mercoledì 28 dicembre 2011
venerdì 19 agosto 2011
Chissà se li hanno pagati?
"Beautiful", sul set anche i clochard
Veri senzatetto si improvvisano attori nelle nuove puntate della soap opera
Ma un giorno decide di uscire dalla fastosa villa e incontra una senzatetto, che le racconta la sua storia e le infonde nuova voglia di vivere. Così Stephanie decide di conoscere meglio queste persone che vivono per strada e a ognuno chiede "Perché sei un senzatetto?".
"Sono orgogliosa dell'idea dei produttori - spiega l'attrice - stato molto bello. L'importante è non perdere il senso dell'umorismo anche nelle situazioni drammatiche, lo dice una a cui è stato davvero diagnosticato un cancro".
giovedì 12 maggio 2011
oooo finalmente un pò di progresso!
Il 27 aprile scorso, il comune di Budapest ha adottato un’ordinanza che criminalizza i senzatetto che dormono nelle strade e nei luoghi pubblici. Il provvedimento in questione, infatti, istituisce per i vagabondi pene pecuniarie fine a €200 e il carcere nel caso, piuttosto ovvio, di impossibilità a pagare. L’amministrazione locale ha inoltre ridotto il budget annuale stanziato per far fronte al problema dei senza fissa dimora e ha sensibilmente ridotto la collaborazione con le Ong che forniscono servizi ed assistenza in questo settore. E’ quanto denuncia l’associazione europea Feantsa impegnata da anni a favore dei diritti degli homeless, che ha inoltre sottolineato come tali misure siano in contrasto non solo con i principi costituzionali ungheresi ma anche con la legislazione sui diritti umani sancita a livello internazionale. Purtroppo, riferisce Feantsa in una nota, “si tratta di uno sviluppo allarmante anche in altri grandi città europee, come Madrid, Londra e Praga. Capitali che stanno adottando simili misure repressive, minacciando di espellere dagli spazi pubblici proprio le persone più vulnerabili della società”. Secondo l’associazione europea, queste disposizioni decise a livello locale sono in palese contrasto con gli impegni assunti, invece, dai governi nazionali in seno all’UE.
fonte: http://www.west-info.eu/it/budapest-torna-il-medioevo-per-barboni-e-clochard-feantsa-homeless-ungheria-madrid-londra-praga-ue/
sabato 12 marzo 2011
Progetto Homeless
L’obiettivo prioritario e fondamentale è quello di dare accoglienza notturna e diurna a persone senza dimora, cercando di offrire una risposta immediata ai bisogni primari dell’utenza. Si cerca inoltre di favorire la promozione del diritto di cittadinanza con azioni complesse rispondenti alle domande e ai bisogni diversificati dei soggetti stessi. Il progetto si articola in tre diverse aree di intervento che comprendono distinti moduli di azioni:
Area accoglienza
Moduli asilo notturno e servizio diurno
Area segretariato sociale
Moduli sportello d'ascolto e unità di strada
Area Mediazione
Modulo mediazione
Soggetto pubblico titolare
Società della salute Zona Pisana
Soggetti attuatori
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Cooperativa Sociale Il Simbolo
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Cooperativa Sociale Il Cerchio
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Cooperativa Sociale Il Melograno
Collaborano con il Progetto Homeless :
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Caritas Diocesana di Pisa
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Associazione Amici della strada
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Associazione La Ronda della Solidarietà
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Associazione Il Simbolo
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Comunità di S. Egidio
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Azienda Regionale per il diritto allo studio di Pisa
fonte: http://www.progettohomeless.it/joomla/
domenica 20 febbraio 2011
Un pò di sociologia!
Che cosa è la povertà? Analizzare il fenomeno significa abbandonare l’idea di un concetto univoco.
Esistono varie classi di poveri che si formano dall’intreccio di diverse variabili: da quelle socio-economiche a quelle storico-culturali. La povertà è un fenomeno dinamico che accompagna l’uomo dalla sua nascita, e lo segue in tutte le sue fasi evolutive. È un male sociale che investe una parte dell’umanità adottando forme sempre diverse, adeguandosi al mutare dei tempi. Fino a pochi decenni fa costituiva la linea di demarcazione tra i il nord e il sud del mondo, attualmente si sta diffondendo anche nelle società più industrializzate. Le cause di tale espansione del fenomeno vanno ricercate nella globalizzazione neoliberista, nell’internazionalizzazione dei processi produttivi, nella precarietà e nell’aumento dei costi di vita.
Dalle inchieste di Buret e di Engels, alla Social survey di Booth, e ancora agli studi di Simmel e della scuola di Chicago, il povero del terzo millennio si identifica negli uomini separati, nelle ragazze madri, nelle anziane sempre più sole, e nei working poors. L’evoluzione del concetto di senza dimora è legata all’evoluzione del concetto di dimora non intesa più esclusivamente come bene materiale, ma come insieme di relazioni sociali all’interno del quale l’individuo forma la propria identità. L’esclusione da questa rete di socializzazione conduce all’esclusione sociale che può degenerare, se sussistono fattori contingenti, a condurre una “vita per strada”.
Sono “invisibili” soprattutto perché dimenticati dalle istituzioni socio-politiche, da ciò ne deriva l’inderminatezza sia del numero che dell’identikit. Se l’Istat non è in grado di fornire dati precisi su questo fenomeno, nel 2000 un’indagine della Fondazione Zancan di Padova, incaricata dal Ministero del Welfare, rilevò in una sola notte la presenza di circa 17000 persone nelle strade, nelle piazze e nei centri d’accoglienza delle città italiane. Da qui la necessità di promuovere il maggior numero di studi nella materia per conoscere i nuovi poveri. La metodologia che ho adottato nella mia tesi, per analizzare i nuovi senza dimora, si è concretizzata in una serie di quattro interviste qualitative ai rappresentanti delle rispettive tipologie. Tale studio mi permette di confermare che la tradizionale figura dell’homeless viene affiancata, ma non sostituita, da nuove tipologie aggravando così la situazione sociale. Oltre ai dati mancano efficaci e mirate politiche sociali che facciano fronte ad un problema oggi aggravato dalla vulnerabilità figlia di quella stessa società che dovrebbe garantire sicurezza e stabilità, e che invece sembra creare e riprodurre sempre di più “nuovi rischi sociali”.
fonte:http://sociologia.tesionline.it/sociologia/tesi.jsp?idt=17988
giovedì 6 gennaio 2011
Poesie e foto!
Una collaborazione con il fotografo Michael O’Brien
2010-11-23 - Esce il prossimo marzo Hard Ground, un volume di 184 pagine che raccoglie fotografie di homeless di Michael O’Brien accompagnate da poesie di Tom Waits. Lo scopo del volume, attraverso ritratti in bianco e nero molto intensi, è di obbligarci a guardare negli occhi le persone che non hanno una casa per prendere atto della nostra comune umanità. Le parole e le immagini danno una visione complementare delle difficoltà e della forza di chi vive per strada.
Tom Waits è stato spesso definito il poeta dei diseredati e degli emarginati, spesso protagonisti delle sue canzoni. Nessuno quindi meglio di lui poteva contribuire sul versante poetico; mentre Michael O'Brien lavora da decenni come fotografo freelance per Life, National Geographic, Esquire e altre testate americane.
Il libro si può sfogliare in anteprima sul sito dell’Università del Texas che lo pubblica e che lo vende a un prezzo fortemente scontato (www.utexas.edu/utpress/books/obrhar.html); le prevendite sono già aperte anche su Amazon.
Fonte: http://musiclink.it/dettaglio_v2.php?section=news_ultime&id=14775
mercoledì 24 marzo 2010
Forse qualche homeless sarà curato?????
NEW YORK - "Questa non è una riforma radicale ma è una grande riforma. Questo è il vero cambiamento". Così a mezzanotte, ora di Washington, Barack Obama ha salutato lo storico voto della Camera. Un'ora prima con 219 sì contro 212 no, sotto la presidenza di Nancy Pelosi la Camera aveva approvato la sua sofferta riforma sanitaria. E' passata una legge di straordinaria portata, che dopo l'approvazione del Senato estenderà a 32 milioni di americani un'assistenza medica di cui erano finora sprovvisti. E' la fine di un incubo, 14 mesi in cui il presidente si era giocato la sua immagine su questo "cantiere progressista". Obama ce l'ha fatta su un terreno dove da mezzo secolo tutti i presidenti erano stati sconfitti. Ha affrontato una piaga sociale, che vede l'America molto più indietro degli altri paesi ricchi per la qualità delle cure mediche offerte all'insieme della popolazione. Forse il suo partito pagherà qualche prezzo alle elezioni legislative di novembre, ma i democratici hanno messo la loro firma esclusiva (senza un solo voto repubblicano) su una delle più ambiziose normative sociali del paese. 34 di loro hanno votato contro, per paura di giocarsi la rielezione a novembre, di fronte all'offensiva della destra che dipinge questa legge come la "socializzazione delle cure mediche" e l'anticamera di una bancarotta di Stato. Ma fino all'ultimo le defezioni nel partito di maggioranza hanno rischiato di essere ben più elevate.
Diventeranno fuorilegge anche i tetti massimi di spesa, usati dalle assicurazioni per rifiutare i rimborsi oltre un certo ammontare (un costume particolarmente deleterio per i pazienti con patologie gravi che richiedono terapie costose, come il cancro). I genitori avranno il diritto di mantenere nella copertura della propria assicurazione sanitaria i figli fino al compimento del 26esimo anno di età, una norma particolarmente attesa in una fase in cui i giovani stentano a trovare un posto di lavoro (e quindi non hanno accesso all'assicurazione che di solito è connessa a un impiego stabile). Più avanti, entro il 2014, scatteranno gli altri aspetti della riforma, quelli che porteranno 32 milioni di americani ad avere finalmente diritto a un'assistenza. Di questi, la metà circa entreranno sotto la copertura della mutua di Stato per i meno abbienti, il Medicaid. Quest'ultimo garantirà cure gratuite fino alla soglia di 29.000 dollari di reddito annuo lordo, per una famiglia di quattro persone. Altri 16 milioni dovranno invece comprarsi una polizza assicurativa. Ma potranno farlo scegliendo in una nuova Borsa competitiva sorvegliata dallo Stato, e riceveranno sussidi pubblici fino a 6.000 dollari, onde evitare che l'assicurazione gli costi più del 9,5% del loro reddito. Multe salate per le aziende con oltre 50 dipendenti che non offrono l'assicurazione sanitaria ai dipendenti. Perché questo resterà comunque anche dopo la riforma il tratto distintivo del sistema sanitario americano, imperniato sulle assicurazioni private, e ben lontano dai servizi sanitari nazionali dei paesi europei.
Manca, nella riforma, quello che all'origine doveva essere l'aspetto più radicalmente innovativo: la cosiddetta opzione pubblica. Di fronte alle accuse di voler imporre un "socialismo medico di tipo cubano" - secondo uno slogan usato dalla destra populista del Tea Party Movement - i democratici hanno abbandonato quell'idea, che avrebbe creato un'assicurazione di Stato disponibile a tutti, a costi contenuti, per far concorrenza alle assicurazioni private. In compenso ci sarà una stangata fiscale sulle multinazionali farmaceutiche, per finanziare una parte dei costi della riforma.
22 marzo 2010
FEDERICO RAMPINI - La Repubblica.it
mercoledì 10 febbraio 2010
L'altra faccia delle olimpiadi!
Un momento della manifestazione di domenica a Vancouver
Il leader: «hanno sprecato tanti soldi,il nostro quartiere vive nella miseria»
VANCOUVER Al centro delle Olimpiadi c’è il mercato dello spaccio, meglio noto come «The poorest postal code in Canada», il luogo più povero di tutto lo Stato. Il quartiere si chiama Downtown Eastside e sta lì, in evidenza tra Canada Place, luogo simbolo dei Giochi in città, il Bc Place Stadium, sede delle cerimonie, e il Pacific Coliseum, impianto per pattinaggio e short track. Non si può evitare, nell’Eastside ci inciampi, ti ci porta dentro la corsia olimpica che non vuole trovare percorsi alternativi.I cinesi hanno imbiancato tutta Pechino e fatto sloggiare chi stonava, i canadesi lasciano i loro problemi in bella mostra perché questo controverso quartiere è insieme ferita e slancio, guaio e sfida. Compare a un anonimo incrocio dove la West Hastings, arteria del quartiere fantasma, diventa East Westings e tutto si allunga: barbe lunghe, capelli lunghi, passi strascicati dietro ai carrelli dei supermercati pieni di coperte e sacchetti di plastica. Una volta era il cuore della città, oggi è la patria degli homeless che si aggirano tra le carcasse dei vecchi hotel abbandonati. Il Balmoral cade a pezzi e l’orologio dell’insegna è fermo sulle 12,35 chissà da quando. Non che il tempo passi tra queste strade e per fartelo capire hanno creato il cimitero delle speranze: «The Heart of dies». Cinque cuori al posto dei cinque cerchi e sotto montagnette di terra con piccole lapidi in cartone: «Sogni infranti», «Umanità», «Umiltà», «Pace», tutte le aspettative che i residenti hanno sotterrato. Si vedono solo market fatiscenti difesi da spranghe di ferro e disperati che parlano da soli. La povertà attira senza tetto, malati mentali, tossici e sopra tutti gira la grande e luccicante «W» annunciatrice di futuro.La lettera tridimensionale è piazzata in cima al vecchio Woodwart, un ex centro commerciale in restauro. Si trova giusto di fronte alla Downtown Eastside Association, un punto d’appoggio per chi sta peggio. Il Woodwart è pronto a diventare il primo palazzo sociale: monolocali a prezzo fisso per chi può affrontare solo un affitto minimo. Mary McNeal, portavoce del progetto per la provincia, spiega: «Se volessimo riqualificare una zona così centrale sarebbe facile, ma qui nessuno intende spazzare via chi ci vive ora. Bisogna introdurre alloggi accettabili a prezzo basso, essere graduali e accompagnare la trasformazione». È il modo in cui il Comune cerca di rianimare le strade reiette. Ed è su queste cifre che si gioca la contro Olimpiade.Gli attivisti che non volevano i Giochi a Vancouver invece di arrendersi all’inevitabile hanno organizzato un movimento che è cresciuto negli anni e si è legato alla protesta sociale di quelli di Seattle. I primi no global, i ragazzi che si sono ritrovati dentro una delle manifestazioni più violente al Social Forum del 1999 (13 arresti e città devastata) insieme con i resistenti olimpici per costruire una protesta civile. Almeno è l’idea di fondo. Chris Shaw era a Seattle nel 1999 ed è a Vancouver oggi, è uno stimato medico, un ricercatore dell’Università British Columbia ed è anche una delle teste della manifestazione organizzata per il giorno dell’apertura, dopodomani. Alle 18 (le 3 di sabato mattina in Italia) parte la cerimonia, alle 15 la sfilata di protesta e la polizia, fino a qualche giorno fa molto rispettosa, inizia a innervosirsi. Chris Shaw è stato pedinato dopo essere andato all’aeroporto a prendere Martin Macias, noto attivista di Chicago, talmente conosciuto da essere rispedito indietro. Shaw racconta: «L’ho aspettato due ore poi ho capito che qualcosa non andava e ieri ho ricevuto la visita di un agente. Mi ha fatto mille domande. Non stiamo facendo nulla di illegale». È il portavoce di una frangia che sta crescendo: «Non abbiamo nulla contro lo sport né i Giochi in sé, ma qui ormai si parla solo di pubblicità, di marchi consentiti o vietati e non possiamo restare a guardare i nostri amministratori spendere sei miliardi per l’Olimpiade del capitalismo quando abbiamo a casa un quartiere che ha bisogno di fondi più dell’aria. Dove sono i soldi e le energie da dedicare a chi sta male?».Non è preoccupato per infiltrati o black bloc: «Siamo cresciuti da Seattle 1999, non escludo che potrebbero presentarsi, però sappiamo gestire meglio le emergenze e poi la sfilata è solo uno degli appuntamenti: abbiamo voluto evitare una sola ora X in cui concentrare tutte le tensioni». L’opposizione domenica scorsa ha messo in piedi i Giochi della Povertà, controprogrammazione con un ratto come mascotte, una gara di curling con una stone a forma di lingotto (fatto con una bottiglia di plastica verniciata d’oro) e lo slalom delle promesse non mantenute. Hanno partecipato 700 persone e Jean Swanson, altro attivista di punta dell’Olympic Resistance Network, è convinto sia stato un successo: «Magari anche un po’ carnevalata, ma a Downtown Eastside c’è lo stesso livello di allerta per il contagio hiv che ha il Botswana e qui si pensa a mettere in mostra il logo della Coca-Cola».
GIULIA ZONCA - La Stampa.it - 10.02.2010
venerdì 22 gennaio 2010
Un pò di cultura musicale!!
Nuovo Singolo per i Jesus Was Homeless, Self Control cover di Raf, in rotazione radio dal 5 febbraio
27 gennaio 2010
I Jesus Was Homeless presentano in anteprima
il videoclip
Self Control
nuovo singolo Cover di Raf
Micca Club, 21.30
Via Pietro Micca 7a, Roma
Tra le piu’ interessanti novita’ del 2009, i Jesus Was Homeless tornano il 27 gennaio 2010 a Roma per presentare in anteprima il videoclip del nuovo singolo , personalissima cover di Self Control di Raf, in rotazione radio e TV dal 5 febbraio. Un lavoro prodotto da OBE Records e Incredible Machine firmato Adam Mason, gia’ autore dei videoclip di Within Temptation, Oceansize, Cradle of Filth .
Dopo i successi 2008 che li ha visti conquistare il mercato asiatico e nipponico con la Halftonic - Marquee Records e quelli 2009 come protagonisti a Los Angeles del Hit Week , la formazione romana torna cosi’ sulla scena italiana , offrendo un primo assaggio del nuovo album con un singolo dalle sonorita’ rock, elettro e indie gia’ in passato apprezzato live dai fan.
Con un videoclip che trae spunto dal film Blood River - un thriller psicologico ambientato in una città fantasma della Death Valley- sempre diretto da Adam Mason , i Jesus Was Homeless aprono un 2010 che vedra’ in primavera l’uscita del nuovo album , di cui alcuni estratti saranno presentati proprio al Micca Club di Roma, il 27 gennaio, a partire dalle ore 21.30
Un appuntamento gratuito e da non perdere, per scoprire cosa ha in serbo per fan e appassionati la formazione romana che ha gia’ avuto modo di farsi conoscere e apprezzare nel 2009 con Melting (singolo tra i 100 piu’ trasmessi di Virgin Radio) e The Landing.
L’appuntamento e’ per il 27 gennaio, al Micca Club di Roma, alle 21 con minilive Jesus Was Homeless, a seguire Subbacultcha dj set rock indie wave con Dj Skalibur e Dj 51.
“Un album che porta con se’ concetti profondi e di innegabile rilievo”
Rock Sound, gennaio 2010
“Una melodia energetica capace di conquistare al primo ascolto”
Rumore, dicembre 2009
“Rock alternativo di altissima qualita’, quello dei Jesus, che sanno abilmente miscelare la ruvidezza del rock, con le sperimentazioni elettroniche”
La Repubblica, 29 ottobre 2009
“I Jesus Was Homeless, riescono sorprendentemente a conservare per tutta la durata dell’album una personale cifra stilistica che dimostra le indubbie potenzialita’ di un gruppo da seguire con interesse”
Emozioni, novembre 2009
martedì 8 settembre 2009
Risultati mondiali homeless - Milano
Italy (7) v (1) Philippines
Luxembourg (3) v (4) Italy ( cliccare link per breve cronaca della gara )
Risultati 8 settembre
Italy (5) v (9) Romania
Italy (5) v (9) Romania
lunedì 7 settembre 2009
Va bene così!!
La nazione ospitante l'Italia, ha aperto la settima edizione della Homeless World Cup, partita contro il Ghana.
Risultato 6 - a a favore del Ghana.
Per risultati o aggiornamenti cliccate :http://www.homelessworldcup.org/
domenica 6 settembre 2009
Forza Italia!!
Parte la Homeless World Cup, all'Arena il calcio d'inizio
Una settimana di match di street soccer decreteranno la squadra campione del mondo dei senza tetto: 48 Paesi impegnati, 500 giocatori in campo per debellare un disagio sociale sempre più crescente. Gara inaugurale tra Italia e Ghana
| 06 settembre, 2009 |
| La Homeless Wolrld Cup al via, 48 Paesi si sfideranno a street Soccer nello scenario dell'Arena Civica di Milano |
Scatta oggi a Milano la settima edizione della Homeless World Cup, che fino al 13 settembre vedrà impegnati 500 giocatori provenienti da 48 nazioni. In palio, nello storico scenario dell'Arena Civica, il titolo mondiale di calcio street soccer per squadre composte di senzatetto. Le formazioni presenti rappresenteranno tutti e cinque i continenti del globo, comprese Argentina e Brasile, Inghilterra e Germania, Australia e Cambogia, Hong Kong e India, Ghana e Malawi. L'Italia, due volte campione, cercherà di riconquistare il trofeo che, grazie al potere positivo del calcio permette ai senzatetto di cambiare la propria vita.
"La Homeless World Cup - spiegano i promotori - è un torneo di livello mondiale che usa il calcio come un catalizzatore per incoraggiare le persone senza dimora a cambiare la loro vita. E per cambiare l'attitudine di governi, media, cittadini e opinion leader nel trovare soluzioni sempre migliori per combattere l'homelessness in tutto il mondo. Lo facciamo organizzando un torneo di livello mondiale che unisce squadre di persone senza dimora nel cogliere l'opportunità di una vita per rappresentare la propria nazione, e incentivando e sviluppando progetti locali di football in oltre 70 nazioni che coinvolgono 30mila giocatori homeless durante tutto l'anno. La nostra missione è coinvolgere oltre un milione di giocatori in 75 nazioni e farli partecipi dei benefici che il calcio può offrire; e diventare inoltre la più accreditata organizzazione che usa lo sport come motore di cambiamento sociale nel mondo".
venerdì 7 agosto 2009
Un pò di buona musica!
Se l'estate e' un periodo in cui solitamente si sentono solo i vari brani estivi, leggeri e commerciali, quella del 2009 sembra ormai caratterizzata da una presenza costante su Virgin Radio, All Music, Radio Rock e tante radio del circuito alternativo: i Jesus Was Homeless, capitanati da Tiziano Rizzuti, gia' noto esponente del mondo alternative e underground italiano. Se Melting, il loro primo singolo ha gia' riscosso successo notevole di pubblico, ora arriva anche la critica a supportare la formazione nata in USA con apprezzamenti sia dei live che dell'album "The Landing".
“Nel loro rock, racconto di storie, viaggi ed esperienze personali, descritti con uno stile influenzato dall’esperienze dell’indie rock statunitense” ha scritto su Repubblica Felice Liperi e “uno spettacolo di puro alternative rock” riporta sempre il Corriere.it.Con i live di luglio abbiamo quindi colto l'occasione per intervistare i due fondatori della band Tiziano Rizzuti e Marko Resurreccion.
D: Da dove nasce il nome Jesus Was Homeless?
R: Il nome nasce da un cartello esposto da un comunita’ di homeless che si sono stabiliti Venice Beach e che abbiamo conosciuto in viaggio…e’ un’affermazione che rivendica una sorta di orgoglio della scelta di vita e ci ha subito ispirato…per quel senso di provocazione a riflettere, non una provocazione aggressiva, ma piu’ intima, che porta a confrontarsi con alcune cose, la realta’, la societa’...Jesus Was Homeless nasce proprio da li’, da questo viaggio e dalle persone incontrate, che ci hanno aiutato a riflettere su una serie di signicati, sul fatto di essere homeless, sull’esistenza e la sopravvivenza di movimenti di pensiero al limite con le religioni e cosi’ via…
D: Un progetto nato decisamente on the road quindi…”The Landing” vive di queste influenze americane?
R: Certamente. Il song writing e’ avvenuto in questo viaggio, musiche e atmosfere vengono da li’, poi il lavoro vero e proprio e’ avvenuto in tappe e luoghi diverse.Si e’ trattato di un viaggio americano si’, pero’ non all’insegna di “USA I love you”. I luoghi e le esperienze non sono stati quelli tradizionali, ma quelli poco frequentati e conosciuti, non da cartolina californiana insomma. Abbiamo vissuto spazi che non rispondono al concetto di sogno americano, ed e’ stata questa la vera esperienza.Los Angeles e’ una citta’ decadente e soprattutto Venice, sull’Oceano, posto popolato da freaks and geeks e da persone che hanno scelto lo status di homeless e dunque concretizzano una fuga possibile. Tanti sono artisti e molto disponibili al dialogo, e’ stata un’occasione per scoprire e confrontarsi con una realta’ umana interessante e “altra”.E “The Landing”, la stessa copertina, a partire dal caravan, testimonia con le foto queste realta’. Per ricordare la volonta’ di “rivendicazione”, nel senso “tu mi discrimini, ma il tuo Dio era vicino a me”…
D:Cosa c’e’ di questo “esistenzialismo” o confronto con l’esistenza e l’alterita’ nei vostri testi?
R:Al contrario di quello che si possa pensare, nonostante gli arrangiamenti puntino su una certa orecchiabilita' e su ritmi coinvolgenti, a parte le due canzoni d’amore, il resto dei brani sono di critica sociale: “mi alzero’ daro’ fuoco alla mia scrivania e ci piscero’ sopra”.L’esperienza insomma e’ rimasta nei testi e in alcune musiche. Lo stesso singolo Melting e’ proprio una riflessione sulla sorte dei cosiddetti “perdenti” in questo sistema e nel sistema dello show business, nell’impotenza di chi non ha acquisito una serie di caratteristiche per sopraffare il prossimo e avere “successo”, in una visione imposta del mondo, in cui esistono “vincenti e perdenti”…cosa che non ci trova molto d’accordo!Poi The Landing finisce con un brano musicale dal titolo molto esplicativo: Age of Nothing.
Per i fan, ricordiamo a tutti i lettori che il nuovo album e' gia' in cantiere perche', hanno dichiarato "siamo molto ispirati e la chimica all’interno del gruppo sta generando nuove idee…"
giovedì 30 luglio 2009
Incredibile!!!
Bloomberg li rispedisce a casa: "Stanno meglio à"
Liberarsi dei senzatetto pagando, a loro e alle loro famiglie, biglietti di sola andata verso la destinazione che preferiscono: è questo il progetto che il sindaco di New York, Michael Bloomberg, sta realizzando dal 2007 e decide adesso di svelare convinto che possa aiutarlo ad ottenere la rielezione in novembre.«Forse andando altrove gli sarà più facile trovare lavoro, iniziare una nuova vita, avranno maggiore fortuna», dice il sindaco nella Blue Room della City Hall, svelando i dettagli di un programma finora svoltosi al riparo dei riflettori e grazie al quale, dal 2007, sono 550 i senzatetto, con famigliari al seguito, che hanno abbandonato la Grande Mela in aereo, nave, autobus o semplicemente con il pieno di benzina pagato dai contribuenti.Bloomberg è noto per avere il mito dell’efficienza amministrativa e il suo ufficio si premura di sottolineare il successo dell’iniziativa descrivendone i dettagli finora tenuti riservati: le destinazioni più gettonate per i senzatetto «in uscita» sono l’isola di Porto Rico, il sole della Florida oppure la Georgia e le Caroline, del Sud come del Nord, mentre fra chi opta per destinazioni internazionali prevalgono Haiti, Perù, Città del Messico, Trinidad e Tobago, l’Ucraina, Santo Domingo e Casablanca, in Marocco, forse perché si tratta dei luoghi di nascita di molti dei beneficiari del «programma di viaggi», gestito da un’agenzia ad hoc scelta dal municipio. Mezzo preferito: il busIncalzato dalle domande sulla genesi dell’insolita iniziativa che sembra confermare il declino economico di una metropoli che non è più in grado di appare i sogni di chi vi arriva, Bloomberg risponde con un secco: «A conti fatti ci conviene». Questo perché il mantenimento di una famiglia «homeless» nei posti i accoglienza gestiti dal comune costa ogni anno all’erario pubblico 36 mila dollari mentre «il valore medio dei biglietti al confronto è assai basso» anche perché «la maggioranza preferisce il bus, pochi vanno all’estero e ancora di meno chiedono biglietti aereo per lunghe distanze».Secondo una stima, il 37 per cento ha abbandonato New York a bordo di autobus, il 15 salendo su un treno e il 48 recandosi in aeroporto per destinazioni in gran parte all’interno del territorio degli Stati Uniti. Per confermare l’analisi costi-benefici, Bloomberg diffonde i costi specifici pagati per alcuni biglietti aerei: mandare un’intera famiglia a Parigi è costato 6332 dollari, a Orlando in Florida appena 858,40 dollari e a San Juan, Porto Rico, ancora meno, 484,20.Pieno di benzina e dietrofrontIl «New York Times» è andato ad intervistare alcuni degli «homeless» beneficiati dai biglietti omaggio di Bloomberg e ha scoperto che Hector Correa, tornato nella natìa Porto Rico, si dice sollevato perché «ho scoperto che New York mi dava assai meno di quanto avrei pensato».Altrettanto contento è Vida Chavez-Downes, il direttore della «Resource Room» del sindaco per coordinare il «trasferimento delle famiglie», che rivendica il merito di gestire una macchina organizzativa molto efficiente: «Siamo noi che paghiamo per i visti, andiamo nei consolati, garantiamo le lettere che servono per i passaporti necessari a chi vuole andarsene. Basta venire da noi e bussare alla porta». Con Chavez-Downes lavorano 11 «assistenti sociali» e sono loro a discutere con i diretti interessati come e quando lasciare la metropoli: una famiglia di dieci persone ha accettato di tornare a Porto Rico a bordo di un volo low cost JetBlue mentre una coppia in cerca di lavoro, appena giunta in auto dal Michigan, ha fatto rapidamente marcia indietro in cambio di 400 dollari di buoni benzina.Un volo per cinque verso ParigiNel caso dei 6332 dollari spesi per un «viaggio a Parigi» il costo più alto rispetto alla media si spiega con i cinque biglietti internazionali per la capitale francese ai quali se ne sono dovuti aggiungere altrettanti in treno per la cittadina di Granville, perché questa era la destinazione finale prescelta da una coppia di genitori con tre figli evidentemente incapace di sostentarsi a New York.Bersagliato da critiche e ironie sui giornali cittadini, Bloomberg è convinto che si tratti di misure molto popolari in vista dell’appuntamento con la rielezione, anche perché afferma di rifarsi all’esempio dell’Esercito della Salvezza che in tempi remoti aveva un analogo programma, denominato «Homeward Bound». Rasta da vedere se altri seguiranno l’esempio del sindaco che punta a centrare l’obiettivo del terzo mandato. Il Parlamento delle Hawaii si è affrettato a far sapere di essere molto contrario: «Per noi significherebbe pagare soltanto biglietti aerei e costerebbe davvero troppo alle casse dello Stato».
La Stampa - 30/07/2009
lunedì 29 giugno 2009
Bicampioni del mondo!!!
«Sono spariti i giocatori»
Non hanno le energie per correre. Nemmeno la testa per fare gli allenamenti, i morsi della fame stringono lo stomaco. E il pensiero va alla propria moglie e al figlioletto di nemmeno un mese in preda ai crampi nel campo provvisorio di Bisceglie. Metà della squadra della Nazionale italiana dei senzatetto, che terrà alto l’onore degli azzurri - forte dei due successi mondiali in Svezia (2004) e Scozia (2005) - nella Homeless world cup che si terrà a Milano dal 6 al 13 settembre, è stata sgomberata. Sì, il Comune di Milano, primo in Italia a ospitare i Mondiali di calcio dei senza tetto, manifestazione che gode del patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri, del ministero degli Esteri, del ministero delle Pari opportunità, della Presidenza del consiglio e della presidenza della Repubblica, il 18 giugno scorso ha sgomberato l’ex caserma di via Forlanini, occupata abusivamente, da dove provenivano metà dei giocatori della nazionale. «Il neonato sulla strada» di cui leggeva sui giornali è il figlio di uno dei giocatori. La moglie ha bisogno urgente di un’operazione, che i medici si rifiutano di fare finché la donna non avrà una sistemazione adeguata: vivendo in un campo nomadi provvisorio, che verrà anche questo sgomberato, rischia di prendersi delle infezioni durante la convalescenza. Sabato pomeriggio agli allenamenti, che si tengono al campetto dell’Idroscalo due volte alla settimana, - un campo da street soccer a due mesi dai mondiali ancora non c’è - il ct ha dovuto chiedere alla società che organizza il campionato di portare dei panini per i giocatori, che non mangiavano da giorni. «Non posso correre, sono due giorni che non mangio - mi dicevano, racconta l’allenatore Bogdan Kwappik - allora ho chiesto alla società di portare pane e prosciutto. Non solo, ogni volta devo chiamare i miei giocatori e andarli a prendere perché vengano agli allenamenti, sono persone in difficoltà, in tutti i sensi, che vanno accudite. Sono molto amareggiato e preoccupato: lo spirito dei mondiali non è certo questo, anzi. Il senso ultimo dell’iniziativa è aiutare i senza tetto che partecipano a inserirsi nella società, trovare un lavoro e una sistemazione». «L’Homeless world cup, infatti - si legge nel sito - non sarà semplicemente un evento, ma un punto di partenza, un volano che darà vita a un progetto di solidarietà sociale di recupero sportivo permanente». I giocatori diventano per una volta i protagonisti dell’evento, guadagnando così nuova fiducia in se stessi e rinnovato entusiasmo, strumenti indispensabili per intraprendere un percorso di reinserimento nella società. «La missione del campionato è avviare un percorso con le istituzioni cittadine e le aziende socialmente responsabili per ideare e promuovere nuovi progetti di accoglienza e di reinserimento per le persone senza dimora».Il ct ha anche scritto una lettera al presidente del consiglio comunale per segnalare il problema dei giocatori sgomberati, ma nessuno ha risposto. Nessuna risposta si è avuta nemmeno alla richiesta al Comune, che patrocina il mondiale, di finanziamenti per la preparazione della squadra: «Quando siamo andati in Polonia il mese scorso per gli Europei di calcio abbiamo dovuto fare la colletta per pagare benzina e autostrada». Insomma a due mesi dal calcio di inizio dell’Homeless world cup, la nazionale di calcio non viene trattata proprio con i guanti: non esiste un campo di street soccer, non ci sono i palloni, le divise, i soldi, né il cibo. L’Homeless world cup, invece, dovrebbe lasciare un’eredità a Milano: una struttura sportiva e sociale aperta a tutti, un vero e proprio centro diurno per le persone senza dimora.
E dire che il sindaco Moratti è l’ambasciatore ufficiale dei mondiali...