Panchine “anti-barboni” nei giardini pubblici
26 gennaio 2010 Elena Romanato
Esperimento riuscito in via Collodi. La Caritas: siamo allibiti
Col bracciolo centrale, è impossibile sdraiarsi
«Possono chiamarle come vogliono. Panchine anti-barboni o anti-bivacco, ma qui hanno funzionato. Perché il Comune non le mette anche nelle altre zone scelte come bivacco dai barboni?». Il pensiero di una commerciante del quartiere di Santa Rita, che chiede l’anonimato, riassume quello di molti abitanti della zona. I giardini di via Collodi erano diventati sede di bivacco per molti sbandati o persone senza fissa dimora che avevano scelto le panchine come casa e utilizzando lo spazio verde circostante come servizi igienici a cielo aperto. Con l’installazione di un modello con un bracciolo a metà seduta, che impedisce di coricarsi, il problema è stato risolto. Le chiamano panchine anti-barboni, anti bivacco per i politically correct, e sono quelle tanto pubblicizzate dal sindaco leghista di Verona Flavio Tosi che le ha piazzate negli spazi pubblici della città scaligera (mentre a Treviso il leghista, Gentilini aveva addirittura fatte togliere le panchine ) e bocciate dal sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Nel quartiere savonese gli abitanti sono soddisfatti della scelta, suggerita dalla Circoscrizione, e lanciano una provocazione: mettiamole in tutta la città.
«Abbiamo scelto quel modello dopo le lamentele dei residenti per i clochard che bivaccavano ai giardini; le vecchie panchine erano usate come letto dai senza dimora. Una vigilessa aveva visto il modello con il bracciolo in mezzo da qualche parte e ce ne ha parlato – dice il presidente della terza Circoscrizione Bruno Larice – Abbiamo chiesto al Comune che nei giardini si mettesse quel tipo di arredo urbano e l’Ata ha contattato il fornitore. Ma lo spirito non è quello adottato a Verona. Non c’è nessuna crociata contro i barboni. In quei giardini c’erano problemi di vivibilità e igiene».
«Alcuni cittadini consigliano di metterle anche negli altri parchi cittadini ? Forse può essere un’idea – interviene Fulvio Parodi, consigliere della Terza Circoscrizione – A nessuno è vitato di sedersi sulle panchine, solo di dormirci e non c’è dietro nessuna forma di razzismo o intolleranza. E’ indiscutibile che queste persone vadano aiutate e il Comune sta lavorando in questo senso».
Produttrice delle panchine “anti- barboni”, costate circa 700 euro l’una, è la Pircher di Dobbiaco, in provincia di Bolzano. «È un modello che non abbiamo a catalogo – dice l’azienda - e il bracciolo a metà seduta è stato richiesto dal cliente».
A Santa Rita si trova la mensa della Caritas e tra i più perplessi per le panchine “anti barboni” c’è proprio Don Alfonso Macchioli, direttore della Caritas savonese.
«La cosa mi lascia allibito - spiega don Macchioli - capisco che ci sia un problema per i savonesi che vedono queste persone magari sporche e con i loro stracci che dormono sulle panchine nei parchi cittadini , ma la soluzione non è questa. I problemi di queste persone vanno affrontati in modo più radicale. Il Comune, comunque, sta lavorando bene nel dare valide risposte a chi si trova in difficoltà. Purtroppo non ci sono spazi d’accoglienza sufficienti per i senza fissa dimora e le panchine dei giardini rimangono spesso l’unico rifugio».
Secoloxix - Savona
http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/savona/2010/01/26/AMS590JD-panchine_giardini_pubblici.shtml?hl
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giovedì 28 gennaio 2010
domenica 17 maggio 2009
Elemosina? Un “diritto”, ma lontano dalle banche
16 maggio 2009 - Secolo xix
Era stata annunciata dopo una serie di iniziative di controllo del territorio e di dissuasione, seguite alle lamentele di molti savonesi infastiditi dalla presenza in centro, soprattutto al lunedì giorno dell’affollatissimo mercato settimanale, di mendicati. Molesti secondo le lamentele, troppo insistenti per altri. Indecorosi per altri ancora perchè sdraiati per terra, con cani, per la sporcizia. Con una presenza ritenuta molesta o percepita dagli anziani o dalle donne sole, come una sorta di pericolo nelle vicinanze delle casse automatiche dei parcheggi, dei bancomat. L’ordinanza però vieta anche la richiesta di elemosina vicino alle banche.
Federico Berruti sindaco di Savona (archivio il secoloxix)Come ne è uscito il Comune di Savona?Con una ordinanza un po’ cerchiobottista destinata a suscitare opinioni discordi sulla scelta del sindaco di centrosinistra che limita infatti la possibilità di chiedere l’elemosina in città.
Il sindaco Berruti riconosciuto «il diritto dei più deboli di chiedere aiuto nelle strade e nelle piazze della citta», sottolinea che questo diritto «non possa trasformarsi in un obbligo o in un condizionamento per gli altri cittadini».
«Ritengo - afferma Berruti a commento della sua ordinanza- che in una città solidale le persone in difficoltà possano chiedere un aiuto ai cittadini, e che ciò possa avvenire in modo spontaneo negli spazi pubblicì».
Un po’ curiosamente però, prima dei divieti, l’ordinanza cita l’elemosina che «in sé come atto di donazione, sia sul pianoeconomico, sia su quello della solidareità sociale, non può e non deve essere vietata, posto che essa è una forma di redistribuzione della ricchezza e costituisce una risposta della società, ancornché insufficiente, posta innanzi al fenomeno della povertà. Ma non può e non deve scaturire in fenomeni molesti o violenti nei confronti dei consociati».
Aggiunge Berruti: «Non vi è offesa della morale e della tranquillita’ pubblica quandol’elemosinante versi in una situazione di bisogno, risolvendosi la mendicità in una legittima richiesta di umana solidarietà, volta a far leva sul sentimento della carità, purché ciò non avvenga in modo molesto o vessatorio, atto ad offendere la publica decenza».
«L’elemosina è tale - osserva il sindaco di Savona - se chi la concede si sente libero nella propria scelta e sicuro che un rifiuto non lo esponga a dei rischi o a delle ritorsioni. Ritengo che in alcune situazioni, indipendentemente dalla volontà di coloro che chiedono l’elemosina, i cittadini - in particolare le donne e gli anziani - si sentano insicuri e quasi costretti a concederla. I luoghi e i contesti cui è riferita l’ordinanza devono essere protetti da comportamenti che indirettamente li espongano a forme di violenza o di vessazione. Queste situazioni devono essere evitate, ed è nostro dovere impedire che i cittadini savonesi percepiscano di essere esposti ad obblighi o a rischi».
L’ordinanza dopo una sorta di sintetica analisi sociologica dello “stato di bisogno” e di come non deve essere manifestato o sollecitato verso il prossimo, fa divieto di “stazionamento, rivolto all’accattonaggio, presso o nelle adiacenze dei seguenti luoghi: aree a parcometro, casse automatiche diriscossione ticket, bancomat e postamat, istituti di credito, banche e uffici postali”. Praticamente in ogni zona del centro savonese che è uno dei più ricchi di filiali bancarie. E nelle piazze del Popolo, Saffi, in via Torino, nelle adiacenze della fortezza del Priamar dove si trovano i parcheggi a pagamento.
Per chi non rispetta l’ordinanza sono previste multe da 25 a 500 euro.
16 maggio 2009 - Secolo xix
Era stata annunciata dopo una serie di iniziative di controllo del territorio e di dissuasione, seguite alle lamentele di molti savonesi infastiditi dalla presenza in centro, soprattutto al lunedì giorno dell’affollatissimo mercato settimanale, di mendicati. Molesti secondo le lamentele, troppo insistenti per altri. Indecorosi per altri ancora perchè sdraiati per terra, con cani, per la sporcizia. Con una presenza ritenuta molesta o percepita dagli anziani o dalle donne sole, come una sorta di pericolo nelle vicinanze delle casse automatiche dei parcheggi, dei bancomat. L’ordinanza però vieta anche la richiesta di elemosina vicino alle banche.
Federico Berruti sindaco di Savona (archivio il secoloxix)Come ne è uscito il Comune di Savona?Con una ordinanza un po’ cerchiobottista destinata a suscitare opinioni discordi sulla scelta del sindaco di centrosinistra che limita infatti la possibilità di chiedere l’elemosina in città.
Il sindaco Berruti riconosciuto «il diritto dei più deboli di chiedere aiuto nelle strade e nelle piazze della citta», sottolinea che questo diritto «non possa trasformarsi in un obbligo o in un condizionamento per gli altri cittadini».
«Ritengo - afferma Berruti a commento della sua ordinanza- che in una città solidale le persone in difficoltà possano chiedere un aiuto ai cittadini, e che ciò possa avvenire in modo spontaneo negli spazi pubblicì».
Un po’ curiosamente però, prima dei divieti, l’ordinanza cita l’elemosina che «in sé come atto di donazione, sia sul pianoeconomico, sia su quello della solidareità sociale, non può e non deve essere vietata, posto che essa è una forma di redistribuzione della ricchezza e costituisce una risposta della società, ancornché insufficiente, posta innanzi al fenomeno della povertà. Ma non può e non deve scaturire in fenomeni molesti o violenti nei confronti dei consociati».
Aggiunge Berruti: «Non vi è offesa della morale e della tranquillita’ pubblica quandol’elemosinante versi in una situazione di bisogno, risolvendosi la mendicità in una legittima richiesta di umana solidarietà, volta a far leva sul sentimento della carità, purché ciò non avvenga in modo molesto o vessatorio, atto ad offendere la publica decenza».
«L’elemosina è tale - osserva il sindaco di Savona - se chi la concede si sente libero nella propria scelta e sicuro che un rifiuto non lo esponga a dei rischi o a delle ritorsioni. Ritengo che in alcune situazioni, indipendentemente dalla volontà di coloro che chiedono l’elemosina, i cittadini - in particolare le donne e gli anziani - si sentano insicuri e quasi costretti a concederla. I luoghi e i contesti cui è riferita l’ordinanza devono essere protetti da comportamenti che indirettamente li espongano a forme di violenza o di vessazione. Queste situazioni devono essere evitate, ed è nostro dovere impedire che i cittadini savonesi percepiscano di essere esposti ad obblighi o a rischi».
L’ordinanza dopo una sorta di sintetica analisi sociologica dello “stato di bisogno” e di come non deve essere manifestato o sollecitato verso il prossimo, fa divieto di “stazionamento, rivolto all’accattonaggio, presso o nelle adiacenze dei seguenti luoghi: aree a parcometro, casse automatiche diriscossione ticket, bancomat e postamat, istituti di credito, banche e uffici postali”. Praticamente in ogni zona del centro savonese che è uno dei più ricchi di filiali bancarie. E nelle piazze del Popolo, Saffi, in via Torino, nelle adiacenze della fortezza del Priamar dove si trovano i parcheggi a pagamento.
Per chi non rispetta l’ordinanza sono previste multe da 25 a 500 euro.
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