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domenica 23 maggio 2010

Il Libro di Stefano!!

Sono Stefano Bruccoleri, ho vissuto diversi anni in strada e di quella esprienza ne ho fatto un libro dal titolo :

"Via della casa comunale n°1"

Ve lo lascio in allegato nella speranza che vogliate diffonderlo.

Stefano Bruccoleri

www.analkoliker.splinder.com
www.senzafissadimoradisuccesso.com

Su Skipe: analkoliker

A chi lo volesse leggere www.barbonionline.com lo invierà per posta elettronica!!

sabato 15 agosto 2009

Consiglio letterario!



Salvatore Scalisi


L'uomo dei piccioni


"Il mondo dei clochard in una dimensione incantata e poetica." Ecco un modo possibile di definire il lavoro dell’autore. L’ottica con cui Salvatore Scalisi guarda i senza tetto e gli emarginati è benevola; egli è del tutto schierato dalla loro parte; è abilissimo a mettere in rilievo i loro sentimenti, le loro gioie, i loro dolori rassegnati. La vita di questi particolarissimi esseri umani, nel racconto, si svolge in una realtà ovattata; scorre cioè, in una dimensione sovrapposta alla realtà "normale" che resta in sottofondo. Allora l’una e l’altra realtà diventano due rette parallele che scorrono lontane all’infinito e non si incontrano mai, o quasi e, se si incontrano, è solo per scontrarsi, per evidenziare l’abisso senza fine che separa i due mondi. Tutto questo accade sullo scorrere di paesaggi tratteggiati a tinte sobrie e delicate come acquarelli. Bellissimi e pieni di grande fascino, le descrizioni degli interni ora spogli e tristi, ora luminosi e festosi.

Prof. Maria Carmela Benfatto


sabato 20 dicembre 2008

Consiglio Letterario!

Maigret e il barbone.

Di solito non si ammazzano i poveracci, Maigret lo sa. Eppure qualcuno ha massacrato di botte e poi scaraventato nella Senna un inoffensivo barbone che viveva sotto un’arcata del pont Marie. Per fortuna un battello fiammingo diretto a Rouen con un carico di ardesia era ormeggiato lungo il quai des Célestins, e l’imponente Jef van Houtte l’ha coraggiosamente ripescato, salvandogli la pelle.

Certo, François Keller detto il “dottore” è uno strano barbone, l’eccezione che conferma la regola, insomma. La padrona del Petit Turin, il bistrot dove andava a rifornirsi di vino, sostiene che l’ha miracolosamente guarita. Ma c’è di più: ha una moglie che vive addirittura sull’Île Saint-Louis e frequenta l’alta società, e una figlia, Jacqueline, che ha sposato un Rousselet, quelli dei prodotti farmaceutici. Cosa può averlo mai spinto ad abbandonare dall’oggi al domani la famiglia e una professione che amava, lasciandosi dietro solo una lettera? È nel suo oscuro passato che va cercata la chiave del tentato omicidio?

Dai tempi del cavallante della Providence Maigret non si trovava di fronte a un così perturbante passage de la ligne, e questo caso lo appassiona come non mai. Nel suo letto d’ospedale, Keller lo scruta senza dire una parola. Eppure il commissario ha l’impressione di capirlo: appartiene alla gente perbene, ama l’ordine e il decoro, ma conosce l’altra faccia del mondo, gli emarginati, gli scarti, i nemici della società. E, incredibilmente, ne comprende il linguaggio segreto.

venerdì 14 novembre 2008

Consiglio Letterario!

Libri. Presentata a Palazzo Marino “Lenzuola di cartone”, l’autobiografia di Angelo, il clochard di piazza Cadorna



Mariolina Moioli - Famiglia Scuola e Politiche Sociali





È stata presentata questa mattina a Palazzo Marino l’autobiografia di Angelo Starinieri “Lenzuola di cartone”, dell’editore ExCogita, che ha ottenuto il patrocinio dell’Assessorato alla Famiglia, Scuola e Politiche sociali del Comune.

“Con questo libro voglio lanciare un appello a tutti: regalate un sorriso!” Così ha esordito Angelo Starinieri presentando il suo libro. E ha aggiunto: “Vivendo in piazza Cadorna, mi è capitato spesso di vedere persone tristi, che non sono capaci di iniziare la giornata con un sorriso. Non abbiate paura di incontrare un clochard e regalargli un sorriso”.

Angelo Starinieri è nato a Pescara nel 1938. È stato dirigente di diverse aziende di livello internazionale. Nel 1988 ha creato il “Premiodonna”, riconoscimento rivolto a donne impegnate nel mondo dell’arte. Poi un brutto “scivolone” lo ha portato al culmine del suo dramma di uomo, di padre, di marito, di manager.

Si è trasferito a Milano dove ha iniziato a frequentare il piazzale antistante la stazione Cadorna; lì ha conosciuto quelli che sono diventati i suoi “ragazzi” e ha iniziato a lavorare per loro, organizzando manifestazioni benefiche.

“Il percorso avviato con Angelo, e tramite lui con i suoi ‘ragazzi’, è iniziato circa un anno fa ed è segnato da una serie di iniziative che hanno come filo rosso la cultura, strumento di costruzione di identità e di rapporto con la città”, ha commentato l’assessore alle Politiche sociali Mariolina Moioli che da sempre sostiene le iniziative del gruppo di clochard di Cadorna. “Quello che si è instaurato con Angelo – ha concluso l’assessore – è un rapporto che non è mai stato di tipo assistenziale, ma di vera e propria collaborazione e questo è stato il valore aggiunto che ha trasformato una criticità in una risorsa”.

Una parte del ricavato della vendita del libro sarà devoluta a favore dei “ragazzi” di piazza Cadorna.

venerdì 24 ottobre 2008

"L 'Etica" di Spinoza

Tratto da "l' Etica" di Spinoza

il problema della disparità di ricchezze.
Secondo Spinoza non può essere risolto dalla beneficenza privata: «supera di gran lunga le forze e l’utilità dell’uomo privato portare aiuto a ogni bisognoso. Le ricchezze dell’uomo privato, infatti, sono di gran lunga impari a soddisfare tale bisogno. La capacità, inoltre, di un solo uomo è più limitata di quanto occorra
per riunire a sé tutti con l’amicizia, per cui aver cura dei poveri è compito di tutta la società, e riguarda soltanto la comune utilità» (E 4 app cap17). La soluzione al problema della povertà non è più nella carità medievale dei privati o delle istituzioni ecclesiastiche, perché è un problema di rilevanza comune, dal momento che intacca la reciprocità degli affetti sociali e deve essere risolto a livello comune.

D'accordo ma qualcuno nel suo piccolo deve pure iniziare.........

lunedì 13 ottobre 2008

Consiglio Letterario!


Un uomo che chiamano clochard


di Michel e Colette Collard Gambiez

Edizioni Lavoro / Esperienze / Macondo libri, pagine 381

Un ex frate francescano e un' infermiera, Michel e Colette Collard - Gambiez, raccontano in un libro la loro esperienza tra i "barboni" Clochard, se questa e' una vita romantica.

Piu' giovani e soli: cosi' e' cambiata la condizione dei senzacasa. Tra miseria e violenza Sono morti piu' di una dozzina di clochard a ridosso del Natale, soprattutto a Roma, sulle panchine, sui cartoni stesi nelle nicchie delle case, su mucchi di stracci agli angoli delle piazze, tra le lamiere di roulottes a pezzi. Per il gelo, per antiche privazioni. Sullo sfondo dei luccichii del Giubileo quelle morti sembrano ancora piu' amare. Nessuno, gia' adesso, ricorda Ben Chaar Zouhaier, Mario il pirata, Taddeus Sabala, Giampaolo, Anna, Heidi, nomi di un mondo alla ventura. L' indifferenza sociale nei loro confronti, spesso l' ostilita' , sono quasi sovrane, anche se non sono poche le persone - associazioni, Comuni, gruppi religiosi e laici - che si prodigano per trovare un rifugio e una mensa per i poveri senza casa e senza pane. Azione non facile perche' chi ha gettato via la propria vita rifiuta spesso un aiuto costante e qualsiasi regola. Chi sono. C' e' chi li chiama anche zanard, giovani di periferia allo sbando, o anche routard, uomini di strada che vivono di espedienti. Qui da noi, in troppi, li chiamano barboni. Anche Carlo Emilio Gadda, piu' anarco - espressionista che pietoso, nell' Adalgisa li definisce cosi' : "Vagabondi (argentino: atorrantes; milanese gergale: barboni) che, toltasi la giacca o una maglia, o peggio, vi passano in rassegna i pidocchi". + un mondo segreto, quello dei clochard, che si porta addosso un gran numero di pregiudizi, di leggende, di luoghi comuni. Michel e Colette Collard - Gambiez hanno vissuto per anni in Francia e in Belgio con questi dannati e dalla loro lunga esperienza hanno tratto un libro di testimonianza: Un uomo che chiamano clochard, diario di comunanza cristiana, specchio di vita quotidiana, pegno di affetto. Piu' che un' opera con velleita' letterarie e' un manufatto bollente che rivela dal vero l' esistenza di questi uomini e di queste donne. Non certo sinonimo di liberta' , che e' artificiale, non reale. L' idea del clochard felice e' un paradosso privo di significato: i suoi giorni fatti di durezza, di aggressivita' , di cattiveria, di solitudine. Il bisogno costante di affettivita' resta inespresso, rivelato soltanto qualche volta da un piccolo gesto, uno sguardo, un sorriso. Michel Collard, che ora ha 52 anni, comincio' a vivere da uguale con i clochard nel 1983. Frate francescano, si muoveva nel mondo della grande miseria nella scia del Santo del Cantico delle creature. Poi lascio' l' ordine e nel 1992 si sposo' con Colette Gambiez, un' infermiera piu' giovane di dieci anni che condivise la sua vita vagabonda, a Parigi, a Bruxelles, a Rouen, a Liegi, ad Amiens. Non sono pochi, nella storia del mondo, quelli che hanno voluto provare per conoscere, passare dall' altra parte, identificarsi. Simone Weil, per esempio, l' intellettuale, filosofa e politica, che visse la vita di lavoro manuale alle officine Renault e la rappresento' nel suo diario La condizione operaia. Duro' otto mesi quella sua dura esperienza. Michel e Colette continuano da anni, e sono diventati ambasciatori, quasi, di quell' umanita' sradicata battendosi con pazienza e con coraggio per migliorare fin dove e' possibile la vita dei loro amici di strada, impiantando comunita' , parlando e trattando con gli uomini della societa' civile e politica. Dormono anche loro sui cartoni, vanno a cercare i rimasugli di cibo nei bidoni della spazzatura vicino ai ristoranti, vivono la stessa vita dei loro compagni d' avventura negli squat, le case abbandonate o occupate, e nelle bidonville. Negli ultimi due decenni i clochard sono mutati. Non piu' , soltanto, i vecchi mendicanti dell' iconografia: sulle strade sono arrivati moltissimi giovani, drogati, alcolisti, senza lavoro da sempre e senza speranza. Quell' universo e' diventato forse piu' aspro anche perche' le sperequazioni tra ricchi e poveri nella felice Europa si sono fatte piu' profonde. Il libro di Michel e Colette e' un abecedario della miseria. Non esiste solidarieta' tra i poveri: e' soltanto un' idea romantica dei ricchi. La giornata e la notte del clochard e' fatta di appuntamenti, quasi ossessivi, legati alla ricerca del mangiare e del dormire. La stazione, il ricovero, il portone, il garage, la cantina sono gli appigli fissi, spesso i miraggi. La provvisorieta' e' un elemento essenziale della vita dei senzacasa, come la noia infinita. Il chiedere l' elemosina non e' un gesto automatico: per alcuni e' come un lavoro, per tanti e' motivo di vergogna, c' e' chi si droga per trovare il coraggio di stendere la mano. Il mondo esterno, nemico e amico, e' il poliziotto, il ferroviere, il vigile, la guardia notturna, il prete, la suora. La violenza, il disprezzo del prossimo sono dati per scontati. Lo stupore e' maggiore di fronte alla gentilezza che alla bonta' . Il desiderio conscio o inconscio e' di venir trattati da uomini. La psicologia del povero applicata ai suoi bisogni e' elementare e insieme complessa. I posti di accoglienza sono spesso gelidamente efficienti: il cuore deve contare come lo stomaco, altrimeni la disumanizzazione prevale. Scrivono Michel e Colette: "Questo libro vuole essere un invito a uscire da se' , dal proprio universo, per avere il coraggio di vivere un incontro con la persona abbandonata e rompere cosi' il cerchio in cui sono rinchiusi i poveri. Un invito a usare riverenza nei loro confronti, e dar prova di generosita' , di bellezza e di bonta' invece che di sospetto, d' inquisizione, di calcolo".