giovedì 24 febbraio 2011

Il sogno !

Ma perché sognare qualcosa di meglio ? Qualcuno ci dice che cosa è meglio o peggio che dobbiamo valutare ? Chi impone le valutazioni ? Siamo alla ricerca di qualcosa di meglio ma non sappiamo cosa ! Oppure cerchiamo il meglio degli altri ! Fermiamoci e accendiamo il cervello magari qualche barbone ha scelto !

domenica 20 febbraio 2011

Un pò di sociologia!

Autore: Salvatore Patricelli - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2005-06]


Che cosa è la povertà? Analizzare il fenomeno significa abbandonare l’idea di un concetto univoco.
Esistono varie classi di poveri che si formano dall’intreccio di diverse variabili: da quelle socio-economiche a quelle storico-culturali. La povertà è un fenomeno dinamico che accompagna l’uomo dalla sua nascita, e lo segue in tutte le sue fasi evolutive. È un male sociale che investe una parte dell’umanità adottando forme sempre diverse, adeguandosi al mutare dei tempi. Fino a pochi decenni fa costituiva la linea di demarcazione tra i il nord e il sud del mondo, attualmente si sta diffondendo anche nelle società più industrializzate. Le cause di tale espansione del fenomeno vanno ricercate nella globalizzazione neoliberista, nell’internazionalizzazione dei processi produttivi, nella precarietà e nell’aumento dei costi di vita.
Dalle inchieste di Buret e di Engels, alla Social survey di Booth, e ancora agli studi di Simmel e della scuola di Chicago, il povero del terzo millennio si identifica negli uomini separati, nelle ragazze madri, nelle anziane sempre più sole, e nei working poors. L’evoluzione del concetto di senza dimora è legata all’evoluzione del concetto di dimora non intesa più esclusivamente come bene materiale, ma come insieme di relazioni sociali all’interno del quale l’individuo forma la propria identità. L’esclusione da questa rete di socializzazione conduce all’esclusione sociale che può degenerare, se sussistono fattori contingenti, a condurre una “vita per strada”.
Sono “invisibili” soprattutto perché dimenticati dalle istituzioni socio-politiche, da ciò ne deriva l’inderminatezza sia del numero che dell’identikit. Se l’Istat non è in grado di fornire dati precisi su questo fenomeno, nel 2000 un’indagine della Fondazione Zancan di Padova, incaricata dal Ministero del Welfare, rilevò in una sola notte la presenza di circa 17000 persone nelle strade, nelle piazze e nei centri d’accoglienza delle città italiane. Da qui la necessità di promuovere il maggior numero di studi nella materia per conoscere i nuovi poveri. La metodologia che ho adottato nella mia tesi, per analizzare i nuovi senza dimora, si è concretizzata in una serie di quattro interviste qualitative ai rappresentanti delle rispettive tipologie. Tale studio mi permette di confermare che la tradizionale figura dell’homeless viene affiancata, ma non sostituita, da nuove tipologie aggravando così la situazione sociale. Oltre ai dati mancano efficaci e mirate politiche sociali che facciano fronte ad un problema oggi aggravato dalla vulnerabilità figlia di quella stessa società che dovrebbe garantire sicurezza e stabilità, e che invece sembra creare e riprodurre sempre di più “nuovi rischi sociali”.

fonte:http://sociologia.tesionline.it/sociologia/tesi.jsp?idt=17988

La notte dei senza dimora

Un pò di cultura!

"Ecco come ho tradotto lo slang"

di Maria Simonetti

Intervista a Luciana Cisbani, curatrice della versione italiana del romanzo "Da qui vedo la luna" di Maud Lethielleux, ambientato tra gli homeless francesi




«Noi siamo gli addetti alla vita grama non stop, i volontari del campare per strada, la miseria a tracolla...». Racconta la storia - vera - di una clochard il romanzo "Da qui vedo la luna" della francese Maud Lethielleux, in un tono ruvido ma ricco di humour e intensità. L'ha tradotto in italiano per la casa editrice Frassinelli Luciana Cisbani, 49 anni di Crema: non deve esser stato facile per lei districarsi tra gli slang e i modi di dire del linguaggio di strada che usano Moon, la protagonista, e i suoi amici.

Come se l'è cavata, Cisbani?
«È stato un lavoro di certo appassionante per la gran qualità del testo originale, ma molto molto difficile. Perché in Francia il linguaggio argotico, diciamo il gergo parlato, è standardizzato su tutto il territorio, e per tradurre questo in italiano possiamo far ricorso talvolta solo a termini regionali. Ovviamente ho cercato di rispecchiare quanto più fedelmente la scrittura dell'autrice. Nelle prime 30-40 pagine il suo é un parlare sgrammaticato e spesso scorretto che evolve nel corso del romanzo, la protagonista Moon si sta addomesticando attraverso le parole. E man mano acquisisce consapevolezza, anche linguistica.»

In che modo si é documentata sullo slang degli abitanti della strada?
«Io ho quasi 50 anni, i dizionari sono tanto belli e utili ma per questo lavoro ho avuto bisogno di entrare di più nel reale. Ho consultato libri, siti internet, amici e figli degli amici: controllo sempre con i più giovani le mie traduzioni per testi così marcati a livello di linguaggio generazionale e sociale. Ho baciato quella ragazza che, alla mia domanda su come chiamano tra di loro i gruppetti di giovani punk che vivono in strada con i cani, mi ha fornito il bel neologismo "punkettuso"».

Nella nostra Slangopedia c'è "dredduso", un termine che viene da Torino e indica un tipo con i dread locks: abbastanza simile. In effetti nel confronto con la sua traduzione molti termini coincidono nello stesso significato, altri no. Prendiamo il verbo "squattare". In inglese vuol dire occupare (gli squat sono le case che vengono occupate dagli squatters), e lei lo usa in questo senso. A Parma, invece, come risulta nella Slangopedia, squattare vuol dire scoprire, cogliere in flagrante, beccare, sinonimo di sgamare.
«Nel nostro mestiere ci sono due scuole di pensiero: chi sceglie di portare il testo verso il lettore e chi, viceversa, di portare il lettore al testo. Io sono per la seconda, secondo me si può far fare un po' più di fatica al lettore e spingere il linguaggio un po' più in avanti. Ecco perché traduco «non mi vergogno di fare quella che squatta un letto caldo»: qui, come in altri casi, inserisco termini di nicchia, calchi riadattati da altre lingue. Per qualcuno il verbo squattare sarà completamente trasparente, per altri oscuro. Io ho voluto restare fedele alla cifra stilistica di questo personaggio marginale: Moon e i suoi amici non parlano certo un francese strandard. E l'ultima cosa che l'autrice avrebbe voluto era che la sua scrittura venisse "normalizzata"».

Come Moon, la clochard, che scrive una storia e ha paura che le Case Editrici gliela stravolgano. Un altro esempio di bel neologismo inventato da lei é "vita da randa", per dire vita da randagia...
«Sì, è un troncamento fatto da me. Troncare le parole é un procedimento tipico dell'argot, che io ho mantenuto in termini come depre (ssa), non funzia (non funziona), raga (zzi), para (noia). Ho usato un linguaggio neostandard, quello parlato nel nord e centro Italia, con ovvie acquisizioni regionali. Si troveranno quindi anche sciallo, minchione, pirla, infrattare, pischello.»

«C'è qualche termine slang che le é stato cassato dalla casa editrice Frassinelli?
« No, ho lavorato in assoluta libertà. Mi hanno cambiato solo ciulare (rubare) perchè troppo milanese».

fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ecco-come-ho%20tradotto-lo-slang/2144882

Le primizie del bidone: le ricette dei clochard!

In origine era solo un’idea come un’altra. Ogni ospite del centro, a turno, ogni domenica avrebbe cucinato per tutti gli altri ospiti della struttura. Ovviamente il budget era molto limitato, poiché si trattava del pranzo dei senza dimora.


NASCE IL LIBRO - Domenica dopo domenica, pranzo dopo pranzo, padella dopo padella, ecco venir fuori della fantasia e dalla sperimentazione degli homeless (i senza casa) di Binario 95 - l'help center della stazione Termini di Roma - un vero e proprio libro di ricette. Invenzioni culinarie ora raccolte in Cuochi della domenica, un libro che verrà presentato la prossima settimana. La presentazione, ovviamente, prevede una cena in un ristorante di Roma, dove si potranno apprezzare le specialità dei clochard. Il volume, edito dalla casa editrice EcEdizioni, alle ricette dei senza dimora ne aggiunge una molto particolare, quella del cuoco siciliano Filippo La Mantia.

DISEGNI E PITTURE - Nel libro oltre alle ricette, ci sono disegni, pitture, poesie e consigli cinematografici, che uniscono in un unico prodotto tutte le "specializzazioni" presenti al centro diurno. "Un modo - spiega Alessandro Radicchi, presidente della cooperativa sociale Europe Consulting che gestisce il centro diurno - per dare il giusto riconoscimento a ognuno: essere presenti con il proprio nome e cognome in un vero libro, regolarmente stampato, rappresenta un motivo di soddisfazione personale molto importante per ciascun ospite del centro". Nella pubblicazione trovano spazio anche illustrazioni pittoriche realizzate dai partecipanti al laboratorio di pittura, senza dimora che avevano in passato visto le loro opere esposte in alcune mostre a Roma e in una realizzata a livello europeo alla Gare du Nord a Parigi.

fonte: http://www.libero-news.it/news/672316/In_un_volume__le_primizie_del_bidone___le_ricette_dei_clochard.html