venerdì 30 aprile 2010
Si vede chiaro che è una barbona!!!!!!
Scoperta l’autrice del furto di sabato scorso ai danni dell’albero Falcone a Palermo. Una donna, presumibilmente una barbona – secondo quello che ci mostrano le immagini – è stata immortalata dalle telecamere a circuito chiuso dei negozi di via Notarbartolo. Nel materiale sottratto dalla donna, oltre alle foto di Giovanni Falcone e dell’agente della scorta Rocco Di Cillo, anche lo striscione “simbolo” in cui era possibile leggere la frase ‘Le vostre idee camminano sulle nostre gambe’. Definitivamente esclusa dunque la pista mafiosa del furto, come invece in un primo momento ipotizzato dagli inquirenti.
martedì 25 agosto 2009
La raccolta differenziata fai-da-te dei disperati
Repubblica — 21 agosto 2009 pagina 1 sezione: PALERMO
FATECI caso. È aumentato il numero delle persone che frugano nei cassonetti della spazzatura. La mia è una notazione empirica, ma credo che corrisponda a un dato statistico effettivo. Se noi tutti si vive nell' immondizia, c' è però chi di immondizia sopravvive. Chi nel superfluo trova, talvolta, il necessario per tirare avanti un' altra giornata. La ricerca avviene di solito nella controrao nottetempo. C' è chi usa una specie di rampino per arpionare i rifiuti più profondi. E c' è chi si immerge letteralmente, a capo in giù, nei recipienti per esaminarne da presso il contenuto. Vi sono essenzialmente tre tipologie di setacciatori: quelli provvisti di "Lapa", che evidentemente fanno una raccolta più sistematica, massiccia o pesante; quelli in bicicletta, che selezionano materiali più preziosi e leggeri; infine quelli a piedi, che contano sul ritrovamento occasionale e che probabilmente sono i più disperati, anche perché il loro raggio d' azione non può essere molto vasto. Un caso a parte è la razzia di indumenti dagli appositi container, che generalmenteè praticata dagli zingari, con oculato vaglio dei capi migliori e disseminazione degli stracci inservibili, o dai clochard con l' arrivo della stagione fredda. In pratica, l' unica forma di riciclaggio attuata metodicamente dalla nostra città è questo trovarobato da accattoni, questa scatologica cernita in cui l' arte di arrangiarsi raggiunge il suo livello infimo, nauseabondo, stercorario. C ome cani e gatti, topi e scarafaggi, anche un certo numero, non indifferente, di esseri umani cerca nei rifiuti di che sfamarsi. Possiamo capire l' entità della crisi economica che stiamo attraversando, collegando due fenomeni paralleli e inversamente proporzionali: da un lato coloro che vivono di scarti sono in aumento; dall' altro la qualità dei rifiuti è diminuita, a dispetto dell' enorme incremento quantitativo (che però va connesso alla crescita della popolazione, oltre a quella dei consumi, e all' inefficienza della rimozione). Fino a qualche tempo fa, infatti, non era insolito trovare presso i cassonetti oggetti di un qualche valore: per esempio mobili tutto sommato in buono stato, piccoli elettrodomestici ancora funzionantio facilmente riparabili, roba vecchia ma di buona fattura, rarità o curiosità appetibili dai collezionisti (non per nulla molte persone, anche benestanti, praticano - o praticavano - l' hobby del recupero e del restauro di reperti abbandonati). Oggi questo sperpero sembra essere venuto meno. La crisi induce piuttostoa conservare, ad aggiustare ciò che si rompe, a sfruttare più a lungo certi beni che fino a qualche tempo fa erano soggetti a un aggiornamento incalzante, a una febbrile sostituzione. Insieme al fai-da-te casalingo, risorgono allora vecchi mestieri artigianali che sembravano essere stati spazzati dal progresso e dal benessere (veri o fittizi che fossero). Un esempio: vicino a casa mia è apparso da qualche tempo un riparatore di ombrelli che sembra uscire da una pagina delle Conversazioni vittoriniane, recando nelle sue mani la saggezza degli arrotini e dei calzolai. Naturalmente svolge anche altri lavori per sbarcare il lunario, ma si è stabilito per strada, in una via secondaria, con il suo banchetto e i suoi semplici arnesi, e qui svolge en plein air la sua semplice arte. Venuta la buona stagione, ha preso ad accomodare ombrelloni da spiaggia, giacché dal sole bisogna pur difendersi come dalla pioggia. Avevo perduto memoria di una mansione del genere. Siamo ormai abituati da molto tempo a gettare l' ombrello rotto e ad acquistarne subito uno nuovo, magari per strada, per pochi euro, dai tanti venditori ambulanti, di solito extracomunitari. Ci sarebbe da compiacersi di una così sensata morigeratezza, dopo decenni di orgia consumistica, se il segnale non fosse invece inquietante. Infatti, se si tende a riparare anche ciò che ha un costo modestissimo, è perché ormai anche i consumi, sia pure minimi, devono essere drasticamente ridotti. Tale compressione degli acquisti, ovviamente, non può che avere conseguenze catastrofiche in una città in cui il commercio tiene un campo vastissimo. Nel 1978, allora studente universitario, studiavo un saggio di Vincenzo Guarrasi intitolato "La condizione marginale" (Sellerio). Si trattava di uno studio demo-antropologico del quartiere Borgo Vecchio. Da un quadro complessoe articolato di folclore urbano (così lo definiva nella prefazione Luigi Maria Lombardi Satriani) emergeva una drammatica e sconcertante realtà culturale, economica e sociale in un quartiere tra i più caratteristici della Palermo di quegli anni (e che oggi declina mestamente). Scriveva Guarrasi, proprio in chiusura del libro: «Durante il lavoro di rilevazione avevamo notato dei grandi "malaseni" (magazzini) dove erano conservate grandi quantità di cartone ridotto in balle regolari. Facilmente ci siamo resi conto che attorno al cartone ruotava un discreto numero di uomini ma soprattutto di ragazzi e di bambini. Nell' area vi sono 12 locali dove viene conservato e imballato il cartone che durante il giorno e la notte frotte di ragazzi raccolgono per le vie della città». Sono passati oltre trent' anni, ma la marginalità della condizione cittadina non pare essersi evoluta più di tanto. Forse è venuto un po' meno l' aspetto dickensiano dello sfruttamento minorile, nel senso che ormai si è spostato su altri settori sociali, interessando prevalentemente (ma non esclusivamente) i bambini immigrati. Tuttavia la Beggar' s Opera continua tale e quale, tragicamente: una sparpagliata e spariglia folla di picari, sommersa, negletta, diseredata vive di espedienti negli interstizi di una società che si sfalda e si sgretola, che rovina nelle sue inadempienze, che sembra saper produrre solo scorie. Ma forse proprio questa umanità ostracizzata è la sola a rendersi conto, facendo del bisogno una virtù, che dai cocci e dai detriti è possibile ricavare le tessere per costruire un nuovo, più organico e coerente, mosaico sociale.
lunedì 20 luglio 2009
Festino, vigilia ad alta tensione vietato il corteo dei senzatetto
I senzatetto però insistono. Hanno realizzato un carro a forma di casa che sarà animato da una "santa" in carne e ossa: Mimma, sgomberata dallo Zen che da quasi un anno vive nella struttura occupata di piazza Guzzetta. «Non cederemo a queste intimidazioni a danno dei più deboli - dice Pellicane - al corteo non rinunciamo. La nostra è una manifestazione pacifica». Sfidando i divieti, però, i senzatetto rischiano la denuncia.
Sarà il Festino della tensione, quindi. Ma anche quello del grande assente: il sindaco Diego Cammarata, per tentare di spegnere sul nascere contestazioni e disordini, ha annunciato che non andrà al corteo. È la prima volta. Ieri mattina Cammarata ha partecipato alla tradizionale messa a Palazzo delle Aquile dell´arcivescovo Paolo Romeo, che nella sua omelia ha bacchettato i politici: «Sembrano trionfare, nella concezione dell´amministrazione della cosa pubblica, logiche di interesse personale, di gruppi particolari o di fasce sociali che non possono non generare un pericolosissimo disinteresse per la collettività», ha detto Romeo sottolineando che Palermo «soffre ancora». Una città che «si rivela spesso paralizzata, si ritrova abbandonata», segnata da problematiche sociali ed economiche «non adeguatamente affrontate». «Uomini e donne - ha concluso il presule - attendono un reale e concreto interessamento per tutti quei problemi che investono la loro quotidianità, che incidono sulla loro qualità di vita, che minano alla base la loro dignità e la pacifica e armoniosa convivenza sociale».
L´arcivescovo ha lanciato un appello ai politici perché la città «si tragga fuori da sterili logiche di consenso politico». Ad ascoltarlo c´erano tutti gli assessori "dimissionari" della giunta comunale e anche il prossimo vice sindaco Francesco Scoma («Da qualche parte devo cominciare», ha ironizzato).
Se stasera il comando di via Dogali tamponerà l´assenza di Cgil e Cobas provando comunque a mettere in strada duecento uomini, la presenza dei senza casa potrebbe creare tensioni. Ieri mattina le famiglie del comitato hanno manifestato davanti a Palazzo delle Aquile e hanno strappato una parola a monsignor Romeo chiedendogli di benedire il loro carro. Nonostante i senzatetto fossero convinti di aver incassato un sì, poco dopo è arrivata la rettifica della Curia: «L´arcivescovo si è detto vicino ai loro problemi, ma non ha avallato la presenza di un carro alternativo a quello di Santa Rosalia».
domenica 25 gennaio 2009
Ogni tanto si sorride!
Antonino, il clochard adottato dal rione
Repubblica — 24 gennaio 2009 pagina 9 sezione: PALERMO
Antonino è un clochard palermitano che ha scelto di avere il cielo come tetto. La sua casa è il marciapiede di Via Isaac Rabin, nel quartiere Montepellegrino. Ha un divano, un letto, cibo e giornali. I residenti del quartiere hanno deciso di adottarlo e offrirgli ciò che può essergli utile. C' è chi gli porta cibo, vestiti e chi si sofferma a parlare con lui. Nella zona, tutti lo conoscono e tutti si domandano quale sia il futuro di quest' uomo e della strada in cui vive. «è qui da sei mesi - dice Dario Davì, 40 anni, portavoce dei residenti - ha colonizzato una parte del marciapiede, attrezzandosi come può per vivere. Con l' arrivo dell' inverno, ha iniziato ad avere problemi e così molti di noi si sono impegnati per aiutarlo ad affrontare il freddo. Passo da questa strada ogni giorno e, all' improvviso, mi sono posto alcune domande, dal punto di vista umano e sociale. Mi chiedo come sia possibile che nessuno intervenga per aiutare quest' uomo». Antonino, intanto, sorride ai passanti e racconta la sua storia a chiunque voglia ascoltarlo. «Io non me ne vado di qui perché sto bene - dice - ho una moglie e due figli, ma non li vedo quasi mai. Ho viaggiato tanto e quello che chiedo adesso è di essere aiutato. Non chiedo l' impossibile. Voglio solo poter mangiare e dormire. Questo marciapiede è bello e la gente è gentile. Dove dovrei andare? Non ci sono altri posti. Non c' è nulla fuori di qui. Questa è la mia casa». Ogni giorno, Antonino attraversa la strada e si ferma in Piazza Generale Cascino. Entra nei negozi e raccoglie quello che gli viene offerto. «Qui ha trovato la sua casa - dice Francesco C., residente - è libero e felice e noi non possiamo dire nulla perché non fa male a nessuno. Tutto il quartiere è solidale con lui». Tra gli amici, anche Salvatore Correnti, titolare della pizzeria Niagara «Gli offro il caffè quando viene - dice - e ho provato ad interpellare Biagio Conte, ma mi ha risposto che non c' è posto nel suo Centro. Noi facciamo il possibile per farlo sentire a casa». è mezzogiorno, quando Antonino si ferma a parlare con Dario. «Come stanno i bambini?», gli domanda. Nella sua voce, c' è l' allegria di chi vive in un mondo tutto suo, ma c' è anche il calore di chi è grato alla gente che lo circonda. «Oggi - continua Dario - la maggior parte della gente è talmente presa dai propri problemi e dai ritmi così veloci, che resta indifferente davanti a certi disagi sociali. Noi siamo più fortunati di Antonino e cerchiamo di aiutarlo come possiamo». v.c.