domenica 8 febbraio 2009

Chissà la prossima mossa


di Anna Maria Bruni

Può il governo di un paese andare in direzione opposta alle esigenze reali della società civile? In Italia è possibile. Mercoledì scorso è stato approvato in Commissione Giustizia e Affari costituzionali il ddl sicurezza, che approderà in Senato la prossima settimana. Un pacchetto di misure restrittive senza precedenti a coronamento del quale, su proposta della Lega, è stato approvato un emendamento che istituisce quello che è stato immediatamente ribattezzato “il registro dei clochard”.

Proprio così. Recita infatti il testo: “E’ istituito al ministero dell’Interno un apposito registro delle persone che non hanno fissa dimora”. Il decreto attuativo spetta al Viminale, che entro 180 giorni dovrà stabilire modalità e tempi di funzionamento. Decreto che prevede inoltre, sempre su proposta leghista, l’istituzione di ronde ad opera degli Enti locali, che “saranno legittimati ad avvalersi di associazioni di cittadini per segnalare eventi a danno della sicurezza e cooperare al presidio del territorio”.

Ci saremmo potuti aspettare che una registrazione dei “senza casa” potesse avere il fine di distribuire una social card di sostegno. Ma no, non è opera di Tremonti ma di Maroni, e non è un collegato alla finanziaria ma alle nuove norme sulla sicurezza. Quindi i senza casa, i vagabondi, sono un pericolo, un attentato alla sicurezza e al decoro delle nostre strade, non uomini e donne a cui dare una mano per vivere. Sono numeri, un certo quantitativo, non persone che hanno perso lavoro casa parenti magari, un numero che si fa esorbitante e che deve essere fermato. Sono falliti, economicamente falliti, non sono stati capaci di vivere, di capire come gira il mondo, e quindi vanno puniti. Se fino a ieri esistevano gli “emarginati” come categoria della società, sociologica beninteso, a cui rivolgere un occhio benevolo per lavarsi la coscienza senza naturalmente riconsiderare le cose dal punto di vista rivoluzionario di “esseri umani”, conservando quindi le categorie socio-economiche attraverso le quali organizzare una “oggettiva” visione del mondo, è il terremoto di una crisi economica non arginata dal rigore della Politica a rivoluzionare queste vecchie categorie. La nuova destra al comando semplicemente cavalca l’evento sismico, attraversando questo trapasso storico senza dotare la Politica di rigore e di etica, ma semplicemente deprivandola di regole certe. Non c’è infatti alcuna regolazione in campo sociale né del lavoro, al contrario, è in campo una eliminazione di norme e fondi a 360 gradi, a cui fa da contraltare l’affondo giustizialista in termini di multe salatissime proprio a chi non possiede nulla, carcere, espulsioni, col supporto di cittadini armati di forconi in cerca dei “Freaks” nostri contemporanei figli di questa società malata, e di militari nelle nostre strade, così come anelano Larussa e Gasparri. Questo “comitato d’affari” degli imprenditori lo sa, l’unica è destutturare la politica a colpi di ddl che cancellino la democrazia nell’aula del parlamento e fuori, nella società. Non c’è più spazio per gli “emarginati” vanno cancellati. Saranno deportati? Sarebbe bene saperlo. O forse semplicemente espulsi, esattamente come gli immigrati, sempre secondo il nuovo testo, e sempre dopo aver pagato una multa. Fino a 10.000 euro. In effetti espulsi è meglio, la deportazione a un costo.

Una crisi economica che non data da oggi, dalla esplosione della bolla dovuta ai mutui subprime. La caduta del muro di Berlino e la fine stessa del comunismo in Urss, con tutti i suoi limiti, hanno provocato un’invasione di manodopera globale, una massa di poveri disperati pronti a tutto pur di trovare quell’Eldorado che gli era stato dipinto e alla quale l’Occidente, dopo essersi glorificato di questo “nuovo passo della civiltà” verso la libertà, sta erigendo ben altri muri, fatti di privazione di diritti e restrizione della libertà a salvaguardia della propria ricchezza. Propria nel senso proprio dei pochi che vanno spartendosi la torta ignorando il dilagare della povertà nostro e importato, se non per deprivare le vite della gente anche della dignità, per poi vederle azzannarsi gli uni contro gli altri per un tozzo di pane. Siamo a un bivio e non c’è più tempo, la globalizzazione può essere il collante che unisce un popolo ben oltre i confini delle nazioni, o la quarta guerra mondiale, quella che come disse Einstein “si combatterà con bastoni e clave”.

lunedì 2 febbraio 2009

Un altro urlo

Olgiate, morto per il freddo in un albergo in ristrutturazione

OLGIATE MOLGORA - È morto, solo, per il freddo, molto rigido nella notte tra venerdì e sabato, nel rifugio notturno di fortuna che aveva trovato in questi ultimi giorni. Da qualche notte dormiva infatti all’interno di un cantiere edile vicino alla stazione ferroviaria di Olgiate. Giuseppe Tacconi, 75 anni, ufficialmente residente a Villa d’Almè nella bergamasca era molto conosciuto nel meratese. La sua famiglia originaria è di Cernusco ed è la famiglia dell’ex consigliere regionale Renato Tacconi. E a Cernusco l’uomo aveva ancora la madre nell’abitazione della quale negli ultimi mesi andava spesso a dormire. Era infatti senza fissa dimora ed era tornato nel meratese dalla bergamasca circa tre anni fa. Prima ospite per circa due anni dalla casa di accoglienza della parrocchia di san Zeno fino a qualche mese fa e poi per quello che si può sapere dormiva un po’ a Cernusco e un po’ nel cantiere olgiatese di via Stazione.
"Volevamo un'emozione forte, abbiamo fatto uno scherzo al barbone"

di CARLO BONINI - Repubblica 01/02/2009

ANZIO (Roma) - I carabinieri hanno individuato i responsabili dell'aggressione e del tentato omicidio di un extracomunitario avvenuto nella notte a Nettuno, alle porte di Roma. Sono tre ragazzi: i due più grandi hanno 29 e 19 anni e risiedono nella cittadina, il più piccolo ne ha 16 e vive ad Ardea. I tre hanno confessato il barbaro gesto. Dopo una notte di sballi, di alcol e droga, hanno avuto l'idea al distributore di benzina. Si sono procurati una tanica e sono andati in giro "alla ricerca di un barbone". Ora sono accusati di di tentato omicidio in concorso. Alla domanda se sia confermata o meno la matrice razziale dell'aggressione e del tentato omicidio il comandante del Nucleo provinciale del Carabinieri di Roma, Vittorio Tommasone, dice: "Al momento l'unica cosa che posso dire è che ci troviamo di fronte a un gesto di stupidità assoluta. Non capire lo sfondo dietro questo atroce episodio sarebbe come non vedere ciò che succede attorno ai nostri giovani. L'uso smodato di droghe ed alcol a cui si sottopongono condiziona il loro comportamento". I tre ragazzi hanno spiegato di aver aggredito l'uomo in uno stato alterato da alcol e hashish e che nel loro gesto non ci sarebbero stati motivi razziali. I tre, durante l'interrogatorio, hanno detto di aver voluto compiere un "gesto eclatante per provare una forte emozione". "Cercavamo uno che dorme in strada, non per forza un romeno o un nero". Cercavano un debole. Il fatto. Il minorenne ed i suoi amici, incensurati, e con famiglie di lavoratori alle spalle, tornando a casa la scorsa notte sono passati davanti alla stazione di Nettuno. Qui, secondo la ricostruzione dei carabinieri, hanno insultato e aggredito il senzatetto che dormiva nell'atrio. Poi si sono allontanati e mentre erano al distributore hanno avuto l'idea di fare "uno scherzo al barbone", così come loro stessi hanno detto agli investigatori. Tornati nella stazione hanno dato fuoco all'immigrato: non riuscendo più a spegnere le fiamme, sono scappati.
La vittima. I carabinieri hanno trovato l'indiano ancora con gli abiti avvolti dal fuoco, le gambe già completamente ustionate. Navte Singh, 35 anni, sikh, dormiva lì ormai da molte notti. Aveva perso il lavoro di muratore e non aveva più soldi. L'uomo è riuscito a dire pochissime parole poi ha perso i sensi per il dolore. Ha ustioni di terzo grado sul 40% del corpo, agli arti inferiori, alle mani, a parte dell'addome e al collo. "Non è in pericolo di vita ma la prognosi rimane riservata", dice il primario del Centro ustioni del Sant'Eugenio di Roma, Paolo Palombo.

domenica 25 gennaio 2009

Ogni tanto si sorride!

Antonino, il clochard adottato dal rione




Antonino è un clochard palermitano che ha scelto di avere il cielo come tetto. La sua casa è il marciapiede di Via Isaac Rabin, nel quartiere Montepellegrino. Ha un divano, un letto, cibo e giornali. I residenti del quartiere hanno deciso di adottarlo e offrirgli ciò che può essergli utile. C' è chi gli porta cibo, vestiti e chi si sofferma a parlare con lui. Nella zona, tutti lo conoscono e tutti si domandano quale sia il futuro di quest' uomo e della strada in cui vive. «è qui da sei mesi - dice Dario Davì, 40 anni, portavoce dei residenti - ha colonizzato una parte del marciapiede, attrezzandosi come può per vivere. Con l' arrivo dell' inverno, ha iniziato ad avere problemi e così molti di noi si sono impegnati per aiutarlo ad affrontare il freddo. Passo da questa strada ogni giorno e, all' improvviso, mi sono posto alcune domande, dal punto di vista umano e sociale. Mi chiedo come sia possibile che nessuno intervenga per aiutare quest' uomo». Antonino, intanto, sorride ai passanti e racconta la sua storia a chiunque voglia ascoltarlo. «Io non me ne vado di qui perché sto bene - dice - ho una moglie e due figli, ma non li vedo quasi mai. Ho viaggiato tanto e quello che chiedo adesso è di essere aiutato. Non chiedo l' impossibile. Voglio solo poter mangiare e dormire. Questo marciapiede è bello e la gente è gentile. Dove dovrei andare? Non ci sono altri posti. Non c' è nulla fuori di qui. Questa è la mia casa». Ogni giorno, Antonino attraversa la strada e si ferma in Piazza Generale Cascino. Entra nei negozi e raccoglie quello che gli viene offerto. «Qui ha trovato la sua casa - dice Francesco C., residente - è libero e felice e noi non possiamo dire nulla perché non fa male a nessuno. Tutto il quartiere è solidale con lui». Tra gli amici, anche Salvatore Correnti, titolare della pizzeria Niagara «Gli offro il caffè quando viene - dice - e ho provato ad interpellare Biagio Conte, ma mi ha risposto che non c' è posto nel suo Centro. Noi facciamo il possibile per farlo sentire a casa». è mezzogiorno, quando Antonino si ferma a parlare con Dario. «Come stanno i bambini?», gli domanda. Nella sua voce, c' è l' allegria di chi vive in un mondo tutto suo, ma c' è anche il calore di chi è grato alla gente che lo circonda. «Oggi - continua Dario - la maggior parte della gente è talmente presa dai propri problemi e dai ritmi così veloci, che resta indifferente davanti a certi disagi sociali. Noi siamo più fortunati di Antonino e cerchiamo di aiutarlo come possiamo». v.c.

Riflettiamo un pò!!

Sesto clochard morto in strada 'Fallito il piano del Comune'




Una conta iniziata il giorno dell' Epifania, con il clochard della Centrale e che ieri è andata avanti, fino ad arrivare a sei persone morte per strada. Senzatetto, senza più famiglia. Come Claudio, il 42enne trovato dagli uomini dell' Amsa su una panchina in piazza Durante. Un' altra vittima del freddo che ha fatto prendere una decisione in tutta fretta, ieri sera, in Comune: almeno due tende da campo messe a disposizione da Croce Rossa e Protezione civile che verranno montate, molto probabilmente, alle spalle del Duomo e all' Arco della Pace, per accogliere chi nei dormitori non ci vuole andare, nonostante anche ieri l' assessore ai Servizi sociali Mariolina Moioli abbia ribadito: «Ci sono tuttora posti liberi anche per chi non ha il permesso di soggiorno, che non deve temere denunce». Le tende offriranno riparo di notte, «abbiamo deciso di fare un lavoro di prossimità con strutture di prima accoglienza, per dare almeno un riparo e un tè caldo nelle ore più fredde», spiega il presidente della Croce Rossa provinciale Alberto Bruno. Il "piano freddo" del Comune, quest' anno, sembra destinato a interventi e deroghe per gestire una situazione che preoccupa i volontari e le istituzioni. Parte all' attacco Andrea Fanzago, consigliere comunale del Pd: «Questa ennesima morte è la dimostrazione dell' insufficienza del piano che l' assessore Moioli dice essere adeguato ai bisogni della città». Durante il consiglio comunale, ieri pomeriggio, era stato il capogruppo del Pd Pierfrancesco Majorino a chiedere conto all' assessore della situazione dei senzatetto: «Non si attenda un altro morto per cambiare radicalmente un piano che non funziona». Ha insistito sulla necessità di accogliere tutti, anche i clandestini, il presidente della commissione Servizi sociali, il forzista Aldo Brandirali: «Ci dobbiamo interrogare sul perché c' è gente che non vuole essere accolta». Critiche sono arrivate anche da Patrizia Quartieri, di Rifondazione: «Non c' è nessuna strategia per il recupero delle persone, non basta mettere a disposizione posti letto, bisogna arrivare agli invisibili». I volontari della comunità di Sant' Egidio stasera faranno una veglia di preghiera in San Bernardino, ma intanto spiegano: «Non sono sufficienti né risolutivi, sebbene preziosi, gli interventi di pochi, né le soluzioni di forza, nei confronti delle persone rese più fragili dalla vita in strada che, specie se stranieri o irregolari, spesso faticano ad accedere ai servizi e il clima di paura di questi mesi ha reso ancora più lontane le istituzioni». I volontari di Sant' Egidio e quelli dei City Angels offrono un' altra lettura al perché molti clochard rifiutano di andare nei dormitori: «Perché capita che la mattina si svegliano e non trovano neanche le loro scarpe - racconta Mario Furlan dei City Angels - , perché c' è la paura della promiscuità con persone che hanno malattie, perché nella disperazione comune ogni lite diventa rissa». Difende però Furlan l' impegno del Comune, come fa anche il prefetto Gian Valerio Lombardi: «Sono costantemente in contatto con il sindaco e con l' assessore Moioli, le istituzioni si stanno impegnando a fondo su questo problema, ma è davvero difficile riuscire a convincere una certa categoria di senzatetto ad accettare i ricoveri». Gli invisibili, i clochard, qualche anno fa furono i protagonisti di una trasmissione tv dell' ex Iena Marco Berry: «Dalle loro storie ho sempre letto un elemento comune: nessuno di loro era spaventato dall' idea di morire di freddo, su una panchina. A spaventarli davvero è la vita, quella che si sono lasciati alle spalle, e non per scelta, quando sono finiti in mezzo alla strada. E quella fatta della sopravvivenza quotidiana, dei cinquanta centesimi per il vino, dei cartoni per dormire, del pudore di non andare nei dormitori per non dover confessare la loro disfatta totale». -
ORIANA LISO