martedì 9 febbraio 2010

Nessuno è immune....

SENZA TETTO SI RIFUGIANO DAL GELO IN OSPEDALE

E' allarme povertà a Treviso, aumentano segnalazioni alla Polizia


Il gelo di questi giorni sta costringendo numerosi senzatetto a trovare rifugi di fortuna: presso l'ospedale Cà Foncello sono stati ben tre i clochard, segnalati e obbligati a lasciare i locali del nosocomio. Un 25enne, originario del Bangladesh ed un 40enne tunisino, entrambi regolari sono stati trovati dal personale nella sala d'aspetto del reparto di oncologia, il primo addirittura coricato su una lettiga. Un 43enne trevigiano invece aveva trovato riparo all'interno dei bagni del day hospital, riuscendo ad entrare presso il reparto passando per il pronto soccorso. Negli ultimi giorni, casi e segnalazioni di questi fatti si sono moltiplicati: l'impossibilità di poter utilizzare la stazione ferroviaria come dormitorio, come avviene in altri capoluogi del Veneto, e la quasi totale assenza di strutture di soccorso per i barboni, soprattutto in questo periodo dell'anno, allarma sempre di più. A decine gli interventi della squadra volante della Questura per i senzatetto che trovano rifugio un po' ovunque, panchine, marciapiedi ma molti sono anche i casi di piccoli furti nei supermarket. Segnali questi di un'indigenza nascosta, poco appariscente ma in costante ascesa anche nell'opulenta Treviso che si trova a fare i conti con una sempre più diffusa povertà e miseria.

http://www.radiovenetouno.it/leggi_notizia.asp?Notizia=8863

Pure una guida!!!

Iniziativa della comunità di Sant'Egidio con la regione

Mangiare, dormire, lavarsi:
arriva la guida per i clochard

Mense e centri d'accoglienza. Ma sulla mappa
spunta anche l'insegna dell'Holiday Inn

La copertina della guida
La copertina della guida

NAPOLI - Dove lavarsi, vestirsi, curarsi e mangiare un pasto caldo. In una parola: «Napoli dove», titolo della preziosa guida per i senza fissa dimora sfornata dalla comunità di Sant'Egidio con il sostegno dell'assessorato regionale alle Politiche sociali. Il formato ricorda quello delle guide del by night, compatto, tascabile. Quindi pratico e di facile consultazione. Libretto che è stato ribattezzato la «Michelin dei poveri». Vi sono segnalati i centri di prima accoglienza e in generale i siti dove è possibile sfamarsi gratuitamente a Napoli e in Campania. Con indirizzo, orari, numero di telefono e mezzi pubblici da prendere. In più, la tipologia di «offerta»: colazione, pranzo, cena. Un tetto per non trascorrere la notte all'addiaccio è indicato invece nelle tre pagine in cui compaiono associazioni, centri e case famiglia. Così anche le sezioni «dove lavarsi» e «dove curarsi».

La mappa con la segnalazione dell'Holiday Inn
La mappa con la segnalazione dell'Holiday Inn

LA CARTINA - «Napoli dove» viene accompagnata da una mappa che fornisce una rapida visione d'insieme dei luoghi indicati sulla guida. Simboli, strade, mezzi pubblici. Con una curiosità: nella zona orientale, corrispondente ai grattacieli del Centro direzionale, spicca, sulla cartina, l'insegna dell'Holiday Inn, nota catena di hotel di lusso internazionale. Non solo: accanto figura anche il logo «dove lavarsi». Ma l'albergo non rientra nel novero dei presidi per homeless. «È stato inserito solo per dare un punto di riferimento nel quartiere» spiegano i promotori dell'iniziativa. Sicuro. Visto però che è l'unica struttura privata indicata col nome (e inconfondibile lettering dell'insegna) sulla mappa, qualche clochard potrebbe essere tratto in inganno, attirato dalla vistosa segnalazione.

DATI - Sono circa 1500 (ma è solo una stima) gli homeless napoletani, secondo i dati forniti alla stampa da Benedetta Ferone, curatrice del progetto. Il 90% sono uomini. Un tasso su cui riflettere è l'età: oltre il 60% dei senza fissa dimora ha tra i 19 e i 34 anni. Il 38% va dai 35 ai 55. Il 77%, infine, sono stranieri (in aumento il numero di rifugiati). La loro permanenza in strada è causata soprattutto dalla perdita del lavoro (43%) e della casa. Infine, un problema non da poco, rilevato dai tanti operatori sociali impegnati in strada, è la mancanza di acqua pubblica, leggi le fontanine dove dissetarsi, ricordo a Napoli di tempi lontani.

Alessandro Chetta
09 febbraio 2010

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/9-febbraio-2010/mangiare-dormire-lavarsiarriva-guida-clochard-1602430158729.shtml

martedì 2 febbraio 2010

Anche alla storia sono serviti!!!

Il barbone che beffò Hitler
02 febbraio 2010 | Paola Del Vecchio

SECOLO XIX - HOME > CULTURA

LA MATTINA del 30 aprile 1943 un pescatore portoghese scopriva un cadavere galleggiare al largo della spiaggia di Portil, a Huelva, in Andalusia. Aveva indosso l’uniforme degli ufficiali britannici, un giubbotto di salvataggio della Raf e, legata alla cintura, una elegante valigetta dal contenuto top secret. Josè Antonio Rey avvertì la polizia: una rogna per il magistrato della Marina, Mariano Pascual de Pobil, che ordinò la rimozione del corpo dell’ufficiale, vittima di un incidente aereo, e la custodia della valigetta con il suo prezioso contenuto: i piani segreti degli Alleati che l’ufficiale, identificato come il maggiore William Martin, avrebbe dovuto recapitare. Tre lettere, di cui la prima scritta dal vice capo dello Stato Maggiore al generale Harold Alexander a Tunisi, la seconda da Lord Mountbatten al comandante in capo della flotta nel Mediterraneo e l’ultima ancora di Mountbatten al generale Eisenhower.


Quando, dopo essere passate per Madrid, furono riconsegnate ai britannici, sembravano intonse, con i sigilli inviolati. Ma dall’interno erano scomparse le impercettibili ciglia poste come indizio, il segno inequivocabile che le lettere erano state aperte e l’esca lanciata. L’Operazione Mincemeat, “carne tritata”, ideata dall’intelligence britannica per ingannare Hitler, facendogli credere che lo sbarco alleato in Europa sarebbe avvenuto attraverso la Grecia e la Sardegna - e non in Sicilia, dove effettivamente scattò il 10 luglio del ’43 – era partita. I finti piani segreti degli alleati, filtrati dai solerti spioni della Spagna franchista, in principio neutrale ma asservita a Hitler, arrivarono alla destinazione prevista: Berlino.

La beffa all’Abwehr, lo spionaggio tedesco, è stata raccontata in tre libri, uno dei quali scritto da Ewen Montagu, l’ufficiale dell’intelligence navale inglese che con il collega Charles Cholmondeley la ideò, e nel film del 1956 “L’uomo che non è mai esistito”, tratto dal suo libro. Anche se, fino alla metà degli anni Novanta, ancora non si conosceva l’autentica identità dell’esca. La scoperta si deve a Roger Morgan, un funzionario londinese che ha trascorso 16 anni investigando negli archivi. All’inesistente maggiore della Marina William Martin era stata cucita addosso un’identità falsa, con tanto di sollecito bancario per uno scoperto di 80 sterline sul suo conto, la foto della promessa sposa Pam, con la fattura dell’anello di fidanzamento, e due lettere, inclusa quella del padre che rimproverava all’ufficiale le nozze in piena guerra, ritrovati sul cadavere.

In realtà il corpo era quello dello scozzese Glyndwr Michael, un homeless di 34 anni, malato di mente, che servì la sua patria dopo morto. Suicida con un’ingestione di veleno per topi, che gli aveva gonfiato i polmoni proprio come quelli di un annegato, rimase per tre mesi in una cella frigorifera, prima di essere vestito da ufficiale e scaricato dal sottomarino britannico Hms Seraph al largo di Huelva. Adesso il libro “Operation Mincemeat” (Bloomsbury, 416 pagine, 16.99 sterline, acquistabile su Internet da Amazon), dello scrittore e giornalista inglese Ben Macintyre, con cui il settimanale Cronica del quotidiano spagnolo El Mundo ha collaborato alle ricerche sulla rete di spionaggio spagnola, dimostra che le lettere inglesi furono aperte a Madrid da alti ufficiali dell’esercito franchista e non dalle spie tedesche. Huelva era stata scelta dallo spionaggio britannico non solo per la vicinanza al Portogallo e alla base di Gibilterra, ma perché vi operava una delle più celebri spie tedesche, Adolf Clauss, figlio del viceconsole che aveva una fitta rete di informatori nella città.

Il 1° maggio, il maggiore William Martin venne seppellito con gli onori miliari nel cimitero di Huelva. Sei giorni più tardi, le lettere arrivarono, sigillate, sul tavolo del ministro spagnolo della Marina, l’ammiraglio Salvador Moreno, e da questi all’Alto Stato Maggiore. Fu il momento in cui furono filtrate allo spionaggio tedesco a Madrid, che abboccò all’amo. Ma aveva abboccato anche Berlino?

Ian Fleming, il creatore di James Bond, ufficiale nel 1945, dagli archivi dell’ammiragliato tedesco nel castello di Tambach recuperò documenti relativi all’operazione “carne tritata”. I collegamenti del regime franchista con i nazisti erano maggiori di quanto fino ad allora aveva sospettato Londra. Il 10 luglio 160.000 soldati alleati sbarcarono in Sicilia, con la perdita di soli 5.000 uomini. Hitler aveva mangiato la “carne tritata”, inviando il suo miglior generale, Erwin Rommel, in Grecia, e spostando la flotta dalla Sicilia in quelle acque. Il barbone scozzese aveva salvato migliaia di vite.

Da 42 anni, una signora inglese, l’ottantenne Isabel Naylor, ogni domenica vicina all’11 novembre, giorno della fine della Prima guerra mondiale, si reca dalla sua abitazione al centro di Huelva a visitare la tomba del maggiore William Martin al cimitero La Soledad, dove lascia un mazzolino di papaveri rossi, l’omaggio riservato in Inghilterra ai caduti per la patria. Compie così una vecchia promessa fatta a suo padre, ingegnere inglese trapiantato nella cittadina andalusa, di onorare l’ufficiale britannico. Lei non lo conobbe, come del resto suo padre. Ma sa che non è mai esistito. Lei stessa, nel 1996, su richiesta del consolato britannico, fece aggiungere un’iscrizione sulla lapide: “Qui giace Glyndwr Michael, che servì come il maggiore William Martin nei Royal Marines”.

pdelve@katamail.com

lunedì 1 febbraio 2010

Bella iniziativa!!

Palazzo delle Stelline

Volontariato, 200 associazioni si mettono in mostra

La Milano del volontariato si mostra oggi al Palazzo delle Stelline. Duecento le associazioni che saranno presenti con i loro stand dalle 10 alle 18.30. E domani si fa il bis. «Invitiamo i milanesi che vogliono scoprire la Milano che va. E magari lasciarsi tentare da un' attività di volontariato», dice Luisa Toeschi, direttore dell' Aim, associazione interessi metropolitani che ha organizzato l' evento. La manifestazione può contare sul patrocinio del Comune e della Provincia di Milano. Cruciale il contributo di sponsor come il Credito Valtellinese. «In provincia di Milano i volontari sono circa 75 mila», racconta Lino Lacagnina, presidente del Ciessevi, centro servizi per il volontariato della Provincia di Milano, tra gli organizzatori della fiera. «Vedere quest' enorme profusione di generosità - conclude Lacagnina - aiuta a uscire dal pessimismo dilagante che ammorba l' aria più del Pm10».


(30 gennaio 2010) - Corriere della Sera

giovedì 28 gennaio 2010

E se ad una persona normale viene un infarto???

Panchine “anti-barboni” nei giardini pubblici

26 gennaio 2010 Elena Romanato

Esperimento riuscito in via Collodi. La Caritas: siamo allibiti
Col bracciolo centrale, è impossibile sdraiarsi

«Possono chiamarle come vogliono. Panchine anti-barboni o anti-bivacco, ma qui hanno funzionato. Perché il Comune non le mette anche nelle altre zone scelte come bivacco dai barboni?». Il pensiero di una commerciante del quartiere di Santa Rita, che chiede l’anonimato, riassume quello di molti abitanti della zona. I giardini di via Collodi erano diventati sede di bivacco per molti sbandati o persone senza fissa dimora che avevano scelto le panchine come casa e utilizzando lo spazio verde circostante come servizi igienici a cielo aperto. Con l’installazione di un modello con un bracciolo a metà seduta, che impedisce di coricarsi, il problema è stato risolto. Le chiamano panchine anti-barboni, anti bivacco per i politically correct, e sono quelle tanto pubblicizzate dal sindaco leghista di Verona Flavio Tosi che le ha piazzate negli spazi pubblici della città scaligera (mentre a Treviso il leghista, Gentilini aveva addirittura fatte togliere le panchine ) e bocciate dal sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Nel quartiere savonese gli abitanti sono soddisfatti della scelta, suggerita dalla Circoscrizione, e lanciano una provocazione: mettiamole in tutta la città.

«Abbiamo scelto quel modello dopo le lamentele dei residenti per i clochard che bivaccavano ai giardini; le vecchie panchine erano usate come letto dai senza dimora. Una vigilessa aveva visto il modello con il bracciolo in mezzo da qualche parte e ce ne ha parlato – dice il presidente della terza Circoscrizione Bruno Larice – Abbiamo chiesto al Comune che nei giardini si mettesse quel tipo di arredo urbano e l’Ata ha contattato il fornitore. Ma lo spirito non è quello adottato a Verona. Non c’è nessuna crociata contro i barboni. In quei giardini c’erano problemi di vivibilità e igiene».

«Alcuni cittadini consigliano di metterle anche negli altri parchi cittadini ? Forse può essere un’idea – interviene Fulvio Parodi, consigliere della Terza Circoscrizione – A nessuno è vitato di sedersi sulle panchine, solo di dormirci e non c’è dietro nessuna forma di razzismo o intolleranza. E’ indiscutibile che queste persone vadano aiutate e il Comune sta lavorando in questo senso».

Produttrice delle panchine “anti- barboni”, costate circa 700 euro l’una, è la Pircher di Dobbiaco, in provincia di Bolzano. «È un modello che non abbiamo a catalogo – dice l’azienda - e il bracciolo a metà seduta è stato richiesto dal cliente».

A Santa Rita si trova la mensa della Caritas e tra i più perplessi per le panchine “anti barboni” c’è proprio Don Alfonso Macchioli, direttore della Caritas savonese.

«La cosa mi lascia allibito - spiega don Macchioli - capisco che ci sia un problema per i savonesi che vedono queste persone magari sporche e con i loro stracci che dormono sulle panchine nei parchi cittadini , ma la soluzione non è questa. I problemi di queste persone vanno affrontati in modo più radicale. Il Comune, comunque, sta lavorando bene nel dare valide risposte a chi si trova in difficoltà. Purtroppo non ci sono spazi d’accoglienza sufficienti per i senza fissa dimora e le panchine dei giardini rimangono spesso l’unico rifugio».

Secoloxix - Savona

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/savona/2010/01/26/AMS590JD-panchine_giardini_pubblici.shtml?hl

lunedì 25 gennaio 2010

un pò di cultura!!

I barboni della stazione Termini alla Torretta Valadier di Ponte Milvio

4-Gennaio-2010

Continua il percorso artistico del noto Maestro Prof. Luigi De Mitri che esporrà una serie di disegni e bozzetti monotematici su i barboni della stazione Termini di Roma nelle sale della Torretta Valadier di Ponte Milvio dal15 al 21 gennaio.
La personale d’arte verrà inaugurata alle ore 18.00 di venerdì 15 e sarà visitabile nei giorni successivi dalle10 alle 13 e dalle 18 alle 20.30.
Luigi De Mitri è nato a Squinzano (Lecce) nel 1943, risiede a Lecce, dove vive ed opera, ed uno studio anche a Roma, in via C. Intaverina. Con le sue opere ha girato le gallerie del mondo, fra le altre De Mitri ha esposto a Bari, a Milano, a Roma, poi ancora a Genova, Firenze. All’estero invece le sue opere sono state esposte a New York, in Olanda ad Enschede, a Los Angeles, a Gerusalemme ed a Strasburgo.
E’ autore di saggi critici e di pubblicazioni. Una sofferta età della gioventù che ha visto la perdita di entrambe i genitori tra i 14 ed i 23 anni, ha spinto l’artista ad un impegno per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle comprensibilità di questi esseri “diversi”: i barboni. L’artista afferma:”Sono convinto che la conoscenza del mondo dei barboni potrebbe incidere profondamente su gli animi dei nostri giovani per dissuaderli a commettere, al solo scopo di “divertimento”, azioni esecrabili nei loro confronti senza valutarne le gravi conseguenze anche di carattere penale. La ragione che mi ha spinto a sovrapporre a questo strano mondo il mondo dell’Arte, è stata quella di aver notato che, nonostante una evidente miseria fisica e morale, ognuno vive con grande dignità. Virtù che in questo momento storico non gode di buona salute.”

Articolo tratto dal quotidiano on-line VignaClaraBlog.it