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martedì 19 luglio 2011

Non troppo urgente però!!

"Clochard, urgente un tavolo tecnico"

Gli esponenti del Pdl e dell'Udc incontrano i rappresentanti della Caritas

Il Faro on line - Continua il lavoro in comune che il Pdl e l’Udc stanno ormai portando avanti da alcune settimane, a riprova di una comunanza di idee e di progetti. I due partiti sono impegnati da alcune settimane ad ascoltare le necessità, le problematiche, le proposte che costantemente emergono dal tessuto sociale di Ladispoli.

“Attraverso una commissione composta da membri dei due partiti, abbiamo iniziato ad incontrare i vari rappresentanti delle diverse categorie presenti sul territorio – spiega Fabio Capuani, Coordinatore cittadino del Popolo delle Libertà - al fine di raccogliere preziose indicazioni e farle diventare parte integrante di quel progetto futuro di Ladispoli che vogliamo offrire ai nostri concittadini. Soltanto attraverso una conoscenza concreta e chiara delle varie problematiche, si può arrivare ad una programmazione seria che sia in grado non solo di risolvere eventuali problemi, ma soprattutto di prevenirli. In questa ottica di responsabilità e di ascolto, abbiamo incontrato, lunedì 4 luglio, il Direttore della Caritas diocesana, don Emanuele Giannone, per confrontarci su un tema delicato che riguarda persone che vivono in condizioni di particolare fragilità e povertà, come per esempio i senza fissa dimora, anche alla luce dell’interessante Report sulle povertà della nostra Diocesi che la Caritas ha realizzato e presentato alcuni mesi fa. All’incontro erano presenti, oltre a me e a Felice Mammì in qualità di segretario cittadino del partito di Casini, il Capo Gruppo in consiglio comunale del PDL Filippo Moretti, il Presidente dell’UDC Giorgio Agostini, e d alcuni membri del direttivo del PDL".

"Don Emanuele ha presentato una situazione del nostro territorio alquanto complessa e allarmante che vede due fasce distinte di persone in condizioni di grande indigenza: da una parte ci sono persone che vivono in una situazione di estrema povertà dovuta a diverse motivazioni che vanno dalla perdita di un lavoro, a difficoltà di integrazione, a gravi problemi psichici o di dipendenza alcolica, dall’altra una fascia di persone, più numerosa, ma paradossalmente più nascosta, formata da coloro che sono a rischio di povertà. Si tratta di gente che non riesce ad arrivare alla fine del mese, che non ha una abitazione propria, che è costretta ad accettare un lavoro in nero con tutti i rischi che questo comporta, come per esempio la mancanza di una copertura sanitaria".

"L’aspetto che tuttavia ci ha maggiormente allarmato e rattristato e che ha motivato la nostra decisione di intervenire pubblicamente - continua Fabio Capuani - è stato l’appello che don Emanuele ha fatto alla classe politica cittadina in generale e all’Amministrazione in particolare, di riconoscere con maggiore attenzione il problema dei senza fissa dimora, di farsene carico ed inserirlo nel tavolo delle politiche sociali. Questo significa che fino ad oggi non c’è stata una progettazione adeguata, all’altezza del problema, perché non c’è stata a nostro avviso una piena considerazione politica di questa piaga sociale che vive Ladispoli. Senza voler fare nessun tipo di polemica, vista la natura, la delicatezza e la complessità del tema, sicuramente di difficile interpretazione - commenta il segretario UDC Felice Mammi’- chiediamo tuttavia con forza la riapertura di un tavolo tecnico che con responsabilità si faccia carico del problema".

"C’è bisogno di una forte volontà politica che con il contributo e la collaborazione di esperti del settore possa portare, maggioranza ed opposizione, prima di tutto ad una comprensione esatta delle risorse finanziare che si possono utilizzare e poi ad un ripensamento delle azioni fin qui messe in atto per garantire una loro maggiore efficacia. Proprio perché crediamo fortemente che questo sia un ambito nel quale non si possa agire con superficialità - conclude Mammì - perché ne va della credibilità della nostra società, attiveremo i rispettivi partiti affinché questo richiamo non sia inascoltato. Non ci può essere un sano sviluppo sociale se non c’è un’attenzione privilegiata nei confronti dei più deboli, degli ultimi, di coloro che necessitano dei beni primari. E’ una questione e un’esigenza di umanità che non può essere disattesa.

fonte: http://www.ilfaroonline.it/2011/07/15/ladispoli/clochard-urgente-un-tavolo-tecnicobr-19107.html

domenica 20 febbraio 2011

Le primizie del bidone: le ricette dei clochard!

In origine era solo un’idea come un’altra. Ogni ospite del centro, a turno, ogni domenica avrebbe cucinato per tutti gli altri ospiti della struttura. Ovviamente il budget era molto limitato, poiché si trattava del pranzo dei senza dimora.


NASCE IL LIBRO - Domenica dopo domenica, pranzo dopo pranzo, padella dopo padella, ecco venir fuori della fantasia e dalla sperimentazione degli homeless (i senza casa) di Binario 95 - l'help center della stazione Termini di Roma - un vero e proprio libro di ricette. Invenzioni culinarie ora raccolte in Cuochi della domenica, un libro che verrà presentato la prossima settimana. La presentazione, ovviamente, prevede una cena in un ristorante di Roma, dove si potranno apprezzare le specialità dei clochard. Il volume, edito dalla casa editrice EcEdizioni, alle ricette dei senza dimora ne aggiunge una molto particolare, quella del cuoco siciliano Filippo La Mantia.

DISEGNI E PITTURE - Nel libro oltre alle ricette, ci sono disegni, pitture, poesie e consigli cinematografici, che uniscono in un unico prodotto tutte le "specializzazioni" presenti al centro diurno. "Un modo - spiega Alessandro Radicchi, presidente della cooperativa sociale Europe Consulting che gestisce il centro diurno - per dare il giusto riconoscimento a ognuno: essere presenti con il proprio nome e cognome in un vero libro, regolarmente stampato, rappresenta un motivo di soddisfazione personale molto importante per ciascun ospite del centro". Nella pubblicazione trovano spazio anche illustrazioni pittoriche realizzate dai partecipanti al laboratorio di pittura, senza dimora che avevano in passato visto le loro opere esposte in alcune mostre a Roma e in una realizzata a livello europeo alla Gare du Nord a Parigi.

fonte: http://www.libero-news.it/news/672316/In_un_volume__le_primizie_del_bidone___le_ricette_dei_clochard.html

venerdì 14 gennaio 2011

Editoria Privata!!

A Roma, poeta clochard pubblica libro

Grazie ad avvocato 'mecenate' e colletta abitanti

ROMA - E' riuscito a pubblicare le sue poesie grazie all'aiuto di un avvocato 'mecenate' e al sostegno degli abitanti di una strada di Roma, che hanno fatto una colletta per sponsorizzarlo. E' la fortunata storia di Massimo Pupillo, un clochard di 36 anni di origine pugliese, che ormai da oltre un anno vive in via Torino a Roma.

Lo scorso anno Massimo ha incontrato Alberto, un avvocato che ha lo studio proprio nella via del centro dove Massimo chiede ogni giorno l'elemosina, gli ha fatto leggere le sue opere e il professionista ha deciso di aiutarlo a pubblicarle con l'Albatros.

Il risultato e' una raccolta, uscita a settembre, dal titolo 'Non avrai altro mondo al di fuori di Te'.

giovedì 6 gennaio 2011

Taglio alla Moda!!

Sotto le forbici del barbiere clochard.

La storia A Termini Italiani da Milko il barbiere di strada Milko, il bulgaro, è un barbiere all'aperto che lavora a Porta San Lorenzo davanti alla Caritas zona Termini. La «bottega» è tutta in una bici. Taglio e piega, solo due curo. I clienti sono multictnici. Tra lora anche italiani. — a pagina 22 La storia di un clochard con bottega a cielo aperto. Ora tra i suoi clienti ci sono anche italiani ilko barbiere di strada Termini Vive in auto e da 7 anni taglia i capelli per due curo Natalia Poggi . Quando il freddo pungente di questi giorni allenterà la sua morsa e le giornate torneranno ad allungarsi, anche Milko il bulgaro, sessant'anni ben portati, barbetta grigia limata alla. perfezione e mani inanellate come un hippy d'altri tempi, riaprirà «bottega» sotto le arcate di Porta San Lorenzo, proprio di fronte all'Ostello della Caritas a due passi da Termini. Milko è un barbiere ambulante munito di bici-barberia mobile modificata ad hoc per contenere il classico armamentario del mestiere: pettini, forbici, macchinetta per le sfumature, specchi, seggiolino per il cliente, portabottiglie per drink di cortesia compreso nel prezzo, quasi sempre un bicchiere di vino rosso, e mini-stereo che spara musica bulgara. Manca il prezzano ma quello ló sanno tutti: due euro per taglio e piega. I suoi clienti sono ben-galesi, romeni, marocchini ma anche italiani: la crisi colpisce tutti indistintamente. Ora che non si fa vedere in giro Milko «galleggia», suo malgrado, in rete con un'intervista web tv scaturita dall'annuncio della sua esistenza da parte dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, specializzata nel settore. -Sono sette anni che il bulgaro lavora a Termini. Lui, dice, di vivere in strada o meglio in ima macchina parcheggiata in un luogo non precisato della sterminata periferia romana. Ci tiene a precisare che non è nato barbiere, A Strago Zagora da dove proviene; dirigeva una fabbrica di ricambi meccanici. Poi dopo il 1989, come tanti connazionali, Milko venne travolto dal disastro economico della Bulgaria quando con la caduta del comunismo sparì il mercato dell'Unione Sovietica. Con un teso-retto di trentamila dollari, allora, parti alla volta dell'Italia dove aveva un cugino. Poi quando anche questi soldi finirono, decise di diventare barbiere e imparò l'arte di tagliare i capelli. Un mestiere facile e poco faticoso «che mi ner3nette di lavorare quando voglio» ha spiegato. Sotto, sotto il manager di una volta c'è sempre: « Faccio tutto con il cuore, ho organizzato tante persone e ora figuriamoci- se non so organizzare la mia vita». Milko, comunque, non é uno stakanovista, lavora solo di pomeriggio dalle 15.30 fino alle 19, poi stacca, ripone tutto nella bicicletta e pedala verso la casa-automobile.
Quando è operativo, Milko rosicchia clientela ai coiffeur di Chinatown della zona limitrofa di Piazza Vittorio. 1 cinesi cominciano a guardare con qualche sospetto la concorrenza bulgara di taglio e sfumatura a prezzi stracciati: nemmeno loro sono riusciti a scòndere sotto i cinque euro per lo stesso servizio. La cosa si fa più preoccupante visto che anche alcuni italiani cominciano a preferire il parrucchiere balcanico, gentile e affabile che riesce perfino a conversare in un buon italiano. Si tratta di varia umanità: disoccupati, frequentatori della vicina Caritas, anziani con magre pensioni. - Spesso Milko stringe amicizia con i suoi clienti. Tra loro anche tanti muratori occasionali romeni, polacchi ecc (quelli pagati a giornata dai padroncini e che rifanno gli appartamenti dei romani) e che ammettono. Milko si fa pubblicità semplicemente, con il passaparola. Alcuni clienti, però, non hanno neanche i due euro in tasca. Milko non ci fa caso: «Se qualcuno non può pagare non fa niente: sarà per la prossima volta».

fonte:http://www.rassegnastampa.comune.roma.it/View.aspx?ID=2011010517557005-1

domenica 17 ottobre 2010

Guardiamoci intorno ogni tanto!

CORTEO FIOM:INDIFFERENTE A SFILATA CLOCHARD DORME SU MARCIAPIEDE

(AGI) – Roma, 16 ott. – Indifferente al suono dei fischietti, al ritmare dei tamburi, agli slogan dei manifestanti, un clochard sui 30 anni dorme, con accanto il suo cane meticcio, sul marciapiede di via Merulana, quasi all’angolo con piazza Santa Maria Maggiore. Davanti a lui sfilano a migliaia i manifestanti della Fiom, operai che chiedono diritti e il rispetto dei contratti di lavoro. Ai piedi del ragazzo una scatola di scarpe con qualche moneta e un cartello: “Signori sono in cerca di lavoro fate un’offerta”.
Qualcuno dei manifestanti si ferma a guardare, lascia qualche centesimo e poi se ne va.

fonte: http://www.scarpe-oggi.it/archives/0001455.html

giovedì 14 ottobre 2010

E allora divorziamo!

Povertà, 800mila italiani ridotti a clochard per separazioni
13 OTT 2010

E divorzi, situazione grave anche per chi ha redditi non bassi.

Roma, Ottocentomila italiani, 80% uomini e 20% donne, sono ridotti a vivere da clochard, in situazioni di grave indigenza, a causa di separazioni e divorzi: una situazione che coinvolge non solo i cosiddetti 'poveri', ma anche impiegati ed operai che, sulla carta, godono di una busta paga di circa 2.000 euro netti al mese. Dai quali, però, devono essere detratte le spese per il mantenimento dei familiari o per il mutuo della casa coniugale, andando a prosciugare quasi il 70% del loro stipendio. A spiegare i dati resi noti dalla Caritas è il presidente nazionale Ami Gian Ettore Gassani che spiega come la Caritas stia "salvando dalla fame migliaia di persone del tutto insospettabili che, pur svolgendo attività lavorative di tutto rispetto sono costrette, non di rado in giacca e cravatta, a fare la fila ogni giorno per un piatto di pasta. Quando si calcola il numero dei poveri in Italia è fuorviante - spiega Gassani - legare l'analisi alla mera dichiarazione dei redditi in quanto essa non chiarisce le posizioni debitorie delle persone separate o divorziate".

fonte: http://www.apcom.net/newscronaca/20101013_174120_bd5d3b_99953.html

lunedì 4 ottobre 2010

Roma er capitale!!


E il Verano diventa una tendopoli per clochard

Venerdí 20.08.2010 20:00

L'estate si sa è tempo di campeggi, ma non solo nei luoghi di villeggiatura. Sono tanti i clochard che dormono e bivaccano nelle aiuole di fronte alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura.

Uno di loro ha piazzato anche una piccola tenda da campeggio all'interno della siepe posizionata alle spalle della statua che ricorda Papa Pio XII, in modo da poter avere un tetto sotto al quale dormire anche durante le notti d'estate. L'area verde, alle spalle dei chioschi di fiori che servono il cimitero monumentale del Verano, è spesso luogo di bivacco di persone senza fissa dimora.

Quest'anno alcuni clochard, per fuggire alla calura estiva, di giorno cercano refrigerio sotto agli alberi dell'area verde di piazzale del Verano, mentre di notte dormono al riparto di alcune siepi. C'è chi si è ricavato un giaciglio di fortuna con dei cartoni e chi invece ß riuscito a piantare anche una piccola tenda da campeggio.

fonte: http://www.affaritaliani.it/roma/e_verano_diventa_tendopoli_per_clochard190810.html



sabato 19 giugno 2010

D'Angelo (Sant'Egidio): "Bisogna uscire dalla logica dell'emergenza"

Sono 6 mila a Roma i senza fissa dimora contati dalla Comunità di Sant'Egidio e, nella stagione calda, 4 mila dormono per strada. In tutta Italia solo il 15% dei comuni ha fatto qualcosa per garantire la residenza anagrafica ROMA – "La povertà della strada è un nuovo aspetto della povertà più in generale. Negli ultimi anni abbiamo assistito all'impoverimento di fasce sempre più consistenti di popolazione, anche nelle cosiddette società del benessere". Da queste considerazioni ha preso le mosse l'intervento di Augusto D'Angelo – docente presso la facoltà di Scienze politiche dell'Università La Sapienza di Roma e responsabile del servizio per i senza fissa dimora della Comunità di Sant'Egidio – che è intervenuto questa mattina alla conferenza stampa di presentazione della mostra fotografica "Coraggio, si ricomincia!", promossa da Commercity in collaborazione con l'ospedale San Camillo-Forlanini, l'associazione Salvamamme e la stessa Comunità di Sant'Egidio. (Vedi lancio precedente). "In Europa – ha proseguito D'Angelo – la crisi dello Stato sociale mette un numero crescente di persone fuori dalle misure assistenziali garantite dallo Stato. I tagli alla spesa sociale cominciano a far vedere i loro effetti problematici". Nonostante questo però, ha denunciato il rappresentante della Comunità di Sant'Egidio "si continua a considerare la povertà di strada come un'emergenza".

La difficoltà della situazione è confermata dai dati sul fenomeno. "Al Censimento del 2001 sono stati censiti 8.597 senza fissa dimora italiani e 4.441 stranieri per un totale di 13.038 persone" ha riferito D'Angelo, ricordando anche come i dati Istat aggiornati al 12 dicembre 2009 (ma provvisori in quanto riferiti a 7.787 comuni) parlino dell'esistenza in Italia di più di 40mila persone di cui 7 su 10 di sesso maschile. Quanto alla situazione romana "dai nostri censimenti su strada il numero dei senza fissa dimora ammonta a 6mila persone. Di questi – ha aggiunto – durante l'inverno 3mila trovano accoglienza in centri, ostelli e dormitori. Quando non è inverno, però, i posti al coperto scendono a 2 mila, e quindi per strada dorme effettivamente un numero di 4 mila persone. Sant'Egidio nei suoi giri ne incontra almeno il 50%". Tuttavia, la povertà, raggiunge anche le persone che una casa ce l'hanno. "Negli ultimi anni – ha precisato D'Angelo – è triplicato il numero di ultra 65enni che si rivolge ai nostri centri per un aiuto di carattere medico, alimentare o per il vestiario".

Per dare una risposta alla povertà di strada bisogna, dunque, "uscire dall'idea dell'emergenza", che altro non è che "una risultante della mancanza di un'appropriata strategia". "L'esperienza della Comunità di Sant'Egidio – ha continuato il docente – ci porta a dire che per la povertà di strada bisogna mettere in campo innanzitutto servizi stabili". A questo proposito D'Angelo ha lanciato una proposta in sei step. "Per usufruire di servizi stabili il povero deve poter avere la residenza anagrafica", che rappresenta "la porta per riconoscere ai senza fissa dimora i diritti di cittadinanza". Dall'indagine effettuata dall'Istat su 7.787 comuni risulta che solo 1.044 (pari al 13% del totale) hanno istituito la via fittizia per l'iscrizione dei senza fissa dimora, mentre 172 comuni (2%) hanno individuato altri criteri per l'iscrizione. "Ma l'85% dei comuni dichiara di non aver mai iscritto persone senza fissa dimora".

Una seconda questione è quella relativa al rapporto tra servizi e territorio. "I poveri vivono in territori limite – ha spiegato il rappresentante della Comunità di Sant'Egidio –. È impensabile che siano loro ad entrare negli uffici per reclamare diritti e usufruire di prestazioni". Appare allora necessario che i servizi sociali "inventino nuove modalità di intervento" e "trovino il modo di tornare per strada", cominciando in questo modo a collegare i cittadini senza fissa dimora a quella rete di servizi che altrimenti apparirebbe loro "una jungla inestricabile in cui si gira in tondo senza alcun approdo". La terza esigenza è quella di un progetto. E il vero progetto, secondo D'Angelo, non consiste in un "protocollo da applicare a seconda delle esigenze" ma nella "presa in carico della persona umana". Vi è poi la questione della "collaborazione tra i servizi": "Creare protocolli di intesa e collaborazione negli interventi – ha chiarito – è fondamentale per tutti, ma soprattutto per chi vive in strada", perché, "dai rari contatti con le istituzioni questa persona si attende molto e se rimane delusa torna ad abbandonare il rapporto con il servizio sociale". Un altro passaggio fondamentale è poi quello della "dilatazione dei tempi di intervento". "Bisogna avere pazienza", ha detto il docente, "non è possibile ottenere da chi vive per strada una risposta immediata". L'ultimo step è, infine, quello dell'accompagnamento sociale. "Un accompagnamento fedele fatto di piccoli passi – ha concluso D'Angelo – aiuta a rinsaldare un rapporto che aiuta la maturazione e la crescita della persona che vive per strada. E in questo l'operatore è lo strumento decisivo".

domenica 9 maggio 2010

Leggere, Leggere, Leggere, Leggere!!

Stufo di perdere sempre

(Bozza per Lettera aperta su vari siti italiani e non)

Gentile mio sindaco,
Purtroppo sono costretto ad informarLa che la nostra polizia municipale invece da proteggerci ci si rivolta contro.
So che Lei ha molto da fare,e che la mia cosa può sembrare una "Bazzecola", ma cosi per me non è.Le scrivo con cuore rattristato dalla delusioni delle passate amministrazioni,e ho riposto molta fiducia in lei con la speranza di un mondo migliore.
Non chiedo nulla in concreto eccetto di venir rispettato come essere umano prima e come cittadino Romano poi.

Ora la storia è lunga e mi permetto di rinviarla al mio modesto blog il cui titolo è di per se un programma:

http://viveresenzafissadimora.blogspot.com/

Grazie

con rispetto

Roberto DiFeliceantonio

mercoledì 7 aprile 2010

Alla fine speriamo non siano solo statistiche!

Piano-freddo Il bilancio: 60mila posti letto e 110mila pasti


Oltre 60mila posti letto disponibili e utilizzati dai senza fissa dimora, circa 10mila interventi della Sala Operativa Sociale, 110mila pasti consumati nelle strutture di accoglienza. Questi i numeri del Piano Freddo 2009-2010 del Comune di Roma che si è concluso pochi giorni fa. Con il Generale Inverno ormai in ritirata è possibile tracciare un bilancio del Piano messo a punto e attuato dall’Assessorato alle Politiche sociali nel periodo 1 dicembre 2009-31 marzo 2010. A differenza dello scorso anno, quando c’era un’unica struttura di riferimento all’ex Fiera di Roma sulla Colombo, questa volta erano 11 le strutture territoriali a disposizione. Ognuna con specificità. Delle 6 del Comune, una era destinata agli immigrati, 2 alle donne, una ai clochard con buone capacità di autonomia, le ultime 2 a quelli con particolari patologie e disturbi. Cinque invece le strutture a disposizione dalle onlus e le parrocchie. Complessivamente 590 i posti letto disponibili a notte, 230 in più del 2009. Ad usufruirne soprattutto italiani e romeni. Gli ospiti hanno avuto a disposizione, oltre a vitto e alloggio, anche docce, cambio di biancheria e vestiario pulito, triage infermieristico e medico e una rete di assistenza sanitaria. Quest’ultima si è avvalsa dei servizi delle 5 Asl, in collaborazione con lo Spallanzani, l’Ospedale Israelitico, l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti, la Croce Rossa. Oltre a un tetto, ai clochard è stata offerta colazione e cena per un totale di 110mila pasti. Quanto al dato sociologico, l’età prevalente si è attestata tra i 31 e i 45 anni, con una significativa presenza anche di giovani dai 18 ai 30 anni. Fra i motivi dell’abbandono al degrado e alle intemperie dell’inverno, soprattutto i problemi sanitari, seguiti da dipendenza dall’alcol e da patologie psichiatriche. Fuori dalle strutture di ricovero, la Sala Operativa Sociale ha effettuato 10mila interventi su strada per ricognizioni ordinarie e sulla base di segnalazioni provenienti dal numero verde della sala operativa del Comune. Durante gli interventi sono stati distribuiti beni di prima necessità a circa 500 persone che hanno rifiutato l’accoglienza nei Centri territoriali comunali. Soddisfazione per i risultati del Piano esprime l’assessore alle politiche sociali Sveva Belviso: «Rispetto allo scorso anno, oltre a un maggior numero di strutture, abbiamo aumentato del 65% i posti a disposizione ogni notte.
Le persone con fragilità continueranno ad essere seguite dai nostri servizi sociali».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/roma/piano-freddo_il_bilancio_60mila_posti_letto_e_110mila_pasti/07-04-2010/articolo-id=435549-page=0-comments=1