bomba. Si mangia (quel che resta), si dorme (quanto basta), soprattutto si sopravvive gratis sul Tgv che entra in stazione Centrale di sera, resta fermo la notte, riparte il mattino. E già «che siamo ospiti e siamo trattati bene », Antonio e Ludi danno una mano. Fan la guardia. Sale un ragazzo, africano. Ha una valigia, una bella valigia. «È tua?», gli domanda Antonio. «No», e la butta a terra, scappa via. «Sarà una bomba? Chiamo gli agenti». Gli agenti? Lei qui non può stare, la denunceranno... «No, vedrai». E infatti, controllo; niente ordigno; grazie e buonanotte. Dice Angelo Serafino, sbirro all'antica e capo lombardo della polizia ferroviaria, che «noi siamo al servizio della legge e della gente. La povera gente».

E quanta povera gente si mischia su questo Tgv Milano-Parigi, atteso per tutto il giorno tra una mensa per i barboni e un McDonald's dove «puoi far la pipì senza dover per forza prendere un caffé». Sono una quindicina, certe volte crescono a venti. Italiani, stranieri. Ancora deve scendere l'ultimo passeggero che Antonio e Ludi, sono le 23.15, salgono. Avanzano buttando occhiate sui sedili sia mai abbiano abbandonato patatine o giornali. Entrano in cucina. C'è un forno a microonde, per scaldare un panino comprato fuori, alla macchinetta. C'è un fornellino, basta tirar fuori una pentola, metter su la pasta. Con calma. Senza fretta. Gli altri dormono. Il riscaldamento è acceso. Siamo in prima classe. Ludi, 26 anni, s'è rannicchiata per addormentarsi. Antonio, di sei anni maggiore, racconta d'aver fatto po' di lavori. «Un giorno sono rimasto senza occupazione. E sono precipitato. Ci vuole un niente. Finisci i soldi». E finisci per strada. «I treni? E dove dovremmo andare? Bisogna giusto evitare i grandi depositi, troppi stranieri, una paura... Rapinarci? Rapinarci di cosa, se non abbiamo niente?».

Antonio & Ludi. Vicini di sedile. Innamorati. Sieropositivi. «Mi chiedi se mi do da fare per cercar lavoro... Tanto, chi mi assume? Sono malato. Non mi vogliono. Temono il contagio, pensa te, ancora nel 2008... E se sto via, chi si occupa di Ludi?». Di Ludi, questo giornale già s'era occupato. Nel '94. Si parlò di lei bimba nata malata, con la mamma sieropositiva che morì presto, poi morì anche il papà, rimase l'anziana nonna al suo fianco... Un cronista scrisse, Milano lesse e si commosse, si diede da fare. Quasi quindici anni dopo, cos'è cambiato, Ludi? C'è un rumore di aspirapolvere, gli addetti alle pulizie bestemmiando contro la cooperativa che li tiene a 978 euro mensili passano sui vagoni, c'è un albanese, tra qualche ora, all'ora in cui si scenderà, raccoglierà le briciole sul sedile, «se trovano sporco danno la colpa a quelli delle pulizie, non è giusto, loro ci lasciano in pace». A mezzanotte un macchinista spinge il Tgv mezzo chilometro più avanti, lo parcheggia su un binario morto. «I passeggeri della notte? Lo sappiamo. E lo sa la polizia, che fa un mucchio di controlli. Capitano sbandati, delinquenti, e li cacciano presto. È una città sempre più cattiva e bastarda, Milano. Ma chi dorme qui...». Qui l'alta velocità è questa: «Due mesi fa, giuro, un barbone ha rincorso un passeggero francese che aveva dimenticato l'ombrello».

Andrea Galli

06 dicembre 2008 Corriere della Sera

venerdì 28 novembre 2008

E' questione di sicurezza!

LECCO SOTTO TIRO L' ORDINANZA ANTI CLOCHARD DEL SINDACO CHE SI DIFENDE: «QUESTIONE DI SICUREZZA».

La Chiesa: «Serve accoglienza non panchine più strette»

LECCO - «Le panchine anti-clochard sono un' ipocrisia. Sono un deterrente che non risolve il problema: i senzatetto e gli immigrati vanno integrati, non allontanati». Così il prevosto di Lecco, don Franco Cecchin. «Il decoro e il rispetto dei luoghi pubblici vanno bene, ma i poveri non sono indecorosi. Capisco il dovere istituzionale del sindaco, ma non è solo con un' ordinanza che si fa rispettare l' ordine e si accresce il senso civico. Serve una politica dell' accoglienza e dell' assistenza», gli fa eco il vicario episcopale, monsignor Bruno Molinari. La Chiesa insorge sul caso delle nuove panchine alle fermate dei bus, più strette in larghezza e lunghezza, così i clochard non possono trasformarle in un giaciglio, e boccia l' ordinanza del sindaco leghista, Antonella Faggi, che «vieta di sistemare giacigli» nei luoghi pubblici e di chiedere l' elemosina in piazze e parcheggi. Pena una multa fino a 500 euro o la confisca delle offerte. Il sindaco si difende: «Mi arrivano decine di mail e telefonate di protesta contro quelle persone moleste, che ti tirano per la giacca o che dormono in pieno giorno sulle panchine. Finora non si è verificato nessun episodio di intolleranza o violenza, ma occorre prevenire». La Lega Nord, anche nel consiglio comunale dell' altra sera, ha denunciato l' insofferenza e il fastidio di tanti verso accattoni ed extracomunitari che bivaccano sotto le pensiline dei bus, in riva al lago o nei parcheggi. A fianco del sindaco è intervenuta l' azienda «Linee Lecco», che ha siglato un accordo con una multinazionale per rivoluzionare le 45 pensiline alle soste dei bus. «Non vogliamo che diventino un letto per i senzatetto - dice Fabio Dadati, presidente di "Linee Lecco" e consigliere provinciale di An - E non è vero che sono piccole, rispettano le dimensioni fissate dalla Unione europea». Sulle panchine anti-clochard, tuona Alfredo Marelli (Pd): «Siamo all' assurdo. Il Comune sbandiera le panchine più piccole ed eleva le multe a chi chiede l' elemosina, ma in realtà nasconde l' incapacità di varare una politica dell' integrazione, dell' accoglienza e di aiuto anche per le nuove povertà frutto della crisi economica». Lancia un appello al Comune don Cecchin: «Non ci escluda dalle politiche dell' assistenza e dei servizi sociali. A Lecco c' è bisogno di un dormitorio pubblico. Se non lo faranno le istituzioni pubbliche, ci penserà la parrocchia».

Paolo Marelli

26 novembre 2008 - Corriere della Sera