lunedì 6 dicembre 2010

B&B per clochard!!

Da lunedì torna l'accoglienza invernale per i senzatetto.

Oltre 200 posti letto per i senza fissa dimora.
Dopo due settimane di permanenza gratuita per accedere sarà richiesto 1 euro al giorno simbolico per responsabilizzare coloro che utilizzano le strutture.

Si tratta dell’accoglienza invernale per i senza fissa dimora che tornerà in funzione da lunedì 22 novembre e che andrà avanti per 133 giorni, ovvero fino al 3 aprile. È l’assessore alle politiche sociosanitarie Stefania Saccardi ad annunciare ieri mattina l’introduzione di un contributo simbolico che verrà chiesto agli ospiti che restano nelle strutture per più di 15 giorni. “Si tratta di un pagamento simbolico con cui l’Amministrazione non copre assolutamente le spese del servizio tanto che abbiamo stanziato 311.000. Rappresenta piuttosto una forma di responsabilizzazione delle persone che utilizzano le strutture: vorremmo che capissero che questi servizi hanno un costo per la collettività. Le risorse così raccolte andranno ad alimentare un fondo specifico per le politiche attive, ovvero per quegli interventi mirati sulle persone senza fissa dimora per favorire il loro reinserimento nella società, come ad esempio borse lavoro o corsi di formazione”. Per i primi 15 giorni, quindi, il soggiorno è gratuito. Al termine di questo periodo all’utente verrà chiesto un euro al giorno.
Per quanto riguarda il servizio, vengono confermati i numeri dell’anno scorso: quindi poco meno di 175 posti letto (cui l’inverno passato si aggiunsero a Natale 25 posti messi a disposizione dalla Curia presso la struttura degli Artigianelli gestiti dalla Caritas). Le strutture sono l’Ostello del Carmine (per uomini soli) gestito dalla Caritas, la Foresteria Fuligno per le donne sole o con bambini (gestiti dall’associazione ACISJF) e la Foresteria Pertini (gestiti dalla Caritas). A queste si aggiunge un grande appartamento messo a disposizione dalla Misericordia in via Panicale destinata alle donne e gestita dalla Caritas.“Quest’anno la struttura degli Artigianelli non sarà disponibile – ha precisato Alessandro Martini direttore della Caritas – ma stiamo lavorando per individuare sul territorio, con la collaborazione delle parrocchie, nuovi spazi anche più piccoli con cui dare soluzioni a situazioni di emergenza. In questo modo contiamo di poter offrire lo stesso numero di posti letto ma con una gestione più semplice per noi”.Le strutture saranno utilizzate progressivamente sulla base delle necessità. La Caritas gestirà il front-office per l’inserimento: lo sportello è collocato presso la sede del centro ascolto, via Faentina 34, ed è aperto il martedì pomeriggio, il giovedì e il sabato mattina. Ovviamente in altri orari è possibile rivolgersi alle strutture di accoglienza attive tutto l’anno. Perché, come ha sottolineato l’assessore Saccardi “i servizi dell’accoglienza invernale si aggiungono alle consuete opportunità già attive tutto l’anno, come l’Alberto Popolare, che mettono a disposizione un migliaio di posti letto”.Per quanto riguarda l’accesso alle strutture, viene confermata, soprattutto per le prime settimane, la scala delle priorità già in vigore l’inverno scorso. Ovvero: in cima alla lista ci saranno i cittadini residenti nel Comune di Firenze e conosciuti dai servizi sociali che dormono in strada. Identica priorità avranno le persone che dormono in strada con età superiore ai 45 anni non residenti a Firenze ma conosciute dalle associazioni di volontariato che lavorano sul territorio afferenti soprattutto al Tavolo dell'inclusione sociale. Per loro la permanenza nella struttura è di 15 giorni ripetibili, sulla base della valutazione degli operatori, anche per tutta la durata dell’emergenza freddo.Un gradino sotto ci posizionano le persone di passaggio a Firenze che possono usufruire del servizio per un periodo di 15 giorni, ripetibili al massimo per cinque volte e comunque con un intervallo tra i vari “soggiorni” di almeno 10 giorni.Infine i cittadini residenti in altri comuni che vengono accolti esclusivamente per un periodo massimo di 15 giorni non prorogabile.“In questo modo vogliamo limitare gli arrivi da fuori Firenze – ha precisato l’assessore Saccardi – anche perché chi è residente altrove può rivolgersi direttamente al suo Comune”.
L’assessore ha poi ricordato gli orari di permanenza nelle strutture (dalle 19, 18 nei giorni festivi, alle 9 del giorno successivo) e che nel servizio è compresa anche la cena e la prima colazione. “Per chi si trova in condizioni di salute precarie tali da non consentire una permanenza in strada nelle ore diurne – ha precisato l’assessore Saccardi – abbiamo messo a disposizione 7 posti all’Albergo Popolare”. L'obbligo di orario non è valido per le donne con bambini accolte nelle strutture. Per quanto riguarda i dati del servizio dell’inverno scorso, i posti letto a disposizione erano poco meno di 200 che hanno accolto 480 persone: di queste il 72% era straniero (età media 40 anni), il resto italiano (età media 50 anni). Dal punto di vista di genere, circa il 20% degli utenti erano donne e nove volte su dieci si trattava di persone sole (soltanto 20 le donne con figli minori). Dei 480 utenti complessivi oltre 100 sono risultati cittadini residenti, conosciuti dai servizi che erano stati accolti in diversi periodi dell’anno nel sistema delle strutture di accoglienza; oltre 300 invece erano persone conosciute dai servizi e dalle associazioni che operano in strada, cioè persone che vivevano abitualmente sul territorio comunale. Il resto sono risultati individui non conosciute, probabilmente provenienti da altri comuni e che utilizzavano soltanto i servizi dell’accoglienza invernale.

fonte: http://www.firenzetoday.it/cronaca/accoglienza-invernale-2010-senzatetto-firenze.html

domenica 28 novembre 2010

Nooo mica è così freddo!!

Clochard muore a Piacenza, freddo probabile causa

26 novembre, 14:59

PIACENZA - Il corpo senza vita di un uomo clandestino di origini pachistane e' stato trovato nel seminterrato di un grattacielo di venti piani a Piacenza. Probabilmente e' morto a causa del freddo. La vittima, che aveva 34 anni, e' stata casualmente trovata ier a mezzogiorno dal portiere del grattacielo. ''Era nel secondo seminterrato del grattacielo - ha raccontato - un autentico labirinto di corridoi. Io e l'amministratore ci eravamo recati in quel punto per un malfunzionamento dell'impianto idrico. Era steso su una griglia. Ho capito subito che era accaduto qualcosa di brutto ed ho chiamato i soccorsi''.

Per i soccorritori del 118 il decesso, probabilmente dovuto al freddo, era avvenuto diverse ore prima. La vittima era stata espulsa perche' clandestina ma era sempre rimasta a Piacenza dove viveva come senzatetto. Nella notte ha probabilmente raggiunto i sotterranei del grattacielo dalle rimesse. Si e' steso su una griglia di ferro. Non aveva coperte e indossava solo un giubbetto e un paio di pantaloni di una tuta da ginnastica. Accanto al suo corpo disteso, una borsa di cellophane con pochi oggetti personali.

mercoledì 17 novembre 2010

Gran minestra!

Beggar’s Food Barboni gourmet a Milano

Barboni. Di solito chiedono, implorano, mendicano, ma cosa succede quando la situazione si capovolge, quando a offrire buoni piatti caldi agli infreddoliti passanti milanesi sono proprio loro. Scopritelo guardando il video di Franca Formenti, l’artista che ha coinvolto Dissapore in questo insolito esperimento.

Fin dai tempi del ready made il senso del fare artistico si è costruito sostanzialmente su due coordinate: l’intenzione dell’artista, che riconosce come “arte” il suo operare, e uno spazio espositivo riconosciuto come attinente al “sistema dell’arte”, una galleria, uno spazio pubblico o altro, comunque in qualche modo legati a un promotore, un curatore, uno sponsor di mostre. Un atto soggettivo e uno spazio “di garanzia”.

Quando Christine Hill, approdata in Germania agli inizi degli anni ‘90, si mise a pulire la strada dove abitava ad ore fisse della giornata, simili e diverse da quelle abituali degli operatori ecologici comunali, operò una torsione forte di quelle coordinate. Arte di strada si era sempre fatta, non c’è bisogno di richiamare Bansky o Keith Haring; ma il gesto compiuto, in genere, era un gesto “istituzionalmente” riconoscibile come gesto “artistico”, pittura spray o disegno, e i conti alla fine tornavano. Tanto è vero che quei graffiti metropolitani sono alla grande nel mercato dell’arte, una volta acquisito il nome di genere: “Street art”.

La Hill invece inglobava nel lavoro dell’artista attività altre che, nell’essere assunte come artistiche, ne erano potenziate in visibilità. Gli abiti di seconda mano che si mise a vendere nelle sue Volksboutiques dichiaravano esplicitamente lo statuto di merce interna all’opera d’arte, e contemporaneamente esaltavano l’usato come merce dialogica, pluridentitaria, discorsiva, parlavano ecologicamente di riciclaggio e circuiti alternativi. La ricchezza della cultura veniva assimilata per immersione, utilizzata con le pratiche “astute” (smart) teorizzate da de Certeau, metaforizzata per mutare registro rispetto all’ordine dominante, usata tatticamente da bricoleuse. Il fare artistico era tutt’uno con le modalità del relazionarsi. Un’arte intrinsecamente performativa.

Più che dare forma a realtà immaginarie, tale arte relazionale vuole porsi come modo di vita e modello di azione all’interno della realtà esistente. Si tratta di pratiche spesso correlate alla compressione spazio-temporale della globalizzazione, e perciò segnate da istanze intersoggettive e conflitti identitari, anche se l’esigenza preminente resta una elaborazione comune del significato, tra artista e suoi pubblici: e dunque pratiche “artistiche” a tutti gli effetti.

Rirkrit Tiravanija, un artista di origine thailandese ormai molto affermato, incarna bene questa ambiguità generosa, tra l’accettare di consumarsi come dono effimero e completo di sé, e l’ambizione di proporsi come modello etico. Tiravanija lavora sul cibo e le sue opere sono, per scelta estetica precisa, performance; dunque processi “liminoidi”, come direbbe Victor Turner, azioni in progress che modificano se stessi e la realtà esterna per il solo fatto di prodursi.

Perciò ogni sua esposizione si esaurisce spesso nella serata inaugurale, in cui l’artista prepara squisite polpette thai, ibridate con le contingenze locali, che arricchiscono il piatto degli umori e dei colori della cultura ospitante: un condimento, un ingrediente tipico, come attenzione al gusto dei presenti e come dono necessariamente glocal. Ma, attenzione, anche questo donarsi è in realtà dentro un circuito commerciale protetto: sia che avvenga in una galleria privata, sia in uno spazio pubblico, la sua connotazione “artistica” è garantita da curatori, esperti, galleristi, collezionisti, promotori e pubblico del vernissage.

Franca Formenti lavora anche lei col cibo, ma in un’ottica di deriva post-situazionista. I pubblici a cui indirizza le sue performance non sono quelli selezionati dell’arte, come quelli di Tiravanija. E d’altra parte le azioni di strada non lasciano tracce permanenti né possono essere ricondotte all’ordine economico-simbolico della merce-opera d’arte come è capitato per la Street Art.

Un’arte senza luoghi deputati, senza segni perenni; un’arte che abolisce ogni spazio “di garanzia” e si espone come puro rischio performativo, perché adotta la logica sconfinata della rete: il brainframe della rete. Vive il flusso e resta nel flusso. Agisce sui desideri e sulle pratiche di consumo con occhio smart, critica il modello commerciale ma non per contrapporgli quello del dono, bensì per smascherarne la pervasività.

Per insinuare come non ci sia possibilità di uscire dalla logica dello sfruttamento e del profitto, anche quando essa assume la seduttività del dono, e del dono di cibo: vitalità del negativo, almeno concettualmente, 50 anni dopo. E con l’aggiunta, rispetto ad allora, della consapevolezza che il medium è il messaggio: il che, nel linguaggio della critica contemporanea, si chiama “critica istituzionale”.

Dietro le proposte di Franca Formenti riassumibili nel Food Power, come la Street Food Escort o in questo caso, il Beggar’s Food, non c’è alcuna istituzione dell’arte, alcun committente né curatore-mediatore-sacerdote. Come ogni networking open source istituisce invece un nuovo spazio pubblico, dove il sapere si elabora e si condivide orizzontalmente sulla base di appartenenze macroconflittuali. Fuori dalle gallerie, la promozione e la diffusione avvengono col passaparola, per contiguità, senza costrizioni sintattiche.

Anche il committente può colorarsi del gusto fake dell’etica hacker, istituendo ulteriori livelli di narrazione, ulteriori link di conflittualità. Quel fake che solo la rete rende possibile, in una invenzione del quotidiano che mescola esperienze di blog, competenze tecniche e luoghi della qualità per attraversamenti da bracconiere: poachers, direbbe Mark Jenkins.

Per Beggar’s Food Formenti si è rivolta a Dissapore, uno dei network più autorevoli dedicati al cibo. Con la loro complicità ha ideato un progetto in cui il sito Dissapore si fingeva imprenditore, tanto da fornire il logo all’iniziativa dell’artista, per avallarne la credibilità in pubblico.

Secondo il progetto un certo numero di barboni sarebbe stato addestrato a creare squisiti piatti caldi da offrire per strada ai passanti nelle fredde sere invernali. Un dono, in apparenza. Un dono che già in sé capovolge il senso comune e l’ordine sociale, in cui è il barbone a dover chiedere cibo. Tuttavia un tale capovolgimento, così vistoso da apparire rivoluzionario, non sradica la legge del profitto.

Gli ultimi continuano comunque ad essere sfruttati, ci insegna il progetto Formenti, dal momento che la scommessa imprenditoriale si fonda sul giusto calcolo che l’elemosina, la mancia per la gradita squisita minestra calda, sarebbe sicuramente molto più ricca di quanto non fosse stata se lasciata al solo buon cuore dell’eventuale samaritano. Più ricca di una semplice elemosina a senso unico, in pura perdita, fatta da chi è abituato a comprare, a scambiare beni con denaro. Lo scambio di cibo con denaro è meno osceno del ricevere cibo da chi non ne ha.

Meno perturbante. Meglio abbondare nell’elemosina di ritorno, se in tal modo si può sconfiggere l’imbarazzo di un ordine sociale sconvolto. Meglio “pagare” il mendicante per il suo servizio che riconoscerne la sovranità legata ad un gesto di puro dispendio. Meglio evitare di ragionare sul dispendio: troppo disordinante. Su queste leve di psicologia sociale il progetto Formenti agisce come un grimaldello. Il profitto di chi si fa suo imprenditore è garantito: l’organizzazione della fame e i criteri della distribuzione di cibo sono un business nel mondo spietato delle leggi di mercato. E i senza cibo resteranno tali anche quando lo produrranno per la comunità.

Una metafora, una splendida metafora di quanto accade in questa globalizzazione. Una pratica smart da bricoleuse e un’azione etico-politica di grande impatto e portata conflittuale poiché equipara, nell’evidenza delle azioni e dei meccanismi di reciprocità, la quotidianità dello spazio pubblico con il territorio del conflitto.

Luisa Valeriani insegna Sociologia delle Arti e della Moda alla Sapienza di Roma, e dal 2009 anche Creatività e circuiti dell’Arte all’Università iulm di Milano. Si è occupata di avanguardie, di cinema, di mode, di consumi culturali in genere.

domenica 14 novembre 2010

Nostalgia!

Clochard tenta di sequestrare un bimbo
che camminava per mano alla madre

E' successo al Sant'Orsola, l'uomo fermato da un'infermiera e arrestato dalla Polizia. La donna choccata: "Riccardo si è spaventato molto, quello non voleva lasciare la presa"

di LUIGI SPEZIA

Un clochard non completamente in sé ha preso per mano un bambino di tre anni e ha cercato di strapparlo via alla madre. "Mollalo", le ha urlato mentre il piccolo scoppiava a piangere disperatamente e la madre l'ha abbracciato con tutte le sue forze per impedire il rapimento. E' successo ieri mattina prima di mezzogiorno in via Albertoni, al lato del porticato della palazzina della direzione del Sant'Orsola e davanti alla chiesa di San Gregorio, attaccata all'obitorio del Policlinico. L'uomo si è allontanato quando un'aiuto infermiera ha dato manforte alla madre per liberarsi della morsa e poi ha chiamato la polizia, che ha trovato l'aggressore lì vicino e l'ha portato in Questura: è un cittadino del Bangladesh irregolare dopo aver avuto un permesso di lavoro tre anni fa e averlo perduto per disoccupazione, 35 anni. E' stato arrestato per tentato sequestro di persona. Ha detto ai poliziotti del commissariato Bolognina Pontevecchio, i primi a operare, che l'ha fatto per nostalgia dei figli. Ma ha usato violenza al figlio di un'altra persona.

La madre è ancora sotto choc, in via Albertoni, consolata da alcuni passanti che l'hanno soccorsa. La famiglia vive sull'Appennino bolognese. "Ero in ospedale e stavo aspettando l'esito di alcuni esami, ho pensato di accompagnare mio figlio, Riccardo, da suo padre - racconta la donna piangendo, accanto alle volanti della polizia arrivata in pochi minuti -. Non lo porto mai in ospedale, oggi era con me perché doveva fare una visita. Era stanco, si è seduto un po' sul muretto della chiesa, poi abbiamo ripreso il cammino, verso l'angolo della strada dove mio marito doveva arrivare con la macchina. Lo tengo sempre per mano, a volte si lamenta persino che la stringo troppo. Dopo pochi passi è arrivato quest'uomo, mi ha girato dietro le spalle e ha preso mio figlio per una mano per portarlo via".

La donna ha cominciato a urlare. Un'aiuto infermiera del Sant'Orsola, che andrebbe premiata per il coraggio, stava sopraggiungendo in quel momento: "Sembrava una lite tra moglie e marito per tenere il bambino, ma poi ho sentito meglio, la donna chiedeva aiuto e sono intervenuta". Paola Manzo racconta che il bambino piangeva forte: "Ho preso quell'uomo per un braccio e gli ho detto in faccia di smetterla. Lui ha lasciato la presa, mentre intervenivano altri passanti". La mamma si commuove quando ripensa al terrore provato da lei e dal figlio: "Il bambino mi ha persino detto di non preoccuparmi". Spiega l'infermiera: "Piangeva e diceva alla mamma: "Faccio il bravo! Ti prometto che faccio il bravo!". Secondo me pensava che quell'uomo lo volesse punire per aver fatto il cattivo".

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/11/11/news/clochard_tenta_di_sequestrare_un_bimbo_che_camminava_per_mano_alla_madre-8987018/

E' già capodanno?

Milano 12 novembre 2010
Erano sui loro letti di fortuna, davanti al dormitorio di viale Ortles a Milano, quando, alle 23.30 circa, dal finestrino di un'auto e' stato lanciato un petardo. Le fiamme hanno ridotto in cenere il materasso di un romeno, spaventato sua moglie che dormiva li accanto, e un marocchino anche lui adagiato su un giaciglio improvvisato.
I tre stranieri hanno bloccato un'auto della polizia che pattugliava la zona e descritto agli agenti quanto accaduto. Per nessuno dei clochard, tutti di circa 50 anni, e' stato necessario il ricorso alle cure mediche.
E' caccia all'auto da cui e' stato lanciato il petardo.

http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Lombardia/Petardo-contro-un-clochard-a-Milano-materasso-in-fiamme-ma-nessun-ferito_311243539454.html