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venerdì 5 marzo 2010

Storia d'amore incredibile!

Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi di

apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che

non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti.

Dopo aver lodato la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una domanda:

'Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il suo

lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio non può imparare le cose

nel modo in cui lo fanno gli altri bambini.

Non può comprendere profondamente le cose come gli altri.

Dov'è il naturale ordine delle cose quando si tratta di mio figlio?'

Il pubblico alla domanda si fece silenzioso.

Il padre continuò: 'Penso che quando viene al mondo un bambino handicappato

fisicamente e mentalmente, si presenta la grande opportunità di realizzare

la natura umana, e questa avviene nel modo in cui le altre persone trattano quel bambino.'

A quel punto cominciò narrare una storia: Shay e suo padre passeggiavano

nei pressi di un parco dove Shay sapeva che c'erano dei ragazzini che

giocavano a baseball. Shay chiese: 'Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?'

Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in

squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che se gli fosse stato

permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la speranza di poter essere

accettato dagli altri a discapito del suo handicap, cosa di cui

Shay aveva immensamente bisogno.

Il padre di Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non

aspettandosi molto) se suo figlio potesse giocare.

Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e disse: 'Stiamo

perdendo di sei punti e il gioco è all'ottavo inning.

Penso che possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono'

Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su

la maglia del team. Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con

un senso di calore nel petto. I ragazzi videro la gioia del padre all'idea che il

figlio fosse accettato dagli altri.

Alla fine dell'ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era

sempre indietro di tre punti.

All'inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in campo. Anche

se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui era in estasi solo all'idea di

giocare in un campo da baseball e con un enorme sorriso che andava da

orecchio ad orecchio salutava suo padre sugli spalti.

Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un nuovo punto: ora,

con due out e le basi cariche si poteva anche pensare di vincere e Shay

era incaricato di essere il prossimo alla battuta.

A questo punto,

avrebbero lasciato battere Shay anche se significava perdere la partita?

Incredibilmente lo lasciarono battere.

Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non sapeva nemmeno

tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla

In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che la squadra

stava rinunciando alla vittoria in cambio di quel magico momento per Shay,

si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così piano e mirando

perché Shay potesse prenderla con la mazza. Il primo tirò arrivò a

destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la palla.

Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente la

palla a Shay. Come il tiro lo raggiunse, Shay dondolò e questa volta

colpì la palla che ritornò lentamente verso il tiratore.

Ma il gioco non era ancora finito. A quel punto il battitore andò a raccogliere la palla:

avrebbe potuto darla all' uomo in prima base e Shay sarebbe stato

eliminato e la partita sarebbe finita. Invece... Il tiratore lanciò la palla di molto oltre

l'uomo in prima base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.

Tutti dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre incominciarono a

gridare: 'Shay corri in prima base! Corri in prima base!'

Mai Shay in tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece

e così raggiunse la prima base.

Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall'emozione. A quel punto

tutti urlarono:' Corri fino alla seconda base!'

Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato. Nel momento in cui

Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria aveva ormai recuperato la palla..

Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla quindi sapeva di

poter vincere e diventare l'eroe della partita, avrebbe potuto tirare la

palla all'uomo in seconda base ma fece come il tiratore prima di lui,

la lanciò intenzionalmente molto oltre l'uomo in terza base e in modo che

nessun altro della squadra potesse raccoglierla.

Tutti urlavano: 'Bravo Shay, vai così! Ora corri!'

Shay raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo

raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta.

Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia.

A quel punto tutti gridarono:' Corri in prima, torna in base!!!!'

E così fece: da solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria

e ne fecero l'eroe della partita.

'Quel giorno' disse il padre piangendo 'i ragazzi di entrambe le squadre

hanno aiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero amore ed umanità'.

Shay non è vissuto fino all'estate successiva. E' morto durante l'inverno…

ma non dimenticò mai di essere stato l'eroe della partita e di aver reso

orgoglioso e felice suo padre.. non dimenticò mai l'abbraccio di sua madre quando

tornato a casa le raccontò di aver giocato e vinto.

mercoledì 24 febbraio 2010

Bisogna sempre aspettare la crisi?

LA MIDDLE CLASS IN DECLINO SCOPRE LA SOLIDARIETÀ

La bontà militante nell'America della crisi

Una sociologa raccoglie i racconti della "resistenza morale".
Sistemi inusuali per aiutare i poveri: non tutti sono d'accordo


Docenti che portano a scuola cibo in più da dare ad alunni di famiglie povere, direttori di negozi che mettono soldi in eccesso nelle buste paghe dei commessi senza dirlo ai titolari delle aziende, capi ufficio che consentono ai dipendenti di uscire prima dell’orario previsto per stare più tempo con i figli soli a casa, impiegati del ministero della Sanità che compilano i moduli dell’assicurazione per far avere più soldi agli assistiti indigenti e una miriade di colleghi di lavoro che si prodigano in aiuti, anche economici, per consentire a chi ha bisogno di avere qualche dollaro in più in tasca: è questo l’universo della «Moral Underground», la resistenza morale, che accomuna migliaia di americani capaci di una miriade di atti di silenzioso altruismo che consentono a molti cittadini di ricevere l’aiuto monetario e il sostegno umano che lo Stato federale non riesce a garantire contro l’impatto della recessione economica.A raccontare quest’America sommersa che incarna la versione più aggiornata del comunitarismo descritto negli studi di Amitai Etzioni della George Washington University, è la sociologa del Boston College Lisa Dodson che nel libro «How ordinary Americans subvert an unfair economy» (Come gli americani comuni sovvertono un’ingiusta economia) raccoglie una collezione di storie e aneddoti su come i singoli hanno deciso di rimediare all’assenza dello Stato nel soccorrere il prossimo, declinando nella vita di tutti i giorni la lezione americana del «fare a modo proprio».Ci si trova così di fronte alla scelta compiuta da Andrew, il direttore di un piccolo fast food del Midwest che si accorge di essere circondato da dipendenti con paghe settimanali che non consentono loro di arrivare alla domenica, fino al punto da non avere soldi a sufficienza per sfamare i figli. Sceglie così di mettere mano alla cassa dell’azienda, aumentandogli i compensi di cifre minime - 10, 20 o 30 dollari - che non causano sconquassi per la contabilità del proprietario ma migliorano di molto le loro vite. Andrew racconta a Dodson che in questo ruolo a metà fra il samaritano e Robin Hood «trova una missione» che è quella di «non punire i genitori perché decidono di lavorare» arrivando fino al limite di adoperare i soldi che lui guadagna per sé, facendo gli straordinari, per averne ancor di più da distribuire. Facendo sempre attenzione a far apparire gli errori di conto del tutto casuali ai dipendenti, al fine di non umiliarli.Poi c’è la storia di Bea, una donna manager di un’impresa molto nota, che fra i dipedenti ha Nancy, mamma della piccola Edy in fibrillazione per il tanto atteso ballo annuale della scuola. Ma Nancy non ha soldi a sufficienza per comprarle il vestito da sera a causa dello stipendio che proprio Bea ha stabilito. Da qui la scelta di ricorrere alle proprie doti di manager, riuscendo a trovare l’azienda che affitta e riprende gli abiti da sera per ragazze, facendone recapitare a sorpresa uno alla piccola Edy, come se fosse una sorta di premio ricevuto del tutto casualmente. «Ci sono delle persone che escono dal seminato pur di aiutare il prossimo - ha detto Dobson in un’intervista radiofonica - perché sentono la responsabilità di riconoscere l’umanità di chi gli è accanto». Al tempo stesso l’autrice si è trovata ad incontrare titolari d’azienda e direttori commerciali che invece «non condividono tali comportamenti e li respingono come non etici» dando scarsa importanza al quadro di difficoltà sociali innescate nelle famiglie dalla perdurante crisi economica che colpisce soprattutto il ceto medio. Nelle fila dei contrari a tali atti di altruismo ci sono anche quegli ascoltatori dell’intervista radiofonica che sono corsi a telefonare al programma definendo «veri e propri furti di danaro» gli esempi citati nel libro. Dodson invece li ritiene un’espressione dell’«America migliore», quella che vede «ogni persona responsabile per il prossimo» e che lei ha osservato nell’esperienza fatta prima come sindacalista e poi come ostetrica opedaliera in universi «molto distanti fra loro ma dove ci sono molte persone che si adoperano per chi si trova in situazioni di bisogno».Nelle ultime pagine del libro Dodson si sofferma su un altro aspetto della crisi sociale in atto: ha che vedere con quanto avviene dentro le singole famiglie «dove molte donne che lavorano ed hanno figli piccoli non possono pagarsi la baby sitter e chiedono ai figli più grandi di stare con fratelli e sorelle» dando vita a situazioni nelle quali «i piccoli passano molto tempo a casa fra loro, in solitudine, con il risultato di maturare la convizione di avere dei pessimi genitori» gettando le basi per future crisi famigliari dalle conseguenze imprevedibili.

Maurizio Molinari - Corrispondente da New York per la Stampa
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=1574&ID_sezione=&sezione=

venerdì 17 ottobre 2008

45 giri sotto i ponti di Milano

"Vivo rispondendo all’indifferenza con la gentilezza e forse sto meglio di tanti"

C’era al provino di Springsteen;

ha lavorato con Presley;
ha girato film con Quinn e Tognazzi;
ha scoperto la Rettore;
i suoi brani hanno venduto milioni di copie...
Oggi Roye Lee (americano in Italia da 50 anni) vive da barbone vicino a un megastore di dischi.


http://www.royelee.com/pdf/Avvenire.pdf

mercoledì 23 aprile 2008

Consiglio letterario!

Scheda del libro:

Autore: Nicola Amato
Titolo: Il clochard
Edito da: Il Melograno
Collana: Esperimenti
Prezzo: 12,90 Euro

Questo libro partecipa al progetto "UN AIUTO A COLPI DI PENNA" promosso dall' Associazione Servizi Culturali. Per ogni copia venduta mediante Il Giralibro, l'Associazione Servizi Culturali devolverà 0,25 euro all' AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro)

Clochard. Basta la parola per far emergere una miriade di ricordi letterari, d'arte, di cultura. Emerge così una ricchezza straordinaria di impressioni, di sentimenti mescolati a sotterranea ammirazione, ansie, pene e timori per il mondo sconosciuto, irraggiungibile e composito di questi funamboli della vita, in bilico tra l'essere e il non essere, tra l'esistere e l'essere invisibili. Secondo l'articolo 270 del Codice penale francese, "i vagabondi, coloro che non hanno un domicilio, né mezzi di sussistenza e non esercitano un mestiere", sono dei clochard, deboli, ovvero coloro che, secondo l'etimologia, camminano "à cloche-pied". Vi sono molte possibili cause che possono portare alla perdita della casa. Un grosso problema sociale è rappresentato dai classici ex detenuti: molto spesso le persone appena uscite dal carcere non trovano lavoro, hanno pochi soldi e nessun luogo dove andare. Ed è su quest'ultimo dramma sociale che induce una moltitudine di individui ad abbracciare una vita da clochard, che questo romanzo intende soffermarsi. Le difficoltà della vita spesso ci portano a fare delle scelte drastiche. Decisioni che mai avremmo preso in una situazione normale di vita quotidiana. Sono di quegli eventi che pensiamo capitano solo agli altri e mai a noi stessi, come se noi ne fossimo immuni. Eventi che, al di là della loro essenza di precarietà fisica e mentale, fanno proprio delle difficoltà di vita un'esaltazione dei valori umani e della vita. Ma la vita è fatta di sconfitte e rivincite in un loop continuo: si cade e ci si rialza, e così via.
Questo romanzo è strutturato in quattro parti: la caduta, vita da barbone, il riscatto, la riabilitazione sociale. Proprio come le vicende della vita, capita a chiunque di cadere, magari per delle scelte di vita sbagliate, oppure incorrere in errori e disavventure di cui si è costretti poi a pagarne le conseguenze con un'esistenza fatta a rincorrere i propri errori. Ma arriva poi il momento che, una volta ritrovato se stessi e metabolizzato i propri errori, avviene il riscatto umano e ci si riappropria di quei valori che sembravano perduti perché gli occhi dell'anima erano bendati da falsi miti.
E' la storia di un manager di successo che, accecato dal potere e dal dio denaro, pone in ultimo piano il risvolto umano della vita. Commette degli errori fatali e la vita gli si rivolta contro. Forse un po' troppo. Affronta perciò un'esistenza da barbone, fatta di lotta per la sopravvivenza e di stenti, ma molto importante dal punto di vista umano e edificante per la sua crescita interiore. Un incontro importante ed alcuni colpi di scena lo conducono sulla via del riscatto sociale e della redenzione umana.


Commento dell'autore:

Auspico che la lettura di questo romanzo costituisca un utile stimolo per favorire un approccio positivo nei confronti dei barboni. Se vi capita, avvicinatevi pure, parlate loro, offriteli supporto, soprattutto morale, e date loro tanto calore umano: ne hanno davvero bisogno. Vi accorgerete di quali e quanti valori profondi siano imprigionati all'interno di quei corpi malridotti. Sarà un'esperienza che sicuramente vi arricchirà spiritualmente e vi farà apprezzare maggiormente le piccolezze della vita quotidiana, di cui abbiamo perso il senso perché le riteniamo scontate e ovvie.

Grazie Nicola.