lunedì 17 ottobre 2011

Notte dei senza dimora!!

S.O.S. Coperte


Per la Notte, lunedì 17 ottobre, a Roma sono previste temperature piuttosto rigide.
Chiediamo a tutti voi di portare in piazza dell’Immacolata delle coperte o dei sacchi a pelo da donare agli amici senza dimora che si fermeranno a dormire con noi.
Il punto di raccolta sarà lunedì 17 ottobre, dalle 18 in poi, in fondo alla piazza principale del quartiere San Lorenzo.

fonte : http://www.lanottedeisenzadimora.it/

Questa notte !!

“Manca il dialogo con le istituzioni”: Roma si prepara alla ''notte''

Lunedì 17 a Roma cittadini, operatori e senza dimora dormono in strada. Ma gli organizzatori se la prendono con il Campidoglio: “I servizi aumentano ma non c’è alcuna collaborazione”. E l’invito al vicesindaco Belviso per ora non ha avuto risposta

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City Angels, mercoledì pranzo con i senzatetto

Questo autunno all’emergenza freddo, che colpisce i senza fissa dimora, si aggiunge l’emergenza povertà: una massa crescente di disoccupati rischia concretamente di finire per strada a ingrossare le fila dei clochard.
“In 17 anni di attività umanitaria non abbiamo mai visto una situazione tanto difficile, in cui tante persone si sono rivolte a noi per aiuto – dice Mario Furlan, fondatore dei City Angels. – Aumentano i clochard, ma l’aspetto più inquietante è l’incremento degli insospettabili, persone che si presentano bene e che non diresti affatto si trovino in situazioni drammatiche, che ci chiedono cibo, vestiti e addirittura coperte e sacchi a pelo per scaldarsi nel letto. Per queste persone una spesa anche di pochi euro può essere proibitiva. Per questo ringrazio i Fratelli La Bufala che ogni mese ci fanno avere 50 buoni pasto da 10 euro per altrettante persone che faticano a fare la spesa”.

Mercoledì i City Angels organizzano, grazie ai Fratelli La Bufala, un pranzo per 200 senzatetto. Per la prima volta le richieste sono state oltre il doppio, e i volontari si sono trovati purtroppo costretti a rigettarne molte. Inoltre per la prima volta ha chiesto di partecipare al pranzo anche un certo numero  di questi insospettabili. Alcuni di loro parleranno della loro drammatica situazione, della loro frustrazione e delle loro speranze, e di cosa significhi vivere ogni giorno con l’incubo di finire l’indomani sotto un ponte.
Furlan illustrerà i cambiamenti economici, sociali e psicologici che stanno avvenendo nelle fasce deboli della società, anticipando alcune probabili conseguenze che colpiranno tutta la popolazione. Tra cui un aumento della microcriminalità e della conflittualità sociale.

Il pranzo con i senzatetto si svolgerà mercoledì 19 ottobre alle 12 presso il nuovo ristorante dei Fratelli La Bufala in via Cimarosa 13 (zona Corso Vercelli). Il ristorante verrà inaugurato proprio dai clochard, ospiti di riguardo del locale, che verranno accolti dal fondatore della catena di ristoranti, Gepy Marotta.

I senzatetto verranno serviti a tavola da personaggi delle Istituzioni, rigorosamente bipartisan, che si caleranno nell’inedita veste di camerieri: i consiglieri comunali Mattia Calise (già candidato sindaco dei grillini), Roberto Biscardini e Carlo Monguzzi (Pd), Giulio Gallera (Pdl), Raffaele Grassi (Idv), Mirko Mazzali (Sel), Mariolina Moioli (già assessore ai Servizi Sociali nella giunta Moratti); il presidente del consiglio provinciale Bruno Dapei (Pdl) e l’assessore provinciale alla sicurezza Stefano Bolognini (Lega Nord); l’assessore regionale al cinema e allo spettacolo Massimo Zanello (Lega Nord) e il consigliere regionale Carlo Borghetti (Pd).  Mons. Franco Buzzi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana, sarà anche lui cameriere e benedirà l’iniziativa. Per portare un po’ di serenità ai senzatetto ci saranno la musica di Salvatore Ranieri, detto Il cantante della solidarietà, e i trucchi del Mago Hermy.

fonte:  http://affaritaliani.libero.it/milano/city-angels-pranzo-senzatetto171011.html

Il look è importante !

Milano, 2 ottobre 2011 -  Dal 1994 a Milano i City Angels si occupano dei senzatetto: distribuiscono quotidianamente cibo e dal 2007 li ospitano nella loro casa famiglia, Casa Silvana. Inoltre, da lunedì prossimo offriranno loro anche il servizio di parrucchiere. Ovviamente gratis.
La singolare iniziativa nasce dalla collaborazione tra i City Angels e Benesserecapelli, una catena di centri per il benessere dei capelli diffusa in Lombardia e Veneto e presieduto da Fabrizio Labanti. Il primo lunedì di ogni mese una cinquantina di senzatetto - ma si prevede di aumentare il numero nel tempo - potranno recarsi nella sede dei City Angels in Galleria Tonale per avere i capelli tagliati e tenuti in ordine. Se l’iniziativa avrà successo a Milano si prevede di estenderla in altre città dove i City Angels e Benesserecapelli sono presenti, a cominciare da Brescia.
I senzatetto vengono selezionati dai City Angels. “Scegliamo innanzitutto quelli che stanno cercando lavoro, per i quali una buona immagine è fondamentale - ha spiegato Mario Furlan, fondatore dei City Angels e docente universitario di Motivazione e crescita personale. - Sappiamo quanto la prima impressione sia importante. Per questo non vogliamo limitarci a dare vestiti e scarpe ai clochard, ma anche un buon taglio dei capelli. Qualcosa che li faccia apparire meglio agli occhi degli altri, e che possa anche servire ad accrescere la loro autostima”.
Il primo taglio dei capelli avrà luogo domani, lunedì 3 ottobre alle ore 14 nella  sede dei City Angels in Galleria Tonale, il tunnel che passa sotto la Stazione Centrale. Saranno presenti Mario Furlan, Fabrizio Labanti e lo staff di Benesserecapelli. I clochard entreranno nella sede con i capelli arruffati, ne usciranno ordinati e profumati.

fonte: http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2011/10/02/592751-cambio_look_clochard.shtml

giovedì 8 settembre 2011

Alcune domande all’artista Federico Sguazzi il clochard


Alcune domande all’artista Federico Sguazzi il clochardFederico è un ‘artista che mette l’anima nella sue creazioni. Abbiamo visto cosa riesce a fare con del filo spinato. La curiosità di saperne di più non poteva mancare e gli abbiamo chiesto per una volta di raccontarsi a parole .



Federico quale è il tuo rapporto con l’arte, per un lungo periodo della tua vita non sei stato un artista a tempo pieno, ma fin da piccolo ne sentivi il richiamo?



Fin da piccolo disegnavo in un modo non pertinente alla mia età, infatti quando facevo vedere ai parenti o amici dei miei disegni, non credevano mai che li avessi fatti io. E questo a partire da subito, da quando son nato. Per crederci, dovevano vedermi all’opera.



Ho trovato questi giorni il mio primo quadro ad olio. Risale al tempo delle scuole elementari. La sera avevano istituito un “centro di lettura”, dove si poteva leggere e dipingere. C’era un pittore del paese, Suvereto in provincia di Livorno dove ancora vivo, che era il nostro maestro di pittura e ci consigliava sui colori e su come dipingere. Il mio primo quadro fu una Madonna di Raffaello, avevo dieci anni e volevo riprodurre anche improvvisando le antiche tecniche. L’insegnante, mi disse che non andava bene fare una cosa così impegnativa come primo quadro, a me invece sembrava normale. Alla fine ci volle mettere le mani, perché il lavoro logicamente andava a rilento, e lui, essendo un post-macchiaiolo, me lo snaturò, in buona fede certo ma non era più il mio quadro. Smisi subito e non ho più dipinto ad olio, e non ho più riprovato a fare qualcosa.



Un discorso talmente chiuso che una volta adulto sei andato a lavorare in banca. Come vivevi l’arte quando eri un impiegato? Era una compagna di giochi, un magnifico hobby, una valvola di sfogo?



Una volta impiegato di banca disegnavo solo vignette satiriche, le attaccavo in bacheca e quando mancavo, al mio ritorno, non le trovavo più. La mia creatività nell’ambiente di lavoro veniva fuori dai miei scherzi, le mia battute, la mia goliardia soprattutto con la clientela. Ero diventato, mio malgrado, un personaggio sopra le righe anche lì e senza l’Arte, alla quale, tranne le poche vignette, non pensavo minimamente. L’Arte per me era un discorso chiuso, ma non è mai stata un hobby, neanche in quel breve periodo in cui si è intersecata con la banca, ma una necessità, dalla quale non potevo esimermi.

In quel periodo però grazie ad amico di famiglia , ho cominciato a imparare qualcosa di falegnameria. Ho cominciato allora a mettere insieme i legni di mare, a incollare, a inchiodare e creare animaletti. Poco dopo sono passato agli orologi, compravo il meccanismo da tre soldi, e gli costruivo tutto intorno il resto. Abbiamo cominciato a fare alcuni mobiletti per arredare la casa con le tavole di mare, e qui siamo negli anni 2002-2003, e tutto è nato per caso, forse dall’idea di arredare la casa.



Come ha influito nel tuo percorso la malattia?



Ho cominciato nel 2005, in quell’anno il primo quadro è venuto da sé. Era terrificante, di una tristezza infinita, e da lì sono stato costretto a fare quadri. Ma non l’ho scelto io, è avvenuto e basta, come fosse una chiamata. Poco dopo nel novembre del 2006 mi è stato scoperto il cancro, e in banca non ci son più tornato. Il mio stile, non è legato al tumore, e questo vorrei sottolinearlo. Le opere inquietanti son nate prima, fanno parte dell’inquietudine dell’uomo moderno. Punto e basta! Direi che la malattia forse ha accentuato talvolta questo aspetto, ma non è mai stata dominante.



Quale è il messaggio principale che vuoi trasmettere con le tue opere?



Quello che mi propongo è aiutare me stesso e gli altri a trascendere e superare i problemi, ma quando io lavoro di razionale non vi è più nulla. Sono come in una sorta di trance semi lucida, le mani vanno da sole, mi muovo senza volerlo, prendo i colori e li sparo sulla tela, ci butto la terra, la cenere, la colla, ma senza rendermene conto alla fine non mi ricordo nemmeno cosa ho fatto, quali sono i passaggi che mi hanno portato a quel risultato. Quindi, se volessi riottenere qualcosa di simile, e se soprattutto mi fosse permesso, dovrei fare prima uno sforzo di memoria per capire cosa ho usato prima e cosa dopo, come ho mescolato le cose, e così via. Ma serve a poco, perché quando sento il richiamo, devo andare e quello che farò, chissà chi lo sa. Anche se io ho un’idea, ad esempio, fare una rosa, novantanove volte su cento faccio tutt’altra cosa. La rosa credo sia l’unica cosa che ho pensato, voluto e son riuscito a realizzare.



Cosa provi mentre crei?

Assemblare i legni di mare, cosa che non faccio più, mi rilassava, perché la natura è meravigliosa e i suoi pezzi sono dei capolavori di armonia che chiunque può percepire. Lavorare ad un quadro, è per me tutt’altra cosa, non mi rilassa affatto, anzi mi eccita, mi sfibra, mi sfinisce, mi fa entrare in una sorta di trance.

Se lavorando i legni di mare osservavo la bellezza della natura, e ne gioivo, con i quadri esploro il genere umano e le sue forze e cambia tutto, richiede una forza incredibile. Io lavoro in modo frenetico, maniacale, velocissimo, è come se mi trasformassi ed entrassi in contatto con queste forze, che ti danno si, ma ti levano anche tanto. Alla fine, i miei lavori durano al massimo mezz’ora, mi lasciano fradicio di sudore, e stanchissimo, guardo cosa è venuto fuori, e la prima cosa che mi viene in mente è: ma chi l’ha fatto? E il problema rimane.


Roselli Valentina
 
fonte: http://puntodidomanda.altervista.org/alcune-domand-all%E2%80%99artista-federico-sguazzi-il-clochart/